Rivolte, petrolio, americani. Cosa accade nel nord-est della Siria?

Notizie poco esaltanti giungono dalla Siria nord-orientale sotto il controllo delle Forze siriane democratiche (Sdf) che difendono lโ€™Amministrazione autonoma del nord-est (Nes). Una รจ la firma di un contratto con una compagnia petrolifera statunitense, la Delta Crescent Energy LLC, per il potenziamento delle raffinerie di petrolio della provincia siriana di Hasakah. La seconda รจ una rivolta contro le Sdf, il 4 agosto, in alcuni villaggi della provincia di Deir el-Zor. Spiegare questi fatti puรฒ permettere di chiarire il contesto attuale della rivoluzione confederale, molto diverso rispetto a uno o due anni fa. Lo spartiacque รจ rappresentato dalle invasioni turco-jihadiste del 2018 ad Afrin e del 2019 a Tell Abyad e Serekaniye che, propiziate da Russia e Stati Uniti, stanno mettendo a dura prova il progetto rivoluzionario.

Per contrastare lโ€™invasione turca, lo scorso ottobre, le Sdf hanno ammesso nella parte occidentale della Nes (Manbij, Kobane, Ain Issa) unitร  degli eserciti russo e siriano, che hanno sostituito la presenza statunitense ristrettasi alle aree orientali di Derik, Hasakah e Deir el-Zor. Il presidente degli Stati Uniti Trump ha chiarito allora che le truppe Usa si sarebbero limitate a presidiare, a beneficio di Washington, i pozzi petroliferi lรฌ collocati, che costituiscono il 90% del petrolio siriano. La precedente collaborazione con Stati Uniti e Russia contro le tendenze fondamentaliste nel paese รจ da allora in gran parte tramontata, sostituita da una spartizione militare del territorio tra nemici (Turchia e jihadisti) ed ex alleati in procinto di trasformarsi in ambigui occupanti.

 

La Turchia si รจ accordata con la Russia per pattugliamenti congiunti e ha continuato a colpire senza interruzione le Sdf e la popolazione civile, chiudendo la diga di Alouk e lasciando cosรฌ senzโ€™acqua oltre un milione di persone a Hasakah.

 

Il regime siriano ha approfittato della situazione per lanciare messaggi intimidatori alla popolazione, lร  dove le sue truppe sono presenti: stiamo tornando e riconquisteremo questโ€™area, perseguiremo chi collabora con i โ€œtraditoriโ€ (i curdi). Lโ€™11 dicembre scorso, a Qamishlo, il dirigente dei servizi del regime Ali Mamlouq ha incontrato numerosi capi clan arabi del Rojava, intimando loro di abbandonare le istituzioni militari e civili della Nes. Il tentativo รจ stato tanto piรน eloquente se si considera che da un anno erano in corso negoziati con il regime a Damasco dove il movimento confederale chiedeva lโ€™integrazione della Nes e delle Sdf in nuove, piรน democratiche e decentrate istituzioni siriane. Lโ€™invasione di ErdoฤŸan รจ stata invece occasione per il regime, sordo a simili proposte, per intimare (senza risultati) lo scioglimento delle Sdf nellโ€™esercito siriano.

Di fronte a tale stallo politico e balcanizzazione militare lโ€™Amministrazione ha assistito, in nove mesi, a un tendenziale tracollo della sua economia. Allโ€™occupazione turca di territori agricoli rigogliosi come Afrin รจ seguito il sistematico incendio dei campi di grano del Rojava da parte di cellule jihadiste riconducibili allโ€™Is o a miliziani filo-turchi. A metร  marzo รจ stato imposto un lockdown per prevenire la penetrazione della Covid-19, interrotto a inizio maggio. Il virus non si รจ diffuso, ma il danno economico รจ stato alto, con lโ€™aggravante che il blocco delle attivitร  รจ stato re-imposto alcuni giorni fa di fronte, stavolta, a una preoccupante diffusione dei contagi. Il Ceasar Act emanato da Trump a giugno, che sanziona chiunque intrattenga relazioni commerciali con lo stato siriano, รจ stato il colpo finale. A fronte dellโ€™embargo turco (totale) e iracheno (parziale) e del mancato riconoscimento internazionale della Nes, il regime รจ lโ€™acquirente principale del grano del nord, oltre che delle modeste quantitร  di petrolio non destinate al mercato interno di gasolio che lโ€™Amministrazione riesce ad estrarre grazie a raffinerie artigianali costruite, in totale autogestione, nel 2013 (per questo poco produttive e molto inquinanti). La lira siriana, valuta corrente nella Nes, ha subito un crollo devastante dopo il Ceasar Act e con essa il potere dโ€™acquisto della popolazione.

 

La rivoluzione confederale รจ interessata per queste ragioni, per la prima volta, da unโ€™effettiva difficoltร  ad assicurare servizi logistici e alimentari essenziali, e in seno alla popolazione emergono rabbia e frustrazione.

