Migranti al gelo, foresta distrutta: la frontiera del crimine tra Bielorussia e Polonia

Il governo della Polonia costruirà un muro  di 200 chilometri lungo il  confine con la Bielorussia e taglierà ciò che rimane di una antica foresta primordiale

 

Della tragedia umanitaria si è detto. Ma quella che si sta consumando ai confini tra Bielorussia e Polonia è anche una immane tragedia ambientale.

Tragedia ambientale

A darne contezza, in un documentato report su wired.it, è Kevin Carboni.

“Anche grazie ai finanziamenti europei per la gestione dei flussi migratori – annota Carboni – il governo della Polonia costruirà un muro  di 200 chilometri lungo il  confine con la Bielorussia. L’obiettivo è di impedire l’ingresso in Unione europea delle persone in cerca di rifugio dai conflitti, dalle violazioni dei diritti umani e dalle crisi sociali dovute al cambiamento climatico in Medio Oriente e in Asia. Tuttavia, oltre a mettere in ulteriore pericolo le vite dei migranti, costringendoli a vie più pericolose o a restare bloccate all’aperto e senza riparo, il muro taglierà a metà la più antica foresta europea, mettendo a rischio le oltre 12mila specie animali che la abitano.

Il muro polacco

Il muro sarà alto quasi sei metri, con una fitta matassa di filo spinato in cima, sensori di movimento, telecamere, luci eallarmi sonori. Secondo le stime riportate da Politico, potrebbe costare tra i 110 e i 350 milioni di euro e taglierà a metà quello che rimane della più antica foresta primordiale che una volta copriva la gran parte delle pianure europee. Dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco, l’organizzazione delle Nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura, la foresta di Bialowieza si estende tra Polonia e Bielorussia e negli ultimi mesi è stata teatro del dramma umano dei migranti respinti tra i due paesi e poi abbandonati all’addiaccio a morire, letteralmente, di freddo.

Le fortificazioni come pericolo ecologico

Questo tipo di barriere fisiche, come muri e recinzioni, coprono ormai circa 32mila chilometri di confini in tutto il mondo e, oltre ad avere un grande costo in termini di vite umane, rappresentano anche una grave minaccia ambientale. Infatti, la fortificazione dei confini mette in pericolo la biodiversità di ecosistemi unici, causando deforestazione, inquinamento del suolo, idrico, sonoro e luminoso e mettendo in pericolo le specie animali che abitano questi luoghi.

La foresta di Bialowieza

Un gruppo di esperti di ecosistemi forestali, con tre decenni di esperienza lavorativa proprio a Bialowieza, hanno descritto sull’importante rivista Science come e perché ilmuro polaccometterà in pericolo questa foresta patrimonio dell’umanità. La gran parte dell’area è caratterizzato da alberi antichi e grandizone di legname in decomposizione da cui dipende la vita di muschi, licheni, funghi, insetti e di molti vertebrati che si nutrono di queste cose. Inoltre grandi animali come il bisonte europeo, il cinghiale, la lince, l’orso bruno e il lupo abitano la foresta su entrambi i lati del confine. Il muro, si legge nell’articolo scientifico, influenzerebbe la vita di queste specie in maniera drastica.

Il pericolo per gli animali e l’inquinamento

Prima di tutto bloccherebbe le naturali migrazioni animali, impedendogli di attraversare i due confini. Se infatti le persone in viaggio sono in grado di usare scale, rampe o gallerie, la fauna selvatica semplicemente non può farlo, oppure, come gli esseri umani, potrebbe essere costretta a percorrere vie più pericolose. Inoltre, il muro comporterebbe un’invasione di nuovi tipi di piante, causerebbe inquinamento acustico e luminoso che spaventerebbe e sposterebbe la fauna e l’afflusso di persone e veicoli necessari per la costruzione del muro causerebbe quasi certamente un forte inquinamento ambientale causato dall’immondizia. Oltre a questo, scrivono gli scienziati, la presenza umana potrebbe anche contribuire alla diffusione di malattie tra le specie animali, come nel caso del Covid-19 che può facilmente compiere passaggi di specie.

