Lucattini: โNegli ultimi anni, la letteratura scientifica ha ampiamente riconosciuto lโimportanza clinica della cognizione sociale, anche nella demenza senile e nella malattia di Alzheimer. In questi casi, offrire sostegno psicologico ai familiari non รจ soltanto un atto terapeutico rivolto a chi si prende cura, ma si configura come un atto clinico e umano di grande portata etica, capace di incidere sul destino del malato e della sua famigliaโ.
LโAlzheimer e le varie forme di ย demenza sono una delle cause principali di disabilitร e dipendenza tra gli anziani in ogni angolo del mondo. Le conseguenti ripercussioni sono profonde, non solo per chi ne รจ affetto, ma anche per i caregiver e i familiari che si fanno carico della maggior parte dellโassistenza e del supporto che in molti casi, puรฒ essere schiacciante, dovendo fronteggiare stress emotivo, fisico e finanziario.
Il deterioramento emotivo e cognitivo progressivo, tipico delle varie forme di demenza e del morbo di Alzheimer, comporta, pertanto, una serie di cambiamenti che influenzano profondamente la sfera psicologica ed emotiva di chi ne รจ affetto e dei familiari. Di questo e molto altro, ne parliamo con Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista Ordinario della Societร Psicoanalitica Italiana
Dott.ssa Lucattini,ย sono sempre piรน in aumento i casi di demenza senile e di Alzheimer,ย cosa puรฒ dirci al riguardo?
Secondo i dati del 2025 dell’Organizzazione Mondiale della Sanitร (OMS), la malattia di Alzheimer costituisce la forma piรน comune, rappresentando circa il 60โ70% dei casi.ย Giร dal 2021,ย nel mondo, oltre 57 milioni di persone vivevano con demenza, con un incremento di circa 10 milioni di nuovi casi ogni anno.
Proiezioni epidemiologiche indicano che, se non vi fossero interventi di prevenzione e cura efficaci, il numero di persone affette da demenza si potrebbe triplicare nel 2050, in quel caso ย raggiungendo circa 152 milioni.
In Italia, l’Istituto Superiore di Sanitร (ISS) stima che nel 2025 in Italia circa 1,5 milioni di persone vivranno con demenza, con un impatto significativo sulle famiglie e sul sistema sanitario nazionale. Questa crescente incidenza ha implicazioni profonde per la salute pubblica e la societร nel suo complesso. La demenza non solo compromette le funzioni cognitive, ma rappresenta anche una delle principali cause di disabilitร e dipendenza tra gli anziani.
L’aumento dei casi di demenza e di malattia di Alzheimer รจ, quindi, una realtร , con ricadute importanti sulla salute personale, familiare e collettiva. Per questo lโOMS indica che รจ essenziale adottare strategie di prevenzione, diagnosi precoce e supporto psicologico psiconalitico alle persone che ne sono affette e ย agli stessi familiari o caregiver che se ne prendono cura.
La presenza di sintomi psichiatrici, come depressione e apatia, secondo Lei puรฒ aumentare significativamente il rischio di progressione verso il deterioramento intellettivo, di memoria, indipendentemente dai biomarcatori dellโAlzheimer?
Numerose evidenze empiriche convergono nel delineare la depressione senile come un significativo fattore di rischio per il declino cognitivo, intellettivo, della memoria e della presenza a se stessi anche emotivamente. In particolare, una ricerca pubblicata suย The Lancet Psychiatryย ha evidenziato che la presenza di sintomi depressivi in etร avanzata si associa a un rischio pressochรฉ raddoppiato di sviluppare una sindrome demenziale nel corso del tempo. Parimenti, lโapatia, frequentemente sottovalutata o erroneamente assimilata alla depressione, si puรฒ configurare come un indicatore clinico autonomo e rilevante. Studi recenti, tra cui un contributo apparso suย Neurology, hanno dimostrato che la sua presenza si correla con un’accelerazione del deterioramento cognitivo, anche in assenza di alterazioni strutturali cerebrali o di biomarcatori positivi per la malattia di Alzheimer.
Tali studi suggeriscono che i sintomi psichiatrici, lungi dallโessere mere manifestazioni secondarie della patologia neurodegenerativa, possano rappresentare segnali prodromici e, in alcuni casi, fattori patogenetici, causali, che agiscono attivamente nel processo di declino psichico, sono pertanto meritevoli di unโattenta valutazione clinica e di un tempestivo intervento terapeutico.
In questi casi, ritiene sia importante intercettare e monitorare ย i sintomi psicologici e le oscillazioni del tono dellโumore soprattutto in senso depressivo, anche nelle fasi precliniche della malattia?
