Bracciano. Intervento sul Villaggio Montebello

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera dell’architetto Giuseppe Curatolo sul Villaggio Montebello e il Parco di Bracciano e Martignano.

Nel manifesto che annunciava il convegno del 29 maggio scorso sulla situazione del Villaggio Montebello veniva annunciata la mia presenza in qualità di Commissario dell’Ente Parco Regionale di Bracciano e Martignano. La lottizzazione Montebello, come noto, non è nel perimetro del Parco, è intensamente abitata ed è molto lontana dal perimetro dell’ area protetta, quindi che cosa poteva dire il Commissario del Parco? Non poteva dire niente, tant’è vero che non è stato né invitato a dire qualcosa né menzionato. Non che fosse rilevante la mia persona, sia chiaro, è però ben strano che, essendo presente il neo deputato Emiliano Minnucci e la Regione Lazio nella persona di Massimiliano Valeriani Vicepresidente del Consiglio Regionale del Lazio, si sia pensato di relegare il rappresentante di una Istituzione regionale ad inerte spettatore. Forse si doveva individuare un ruolo diverso o non invitare l’Istituzione che rappresento, almeno per il dovuto rispetto istituzionale. Dagli organizzatori, molto presi dalla liturgia officiata, nessuna spiegazione. Si trattava di bon-ton istituzionale, ma forse si temeva qualche stecca nel coro. Di fare stecca si è assunto l’ onere il Sindaco Sala, che ha riportato la questione su un piano di concretezza, irritando un po’ il pubblico che sembrava in gran parte gradire di più il gioco al rialzo retorico tra gli altri intervenuti.
Dato che non ho avuto modo di fare qualche riflessione nell’ ambito del convegno, chiedo ospitalità al L’agone (e qui ritorno architetto e basta) per alcune considerazioni.
Credo sia meglio evitare di dipingere il complesso Montebello con i pennelli sbagliati, cosa che si è fatta largamente nel convegno. La mia maestra delle elementari, per spiegare la costante tendenza nazionale a nobilitare la realtà con parole altisonanti, raccontava di quel tizio che al ristorante scelse dal menù (a caro prezzo) il “merluzzo veloce del baltico” trovandosi poi nel piatto una porzione di baccalà. Qui si è fatto lo stesso: il villaggio Montebello è certamente ad un livello architettonico decisamente più alto rispetto alle altre lottizzazioni del nostro territorio, proprio per cercare una qualità architettonica più alta, meritoriamente, i Proprietari scelsero l’ architetto Portoghesi per la progettazione ed inclusero nei contratti d’ acquisto delle ville alcune clausole a tutela delle architetture pensate dall’ Autore. La progettazione, tuttavia, non è stata immune dal portare con sé alcuni problemi urbanistici non indifferenti e che probabilmente non sono esposti al Beaubourg. Alcuni abitanti hanno anche provveduto a “personalizzare” gli esterni, in barba alla purezza del progetto. Lascerei poi proprio fuori tutta le chiacchiere su natura, sostenibilità etc. Costruire ville è comunque assai poco sostenibile, una villa ha più superfici disperdenti, consuma più territorio, implica spese maggiori per il funzionamento dei servizi etc. Anche qui, come altrove, la costruzione ha sostituito un pascolo ed i campi di grano, accontentiamoci quindi di dire che sono belle case senza santificare nessuno e nulla ( il baccalà è in agguato).
E per favore non si tirino in mezzo i borghi medioevali. È come paragonare il pan carrè al pane del forno. La forza e la bellezza dei borghi medioevali sta nel rapporto con i suoli, nell’ ascolto del Genius Loci, nell’ essere cresciuti per addizione spontanea poggiando le travi sul muro comune, con case tutte simili ma tutte diverse, simbolo dell’ umanità che le ha costruite ed abitate. Tutto il resto è vuoto marketing (o merluzzo veloce del baltico, se si preferisce).
La prospettiva in cui sembrano muoversi gli organizzatori (che non so se rappresentano la totalità degli abitanti) è quella mediatico giudiziaria. Ci sono oratori appassionati, organi di stampa disponibili ed avvocati spietati pronti all’ assalto contro i cattivi. Prevedo ancora anni di processi e battaglie legali che non produrranno, di fatto, nessun miglioramento del luogo.
Eppure le soluzioni esistono ed appartengono in parte al campo legale ma appartengono molto di più al campo tecnico e “politico” dove politica significa reale rappresentanza, rigore, ragionevolezza e condivisione. Niente trombe, quindi, e niente bandiere. Dice un proverbio ucraino: “quando la bandiera sventola, il giudizio è nella tromba”. Esiste ed è in attesa di essere valutato con gli attori di questa vicenda, il testo di un protocollo di intesa che formalizza finalità, tempistica, garanzie reciproche e strumenti operativi per il completamento della lottizzazione, opere di urbanizzazione e case. Il tutto in un quadro di certezze, di legittimità e di effettivo controllo. Forse ne riparleremo più avanti.

Arch. Giuseppe Curatolo

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