29 Aprile, 2024
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Ferrari, come in famiglia. Campi estivi, palestra e medico gratis

Siamo entrati nella cittadella di Maranello, dove nasce il mito: benefit per i 4mila dipendenti, una Formula Uomo unica

Maranello (Modena), 3 novembre 2020 – Oltrepassando la sbarra che divide, come l’ingresso di una ‘città proibita’, lo stabilimento industriale da via Abetone, sembra ancora di vederlo Enzo Ferrari nel suo ufficio sulla sinistra che scruta dietro una delle cinque finestre quadrate, tutte uguali, “quello che succede, chi entra e chi esce”. Il piazzale che oggi porta il nome di Giovanni Agnelli è il cuore storico della fabbrica. Il punto in cui operai in tuta rossa e impiegati in camicia azzurra e badge in vista con lo stemma del Cavallino Rampante si incontrano a passo svelto. Prima di separarsi e raggiungere le rispettive postazioni e desk attraverso un decumano che immette in numerose stradine laterali con i nomi di piloti anche viventi.

L’effetto è di un alveare mai domo e gigantesco, oltre 250mila metri quadri dove i circa 4000 dipendenti che vi lavorano si prendono cura della ‘cittadella’ – come la chiamano da queste parti – e la cittadella si prende letteralmente cura di loro. Nel senso che chi lavora in Ferrari è protetto dal calore della cosiddetta Formula Uomo: palestra, visite mediche gratuite estese ai familiari, ‘maggiordomo aziendale’ per le incombenze quotidiane, campi estivi, visite mediche, premi di risultato.

Ma per capire dove nasce il mito bisogna guadagnare l’uscita e spostarsi di un paio di chilometri, dove a un certo punto si apre il piazzale del Museo Ferrari, 500mila visitatori l’anno, esposizioni che raccontano gli uomini e i bolidi dall’anno di nascita (1947) ad oggi. In questi mesi in mostra si possono ammirare le Hipercar della Casa, la F40 per esempio da un milione e mezzo-due milioni di euro che raggiunge i 100 chilometri in 4 secondi alla Ferrari 812 dal potentissimo moto V12 nell’alloggio anteriore, come sarebbe piaciuto a Enzo Ferrari, perché, diceva, “i motori come i cavalli devono stare davanti”.

(Il Resto del Carlino)

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