Dal punto di vista psicoanalitico, i quadri clinici osservabili nelle demenze, in particolare nelle loro manifestazioni affettive e motivazionali, possono essere letti come espressioni di un progressivo impoverimento del mondo interno, segnato da un ritiro dellโinvestimento oggettuale (allontanamento affettivo dai propri cari) e da una compromissione della capacitร rappresentare e quindi pensare la realtร , sia interna che esterna.
In tale prospettiva, lโapatia che รจ frequentemente riscontrata nei disturbi neuro-psico-cognitivi va intesa non solo come sintomo comportamentale, ma come una difesa estrema contro lโangoscia depressiva, che nellโetร senile si intensifica per via del confronto con la perdita, il declino, la e la paura della morte. Laddove viene meno la possibilitร di dare senso allโesperienza, anche la memoria e il pensiero divengono piรน fragili, come se la mente stessa โsi ritirasseโ dal campo dellโesistere. Sono, dunque, espressioni psichiche complesse che meritano di essere ascoltate con lo sguardo profondo dellโanalisi, capace di coglierne la dimensione emotiva, simbolica e relazionale.
Le misure di cognizione sociale possano aiutare nella diagnosi e nel monitoraggio della demenza?
ย La โcognizione socialeโ rappresenta una dimensione cruciale del funzionamento psichico, questo concetto comprende quellโinsieme articolato di processi mentali che consente allโindividuo di capire, interpretare e rispondere in maniera adeguata ai comportamenti, alle emozioni e alle intenzioni altrui. ร un insieme di funzioni mentali che rende possibile la vita relazionale, lโempatia, la reciprocitร e il senso di appartenenza.
Negli ultimi anni, la letteratura scientifica ha ampiamente riconosciuto lโimportanza clinica della cognizione sociale, anche nella demenza senile e nella malattia di Alzheimer. Uno studio pubblicato suย Neuropsychology Reviewย ha evidenziato che i deficit di cognizione sociale si manifestino precocemente, in particolare nella demenza frontotemporale, ma siano presenti anche nelle fasi iniziali della malattia di Alzheimer. Le compromissioni della teoria della mente, ovvero la capacitร di riconoscere e rappresentarsi gli stati mentali propri e altrui, sono tra i primi segnali a manifestarsi. Un lavoro apparso sulย Journal of Alzheimerโs Diseaseย ha ulteriormente dimostrato che specifici compiti clinici legati allโempatia affettiva e alla teoria della mente possono distinguere soggetti con decadimento cognitivo lieve non solo dalle persone in buona salute, ma anche dai pazienti affetti da morbo di Alzheimer in stadio iniziale.
Non di rado, i piccoli cambiamenti psicologici vengono notati dai familiari, molto prima che siano rilevabili attraverso i test psicodiagnostici. Sono piccoli segnali, sottili disallineamenti relazionali, variazioni nella qualitร dello sguardo, nella sintonizzazione emotiva, nellโumore affettivo. Questi indizi meritano unโattenzione clinico e una sensibilitร verso il mondo interno del paziente, poichรฉ il venire meno delle capacitร relazionali รจ giร , di per sรฉ, una forma di perdita di capacitร psichiche.
Al fine di stimolare una maggiore risposta alla reattivitร emotiva nei pazientiย con malattia di Alzheimer, crede sia importante anche per le famiglie dei pazienti con malattia di Alzheimer e con demenza senile,ย ricevere un supporto ย ย psicologico?
La letteratura scientifica contemporanea evidenzia con crescente chiarezza come il contesto affettivo e relazionale in cui รจ immerso il paziente affetto da demenza possa incidere profondamente sulle sue risposte emotive, cognitive e comportamentali. Il modo in cui la famiglia si relaziona al malato, la qualitร della presenza emotiva e la disponibilitร psichica del caregiver costituiscono elementi determinanti nella modulazione della sua esperienza soggettiva.
Uno studio pubblicato suย The Gerontologistย ha messo in luce che i caregiver sostenuti attraverso un adeguato intervento psicologico sviluppano una piรน raffinata capacitร empatica, riducono il rischio di esaurimento emotivo e riescono a mantenere una comunicazione affettivamente sintonica con il proprio caro. Ciรฒ si traduce in una maggiore reattivitร emotiva da parte del paziente, il quale, anche in presenza di deterioramento cognitivo, conserva una sensibilitร profonda alla qualitร del legame.
In modo convergente, una ricerca pubblicataย sullโAmerican Journal of Psychiatryย ha dimostrato che interventi psicoterapeutici rivolti ai familiari non solo alleviano i sintomi depressivi nei caregiver, ma ritardano sensibilmente la necessitร di ricorrere allโistituzionalizzazione del paziente, suggerendo che il sostegno offerto ai congiunti abbia ricadute clinicamente significative sul decorso stesso della malattia.
