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Lega e M5S fuori dalle commissioni UE: Il bilancio per i sovranisti in questa “campagna d’Europa” è una Caporetto

Lega e M5S fuori dalle commissioni UE: Il bilancio per i sovranisti in questa “campagna d’Europa” è una Caporetto
agosto 05
10:39 2019

Il bilancio per i sovranisti in questa “campagna d’Europa” è una Caporetto

Lega e M5S fuori dalle commissioni UE

Anche se la presidenza dell’Aula sembra essere un must italiano da quando Martin Schulz è tornato in Germania (dopo Gianni Pittella e Antonio Tajani, è toccato a David Sassoli), nelle presidenze e nelle vicepresidenze di commissione salta all’occhio la minore presenza degli italiani nei posti di rilievo del Parlamento, frutto del gioco democratico in un’Aula che rappresenta ben 28 Paesi, grandi e piccoli, dove le alleanze sono tutto.

E’ proprio questo l’aspetto che ha visto tutta la “leggerezza” del peso politico del Belpaese valicate le Alpi: aver impostato una campagna elettorale incentrata non tanto sulla necessità di riformare, ma che l’Europa fosse l’Echidna, la madre di tutti i mali, non è stata evidentemente una mossa brillante (salvo aver permesso di fare il pieno in casa propria) in ottica europea.

Ma la ‘conventio ad excludendum’ è scattata nei confronti di tutti gli euroscettici di Identità e Democrazia (che ha colpito solo in parte e selettivamente gli ‘eurocritici’ dell’Ecr). Nessun esponente del gruppo nazionalista Identità e Democrazia, del quale fanno parte la Lega e il Rassemblement National, di Marine Le Pen è stato eletto presidente, malgrado il gruppo della destra con 73 eurodeputati è il quinto dell’Aula dopo i Verdi.

Il cosiddetto ‘cordone sanitario’ è scattato anche per le presidenze e le vicepresidenze delle commissioni, dopo l’esclusione dalle vicepresidenze dell’Aula. Le commissioni del Parlamento esaminano le proposte legislative, nominano i negoziatori incaricati di trattare con il Consiglio, colegislatore dell’Ue, adottano rapporti, organizzano audizioni e controllano le altre istituzioni dell’Ue. Le venti commissioni e le due subcommissioni si sono riunite ieri in seduta costitutiva e hanno eletto i rispettivi presidenti e vice, che resteranno in carica per i prossimi due anni e mezzo.

Ma la dimensione della fallita “spedizione europea del governo” la restituisce probabilmente la mancata affiliazione ad un gruppo dei 14 eurodeputati del Movimento Cinque Stelle.

I pentastellati sono una delegazione numerosa ma, se sono riusciti a rieleggere vicepresidente del Parlamento Fabio Massimo Castaldo pur stando nei Non iscritti (un unicum nella storia del Parlamento), nulla hanno potuto, in assenza di alleati, nelle presidenze di commissione.

Dulcis in fundo i voti dei 5 Stelle sono stati fondamentali per eleggere, per soli nove voti, Ursula von der Leyen, la candidata preferita della Merkel, non esattamente una paladina dell’antiausterity. Mossa non gradita dall’alleato di governo Salvini, che un post su Facebook ha avvisato gli alleati: «Poteva essere la volta buona per un cambiamento storico dell’Europa, qualcuno ha preferito la poltrona. La nostra coerenza non è in vendita, come non lo sono gli interessi degli italiani. Chi parla sempre di democrazia e trasparenza dovrebbe avere anche dignità: ma come si fa a votare con RenziMerkel e Macron per qualche poltrona in Europa? Io non cambio idea,  #primagliItaliani».

Quali conseguenza avrà questa crepa aperta in Europa lo vedremo, i giornali più vicini al Carroccio già ventilano che il posizionamento in Europa sia prodromico ad un lavoro di diplomazia da svolgere a Bruxelles dal neoeletto Sassoli e in Italia da Franceschini con la benedizione di Mattarella per cercare nuove maggioranze nel caso in cui salti il banco, contando sul numeroso e trasversale partito del non voto. Come sempre sarà il tempo a dare le risposte, intanto il bilancio per i sovranisti in questa “campagna d’Europa” è una Caporetto.

Simone Pazzaglia

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