 

Sul malcontento economico e sul persistente stato di guerra puntano, per aumentare le proprie quotazioni, tanto il regime โ€“ che si presenta come unica soluzione: la restaurazione โ€“ quanto gli islamisti e in particolare lโ€™Is, che a sud mette in atto costanti azioni di guerriglia contro il personale militare e soprattutto civile della rivoluzione. Occorre ricordare che nei campi di prigionia della Nes sono presenti oltre 60.000 aderenti allโ€™Is e loro familiari. Le Sdf e gli Asaysh, la polizia rivoluzionaria, faticano a controllare tali strutture, nelle regioni attorno alle quali le cellule clandestine dellโ€™organizzazione sono piรน che mai attive. Una piccola amministrazione in parte occupata, non riconosciuta politicamente e sotto embargo non ha le risorse finanziarie per assicurare una vita decente allโ€™interno dei campi (dove ci sono molti bambini), nรฉ tempi accettabili (nonostante sforzi enormi e piรน che meritori in questo senso) per esiti giudiziari che rendano giustizia ai criminali e alle loro vittime.

Lโ€™appello allโ€™istituzione di un Tribunale internazionale che giudichi i crimini commessi in Siria dal โ€œcaliffatoโ€ (fenomeno globale che ha agito globalmente) รจ caduto nel vuoto, cosรฌ come la richiesta agli stati esteri di prendersi carico dei propri cittadini che hanno aderito allโ€™Is. I media occidentali hanno preferito offrire resoconti al limite della pornografia politica dei prigionieri di Daesh, a volte arrivando a presentarli ambiguamente, quasi fossero malintese vittime di un destino imperscrutabile. Nel frattempo le donne militanti dellโ€™Is accoltellavano e decapitavano allโ€™interno dei campi chi non accettava la trasformazione delle tristi distese di tende nellโ€™ennesimo โ€œcaliffatoโ€. La necessitร  di proteggere da queste persone i prigionieri stessi, oltre che le popolazioni circostanti, ha sottratto e sottrae enormi energie a forze armate sotto pesante attacco esterno.

In simili circostanze economiche e di ordine pubblico il progresso politico della rivoluzione non ha potuto non incontrare, a sua volta, delle difficoltร . Migliaia di comuni popolari, femminili o miste, sono state sciolte ove possibile dallโ€™occupante turco-jihadista, e sostituite dal โ€œGoverno ad Interimโ€, rigorosamente unisex, dei Fratelli musulmani, che governa (si fa per dire) anche Idlib. Le migliaia di comuni che persistono nei territori liberi vedono nelle commissioni e nelle assemblee alternarsi la determinazione a continuare lโ€™opera di cambiamento a forme di scoramento che minano il superamento delle dinamiche di delega al movimento e ai suoi militanti. Un problema endemico per lo sforzo rivoluzionario come tale, che si infittisce nella penuria materiale e in uno scenario dove la continua violenza non sembra rendere percepibile una via dโ€™uscita.

 

Per questo il movimento ha dovuto fare i conti con lโ€™opposizione conservatrice interna della destra curda, fortemente contraria al socialismo confederale, invitata per la prima volta a mesi di colloqui con lโ€™Amministrazione per propiziare una maggiore unitร , maggiore sostegno internazionale e lโ€™ottenimento di una voce ai colloqui di pace delle Nazioni Unite.

 

Colloqui tra le Sdf e i clan arabi della Nes si sono svolti di recente a Tabqa (22 giugno), Raqqa (4 luglio) e Deir el-Zor (15 e 18 luglio). Lโ€™opposizione islamista รจ stata isolata piuttosto efficacemente a Manbij e Raqqa โ€“ questโ€™ultima, ad oggi, รจ forse la cittร  che vive le evoluzioni politiche piรน promettenti, dice chi ci รจ stato di recente โ€“ ma lo stesso non puรฒ dirsi delle aree rivierasche dellโ€™Eufrate nei pressi di Deir el-Zor, al confine con le aree del regime.

Laggiรน, vicino allโ€™Anbar iracheno, in molti hanno collaborato entusiasticamente con lโ€™Is durante il califfato, mentre altri ne hanno pagato il prezzo: il clan Al-Shaitat, fedele ad Assad, si ribellรฒ ai miliziani che ne trucidarono pubblicamente nel luglio 2014 oltre 900 membri. In questo clima segnato da traumi, cicatrici per noi difficilmente immaginabili e rancori, e in un contesto sociale da sempre conservatore e tradizionalista, le Ypj non sono ben viste e i notabili locali hanno imposto che dai programmi scolastici dellโ€™Amministrazione sia estromessa la Jineolojรฎ, la โ€œscienza-donnaโ€ elaborata dal movimento femminile confederale, che elabora il nesso tra liberazione delle donne e cultura mesopotamica. Contro i programmi scolastici proposti dallโ€™Amministrazione ci sono state anche manifestazioni pubbliche.

