L’ipocrisia di Draghi sui migranti: se servono all’industria italiana allora li accettiamo

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Il primo atto da premier di Mario Draghi fu andare dal primo ministro libico Abdulhamid Dabaiba e complimentarsi con lui per la capacità del suo Paese di “regolare” i flussi migratori.

“Sul piano dell’immigrazione noi esprimiamo soddisfazione per quello che la Libia fa nei salvataggi e nello stesso tempo aiutiamo e assistiamo la Libia” disse lo scorso 7 aprile. In effetti l’Italia assiste eccome la Libia visto che fornisce mezzi e denaro alla cosiddetta guardia costiera libica per queste “operazioni di salvataggio”. Dopo qualche settimana furono, però, pubblicate delle immagini con le quali venne spiegato a tutto il mondo come la Libia effettua questi “salvataggi”: sparando addosso a barconi o gommoni con a bordo migranti. In realtà sarebbe bastato chiedere ai pescatori siciliani quali fossero storicamente i metodi utilizzati dalla Libia che però da anni armiamo e a cui forniamo le motovedette, per effetto di un accordo che risale ai tempi di Marco Minniti come ministro dell’Interno.

Il tutto pur di evitare di “essere invasi” dai migranti. Un’invasione che in termini numerici ha visto l’Italia “subire” l’arrivo di 11.280 persone nel 2019, 33.745 nel 2020, e 64.100 nel 2021. Numeri “spaventosi” per i quali abbiamo chiesto la collaborazione dell’Europa e un’equa distribuzione dei migranti. In quest’ottica, però, risulta strana l’affermazione del premier Draghi nel corso della conferenza stampa di fine anno secondo cui l’Italia ha approvato un nuovo “decreto flussi”. In pratica 70mila persone potranno lavorare legalmente nel nostro Paese.

Se da una parte li respingiamo dall’altra li accettiamo e sapete perché? Perché ci servono. Avete capito bene queste 70mila persone servono all’industria italiana. È stato proprio il presidente del Consiglio ad ammetterlo specificando che gli stranieri servono soprattutto nel campo dell’edilizia dove la richiesta è addirittura maggiore. Ricapitolando la situazione è pressappoco questa: in Italia accettiamo solo i migranti che ci servono. Quelli che fanno i lavori per i quali non abbiamo abbastanza manodopera. Per queste persone i nostri porti sono aperti e chiediamo solo la gentilezza di essere in età da lavoro e possibilmente in buona salute perché lavorare tutto il giorno su un cantiere, spesso senza misure di sicurezza e contratti regolari, necessità una certa preparazione fisica.

Se, invece, i migranti scappano da guerre, carestie, persecuzioni politiche, fame, beh a quel punto dovremo consultarci con l’Europa e capire come dividerceli, sempre che escano vivi dai lager libici e dalla traversata nel Mediterraneo. È un semplice effetto della nuova “selezione della specie” di cui il nostro Paese si sta rendendo complice. Generalmente Germania e paesi del Nord Europa in generale li accettano se sono iper-qualificati, i tedeschi per esempio apprezzano molto i chimici siriani, noi invece ci accontentiamo della manovalanza che non abbiamo più tra i nostri confini. Siamo un Paese semplice, se proprio dobbiamo essere “invasi”, vogliamo un esercito di operai

(RomaToday)

 

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