28 Maggio, 2024
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Emanuela e Mirella, la festa dei 50 anni: una verità scomoda e il dovere della memoria

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di Fabrizio Peronaci, giornalista del Corriere della Sera, esperto del caso Orlandi e autore di libri-verità (ultimo “La tentazione”, 2017)

 

Caro direttore,

nell’infinito rosario di trame e misteri che ha scandito la storia recente del nostro Paese, questa non s’era mai sentita: una festa di non-compleanno, per ricordare a tutti che due nostre concittadine strappate alle famiglie nell’età più bella, quando ogni sogno sembra possibile, oggi avrebbero 50 anni. Mezzo secolo, una nata sotto il segno del Capricorno, l’altra della Bilancia: donne adulte, magari con qualche ruga, ma sempre belle, dolci, amate. Solo che a Emanuela Orlandi e Mirella Gregori no, questo privilegio non è stato concesso: vivere.

Inghiottite dagli intrighi della Guerra Fredda, quando all’ombra del Cupolone i colpi di pistola si alternavano alle guerre di dossier, le due ex ragazzine sono state le protagoniste della festa-evento tenuta il 13 gennaio a Corviale, estrema periferia romana, davanti al murale fresco di pittura con i loro volti, che regalerà brandelli di memoria alle nuove e incolpevoli generazioni. Ma anche un pezzo di memoria alle vecchie, si spera. Ai giudici, agli investigatori, agli avvocati, agli intellettuali di oggi che il tempo di scrivere parole di verità ancora lo avrebbero, volendo. Il bandolo del mistero è lì, a portata di mano. Si trova negli archivi dei giornali, in rete, nei faldoni di indagini trentennali, comprese le ultime, quelle del magistrato Giancarlo Capaldo invitato a farsi da parte nel 2015, un attimo prima che scattasse la mannaia dell’archiviazione.

La verità è affiorata, basta vincere la paura di scottarsi. In tempi recenti è emersa sia sul movente sia sul contesto del sequestro Orlandi-Gregori. La testimonianza del fotografo Marco Accetti, ingaggiato quasi 40 anni fa da una fazione clericale nell’ambito della Guerra Fredda, ha consentito infatti di chiarire che le quindicenni furono prelevate per esercitare ricatti a danno delle alte sfere, al fine di salvaguardare il dialogo con il blocco comunista, nella fase in cui la politica di papa Wojtyla andava in direzione diametralmente opposta. Attraverso l’allontanamento da casa di Emanuela e Mirella, il gruppo di tonache e laici da me denominato “il ganglio” puntava a frenare le false accuse di Alì Agca al Cremlino, indicato come mandante dell’attentato al pontefice. E, da questo punto di vista, il risultato fu raggiunto. Basta osservare la sequenza dei fatti: Emanuela fu indotta con un tranello a non rincasare il 22 giugno 1983 e soli sei giorni dopo, il 28 giugno, il turco ritrattò le sue accuse alla delegazione bulgara in Italia. Sembra pazzesco? Fantapolitica? No, è cronaca. Indizi e riscontri sono numerosi, alcune perizie parlano chiaro, i protagonisti non sono tutti morti. Il dovere della memoria, ecco: quel murale al Corviale potrebbe intitolarsi così.

Fabrizio Peronaci

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