 

Syrian Democratic Forces

 

Sono queste le aree dove lโ€™Is ha condotto centinaia di assassinii e azioni clandestine in questi mesi. Le Sdf e il comando Usa hanno condotto a luglio unโ€™offensiva volta a snidare le cellule e i fiancheggiatori tra la popolazione, ma il 3 agosto lo sceicco del clan Al-Aqaidat, Mutshar Hammoud al-Hifil, รจ stato assassinato da ignoti mentre era in viaggio nella zona. Centinaia di appartenenti alla sua famiglia, anchโ€™essa vicina al regime, e al clan Al-Shaitat hanno manifestato il 4 agosto contro le Sdf, accusate di non essere in grado di proteggere la popolazione e i suoi leader. Dopo cori e slogan che chiedevano il ritorno di Assad, le Sdf โ€“ a loro volta composte da ragazzi appartenenti a clan locali โ€“ sono state attaccate da uomini armati e, dopo aver risposto al fuoco, hanno abbandonato i villaggi per ritornarvi in serata e imporvi il coprifuoco.

 

Manifestazioni pacifiche e colloqui tra le parti, ma anche arresti da parte delle Sdf, hanno avuto luogo nei giorni successivi, con il clan Al-Aqaidat che ha dato un ultimatum di un mese alle forze confederali per trovare i responsabili dellโ€™omicidio.

 

I feriti dei giorni precedenti sono stati trasportati dai clan ribelli oltre lโ€™Eufrate, dove stazionano le forze fedeli ad Assad, a dimostrazione di un diretto coinvolgimento del regime, confermato giร  il 3 agosto dai miliziani fedeli ad Assad, che avevano riferito su Twitter di una riunione tra i rappresentanti di Al-Shaitat e Al-Aqaidat e le Forze di difesa nazionale del regime a Deir el-Zor guidate da Firas Jahem (in prima linea alle manifestazioni contro le Sdf sulla riva nord); e i media di stato il 4 agosto hanno dato ampio risalto ai disordini, cosรฌ come quelli iraniani. Questo poche ore dopo la condanna, da parte del regime e dellโ€™Iran, del contratto che lโ€™amministrazione Usa ha annunciato, il 30 luglio, tra la Delta Crescent e lโ€™Amministrazione autonoma del nord-est.

Lโ€™Amministrazione ha dichiarato il 2 agosto, per bocca del co-presidente Abed Hamed Al-Mehbash, che diverse aziende โ€“ tanto russe quanto statunitensi โ€“ hanno sottoposto, su invito dellโ€™amministrazione, progetti di rinnovamento degli impianti di estrazione del petrolio. Il sito Al-Monitor, citando fonti anonime, ha affermato che il contratto prevederebbe anche la vendita per il commercio allโ€™azienda americana della percentuale di produzione eccedente il fabbisogno siriano. Uno scenario diverso da quello cui si รจ assistito nei territori del regime, in cui il 6 giugno lโ€™esercito russo ha espulso manu militari i soldati siriani dal sito petrolifero di Al-Wand (sempre a Deir el-Zor) erigendo barricate difese da mitragliatrici pesanti e posizionando mezzi blindati attorno alla struttura, affidata poi, curiosamente, a una milizia che si supponeva fedele ad Assad: la โ€œBrigata palestinese di Gerusalemmeโ€.

Il contratto di Hasakah con gli Stati Uniti, al netto della spregiudicatezza russa presso altre strutture, preoccupa legittimamente chiunque abbia a cuore lโ€™emancipazione del Medio oriente dallโ€™influenza di potenze straniere. Nel nord della Siria tanto la Russia quanto gli Stati Uniti usano la violenza jihadista organizzata dalla Turchia, cui entrambi hanno aperto le porte, come grimaldello per obbligare tanto il regime quanto la rivoluzione confederale a cedere pezzi di autonomia militare ed economica. La dinamica di strangolamento che interessa il nord-est, tuttavia, รจ qualcosa che il regime in primo luogo ha reso possibile, rifiutando con esso ogni compromesso istituzionale dopo aver legittimato per anni le fazioni islamiste ai colloqui di Ginevra, e senza aver davvero contribuito (cioรจ usando lโ€™aviazione) a ostacolare la prima radice di questa situazione, ossia le plurime invasioni turche. Il contratto di Hasakah รจ frutto di questo e non di un altro scenario.

 

Sottrae questo accordo ยซpetrolio ai sirianiยป, come sostengono il regime (โ€ฆ e lโ€™Iran)? Siriani e stato siriano (o siriani e stato iraniano?) non coincidono.

 

Lโ€™accordo รจ siglato da unโ€™istituzione siriana, la Nes, e il fatto che non sia riconosciuta dal governo non le toglie alcun credito in quanto a capacitร  di proteggere gli interessi popolari, anche considerato che dove domina il regime letteralmente nulla โ€“ dalla difesa alla finanza, passando per le risorse naturali โ€“ รฉ al riparo dal decennale furto sistematico da parte di oligarchie โ€œnazionaliโ€ e, piรน recentemente, da dilaganti e rapaci interessi stranieri. Di fronte allโ€™accerchiamento regionale e internazionale chi si batte sul terreno ha deciso quale tasto premere su unโ€™astronave lanciata non da oggi in un universo ostile. Impareremo ancora una volta, al netto della metafora, che questo non รจ โ€“ nรฉ รจ mai stato โ€“ un film di fantascienza.

(Dinamopress)

Ultimi articoli