21 Maggio, 2024
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 Il contratto di governo M5S–Lega Il premier Giuseppe Conte indica i tre pilastri: “Ascolto, esecuzione e controllo”

 

 Finalmente dopo 88 giorni dalle elezioni politiche nazionali, ed estenuanti trattative, si è conclusa la crisi di governo più lunga e drammatica della storia della nostra Repubblica. Il professor Giuseppe Conte, autodefinitosi “l’avvocato di tutti gli italiani”,  ha ricevuto, due volte in pochi giorni, l’incarico dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a formare il nuovo esecutivo e la seconda volta ha ottenuto la fiducia al Senato ed alla Camera, dopo la rinuncia di Carlo Cottarelli.

Questa la composizione del nuovo governo nazionale: un premier ‘tecnico’ non eletto; due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, leader dei due partiti M5s e Lega che sostengono il governo; 18 ministri, di cui 5 donne, 9 del M5S, 6 delle Lega, 3 tecnici; 6  viceministri e 39 sottosegretari, di cui 25 di area 5 stelle, 17 della Lega, 2 tecnici e un rappresentante del Maie, italiani all’estero.

Mentre Paolo Savona, il nome che aveva fatto fallire il primo tentativo di Conte per l’opposizione di Mattarella alla sua nomina all’Economia, resta nel governo ma come ministro alle Politiche europee.

Ma veniamo ai nomi: ministro dello Sviluppo economico, Lavoro e politiche sociali Luigi Di Maio; ministro dell’Interno Matteo Salvini. All’Economia: Giovanni Tria (Lega). Esteri: Moavero Milanesi. Giustizia: Alfonso Bonafede (M5S). Politiche comunitarie: Paolo Savona. Rapporti con il Parlamento e democrazia diretta: Riccardo Fraccaro (M5S). Pubblica amministrazione: Giulia Bongiorno (Lega). Affari regionali: Erika Stefani (Lega). Sud: Barbara Lezzi (M5S). Famiglia e disabili: Lorenzo Fontana (Lega). Difesa: Elisabetta Trenta (M5S). Politiche agricole: Gian Marco Centinaio (Lega). Infrastrutture: Danilo Toninelli (M5S). Istruzione: Marco Bussetti (Lega). Beni culturali: Alberto Bonisoli (M5S). Salute: Giulia Grillo (M5S). All’ambiente Sergio Costa.

Le linee programmatiche indicate da Conte in occasione del voto di fiducia sono state piuttosto generali e si basano su tre pilastri: “ascolto, esecuzione e controllo”. In sostanza ha passato in rassegna i punti del ‘contratto per il cambiamento’, stipulato dopo il risultato elettorale da M5S e Lega: introduzione della flat tax; reddito di cittadinanza; potenziamento della legittima difesa; “mettere fine al business dell’immigrazione”; elogio del populismo inteso come “attitudine ad ascoltare i bisogni della gente”. Conte ha poi chiesto in Aula una sorta di ‘tregua’: “Dateci tempo – ha detto – i dettagli sulle singole misure annunciate arriveranno ma ci siamo appena insediati “.

Duri gli interventi delle opposizioni che non hanno votato la fiducia al governo. In particolare il segretario reggente del PD, Maurizio Martina, ha bocciato premier e governo: “Quello di M5s e Lega è un governo di destra e populista ma non per questo popolare. E il PD è pronto a dare battaglia per difendere la democrazia e la collocazione internazionale dell’Italia. Il contratto che avete firmato – ha dichiarato – serve a voi per stare insieme, non c’è un progetto per il Paese”. Martina ha quindi garantito: “Noi saremo l’alternativa vera, popolare, sociale, affidabile, saremo la buona politica contro la propaganda”.

Infine un fermo e appassionato richiamo è arrivato dall’intervento del capogruppo PD alla Camera, Graziano Delrio: “Presidente Conte, lei si presenta dicendo che è l’avvocato degli italiani, rappresentante del popolo contro le élite. Ha rivendicato di essere populista ma in nome del popolo in questo Paese sono stati commessi delitti orrendi, approvate leggi razziali, in Europa sono stati commessi genocidi”.

Maria Antonella Procopio

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