Dal punto di vista psicoanalitico, la famiglia rappresenta il contenitore psichico ed emotivo primario, uno spazio interno ed esterno nel quale il soggetto continua a cercare riconoscimento, rispecchiamento e senso. Quando il legame affettivo รจ nutrito da una mente capace di pensare, sostenere e contenere, รจ possibile arginare, almeno in parte, il collasso rappresentazionale che accompagna il declino tipico delle demenze.
In questa prospettiva,ย offrire sostegno psicologico ai familiari non รจ soltanto un atto terapeutico rivolto a chi si prende cura, ma si configura come un atto clinico e umano di grande portata etica, capace di incidere sul destino del malato e della sua famiglia.
Spesso manca consapevolezza e comprensione della demenza, con conseguente ย ritardo nella diagnosi e nellโaccesso alle cure, a Suo avviso, la psicoanalisi potrebbe essere efficace per il trattamento e la cura delle demenze?
ย La psicoanalisi e la psicoterapia psicodinamica nella loro specificitร conferiscono senso e significato allโesperienza di malattia e si configurano come approcci efficaci e complementari nel trattamento delle demenze.
Ricerche scientifiche pubblicateย sullโInternational Psychogeriatricsย e suย Cochrane Database of Systematic Reviewsย evidenziano come le difficoltร nel riconoscere e accettare la diagnosi possano condurre a isolamento, ansia e perdita del senso di sรฉ, complicando il decorso della malattia. Lโapproccio psicoanalitico offre strumenti preziosi per sostenere sia il paziente e i suoi familiari. Numerosi studi indicano che interventi psicoterapeutici psicodinamici adattati alle capacitร residue del paziente, possono migliorarne il benessere soggettivo e la qualitร di vita, contribuendo a ridurre i sintomi quali ansia, depressione e apatia
Uno studio pubblicato sulย Journal of Psychoanalytic Practiceย ha evidenziato come la psicoterapia a orientamento psicoanalitico, mirata a mantenere il legame con se stessi e la continuitร narrativa interiore del paziente, possa attenuare lโangoscia esistenziale e favorire lโelaborazione della malattia, anche nelle fasi moderate della demenza.
Dal punto di vista teorico, un lavoro sullโAmerican Journal of Psychiatryย afferma che la psicoanalisi consente di indagare il vissuto interno del paziente, le dinamiche inconsce legate alla perdita, alla frustrazione e al lutto anticipatorio, aspetti che troppo spesso rimangono non riconosciuti negli approcci medici tradizionali.
Inoltre, secondo sulย Journal of the American Geriatrics Society,ย la psicoterapia psicoanalitica estesa ai caregiver si รจ dimostrata efficace nel ridurre il carico emotivo, prevenire il burnout e migliorare la qualitร dei rapporti, elementi fondamentali perchรฉ possa esservi un supporto duraturo nel tempo.
Quali consigli si sente di dare ai familiari e ai caregiver ย dei pazienti con morbo di Alzheimer e con demenza senile? ย
ย -Eโ fondamentale la diagnosi precoce, sia per i trattamenti neurologici e riabilitativi, che per iniziare una psicoterapia psicoanalitica, che insieme migliorano la qualitร della vita dei pazienti e rallentano la progressione della malattia;
-Coltivare la pazienza e la comprensione. La malattia comporta cambiamenti profondi nella comunicazione e nel comportamento dei propri congiunti. Per sostenere il loro benessere emotivo รจ importantissimo accogliere queste trasformazioni con sensibilitร e mantenendo la calma;
-Mantenere le relazioni affettuose e parlare senza stancarsi con i propri familiari affetti da demenza. Legami affettivi stabili e rassicuranti, li aiutano danno un senso di sicurezza, contrastando cosรฌ lโisolamento (ritiro) che ne aggrava il decorso.
-Prestare sempre attenzione allโambiente familiare e alla routine delle abitudini quotidiane. Un ambiente ordinato e prevedibile, la scansione regolare delle abitudini giornaliere, riducono lโansia e favoriscono lโautonomia residua, li incoraggia a โprovarciโ ancora;
-Non dimenticarsi mai di prendersi cura di se stessi. Lโimpegno dei caregiver, lโoccuparsi del proprio familiare continuativamente, puรฒ essere faticoso e stressante. Per questo รจ di fondamentale importanza occuparsi seriamente del proprio benessere fisico e mentale, chiedendo aiuto e un supporto specialistico e psicoanalitico quando necessario.
ย Intervista di Marialuisa Roscino


