Al via al ddl lavoro il più contestato e polemizzato a causa della semplificazione ai licenziamenti ingiustificati, fortemente criticata dalla sinistra. La norma infatti prevede licenziamenti anche nel caso di assenze prolungate e ingiustificate. Infatti, l’assenza che va oltre il termine previsto da contratto o per quindici giorni consecutivi comporta la risoluzione del rapporto di lavoro per volontà del lavoratore, a meno che il lavoratore dimostri l’impossibilità di giustificare l’assenza, per causa di forza maggiore o per fatto imputabile al datore di lavoro.
Una norma molto discussa e che secondo la maggioranza evita l’escamotage delle dimissioni per accedere alla Naspi, mentre per l’opposizione in questo modo si creerebbero di nuovo le cosiddette “dimissioni in bianco”.
E’ stata introdotta anche la possibilità di lavorare durante il periodo della cassa integrazione, ma il lavoratore che svolge attività subordinata o autonoma durante il periodo di integrazione salariale non avrà diritto al relativo trattamento per le giornate lavorate presso altro datore di lavoro o in via autonoma.
Cambiamenti poi per i contratti a termine e in somministrazione. Vengono esclusi dal tetto del 30% di lavoratori a termine sul totale dei lavoratori stabili quelli assunti dalle agenzie per il lavoro a tempo indeterminato e quelli assunti per determinate esigenze, come le attività stagionali, spettacoli, sostituzioni lavoratori assenti e altro.
Introdotto il periodo di prova anche per i contratti a temine, da due a quindici giorni per i contratti fino a sei mesi e da due giorni a trenta giorni per quelli con durata superiore a sei mesi e inferiore a dodici mesi.
Ma le novità proseguono e riguardano anche lo smart-working, infatti il datore di lavoro deve comunicare in via telematica al ministero del lavoro, entro un termine di cinque giorni, i nomi dei lavoratori che operano da remoto oltre alla data di inizio e fine attività.
La legge prevede poi che ci sia la possibilità per le imprese di rateizzare i debiti contributivi contratti con l’Inps e l’Inail ovvero la possibilità di pagare il debito in sessanta rate mensili a partire dal 1 gennaio 2025.
A conclusione ci sono delle norme che riguardano la sicurezza sul lavoro, infatti per esempio dopo una malattia che si è protratta per oltre sessanta giorni, la visita medica non sarà più obbligatoria, ma nel caso sarà necessaria solo su parere del medico competente.
Claudia Reale
Redattrice L’agone