Gli effetti ambientali di altre barriere

Le previsioni degli scienziati sono basati sull’osservazione di confini già fortificati come nel caso del muro tra Messico e Stati Uniti. In quel caso, le immagini catturate da macchine fotografiche trappola hanno dimostrato come la barriera andasse a ostacolare molto di più gli animali che gli esseri umani, impedendo gli spostamenti di giaguari, gufi pigmei e bisonti che migravano per raggiungere fonti di acqua. In Europa invece, la recinzione di filo spinato al confine tra Slovenia e Croazia ha causato la morte di centinaia di cervi e aironi, rimasti intrappolati nelle maglie metalliche.

Tutti questi fattori contribuiscono a danneggiare gli ecosistemi e a mettere in pericolo la biodiversità e le risorse ambientali di questi luoghi. Secondo quanto riportato da uno studio pubblicato dall’Accademia delle scienze degli Stati Uniti, queste barriere potrebbero bloccare le migrazioni di circa 700 specie di mammiferi, ostacolando il loro adattamento al cambiamento climatico e potenzialmente metterle in pericolo di estinzione”.

Così il report di wired.it.

Sulla pelle dei migranti

Il governo polacco, guidato dal partito di estrema destra Diritto e Giustizia, sta cercando di usare i migranti per il proprio tornaconto politico, approfittando del fatto che l’immigrazione è un tema molto sentito dall’elettorato nazionale.

Politico scrive che i partiti di maggioranza in Polonia stanno sostanzialmente accusando l’opposizione di pensare più agli interessi dei migranti che a quelli dei polacchi, spalleggiati dalla tv di stato e dai giornali vicini a Diritto e Giustizia. È un argomento usato dall’estrema destra in tutta Europa, spesso in concomitanza dell’aumento dei flussi migratori.

Domenica sera il canale di news della tv di stato, TVP Info, ha mandato in onda un servizio intitolato «L’opposizione appoggia i migranti e Lukashenko». Il quotidiano Gazeta Wyborcza ha segnalato che di recente Wiadomości, il principale talk show televisivo della tv pubblica, ha mandato in onda una scena della serie tv di Netflix Snabba cash in cui due stranieri sparano colpi di mitragliatrice in pieno centro spacciandola come un fatto di cronaca avvenuto in Svezia, e legandolo a una presunta “invasione” di migranti in Europa.

Krystyna Pawłowicz, una giudice della controversa Corte Costituzionale espressa da Diritto e Giustizia, ha scritto su Twitter,

rivolgendosi probabilmente all’opposizione: «IN GINOCCHIO!!! SCUSATEVI CON I POLACCHI per questo ATTACCO COORDINATO con Putin e Lukashenko al CONFINE ORIENTALE DELLA REPUBBLICA POLACCA… in ginocchio, TRADITORI!».

Politico ipotizza che Diritto e Giustizia stia cercando di utilizzare il flusso migratorio dalla Bielorussia anche per distogliere l’attenzione da una serie di recenti guai che hanno attirato al governo diversi imbarazzi, fra cui le tensioni con l’Unione Europea sullo stato di diritto e le nuove manifestazioni di massa

contro le leggi sull’aborto. Un recente sondaggio ha stimato che il consenso di Diritto e Giustizia è sceso al 32,5 per cento, in calo di più di dieci punti rispetto alle elezioni politiche di due anni fa.

In passato Diritto e Giustizia aveva spesso cercato di sfruttare i flussi migratori per dominare il dibattito politico polacco.

L’appello di Amnesty

Sui migranti bloccati al confine polacco è intervenuta anche Amnesty International. “La Polonia – ha fatto sapere l’organizzazione in una nota – consenta l’ingresso e fornisca assistenza umanitaria a un gruppo di 32 persone dall’Afghanistan che sono state trattenute al confine tra Polonia e Bielorussia senza cibo, acqua pulita, riparo e medicine per due settimane dopo essere state respinte dalla Polonia”. Lunedì una delegazione di Amnesty ha visitato Usnarz Górny, l’area dove il gruppo – quattro donne, 27 uomini e una ragazza di 15 anni – è intrappolato da 15 giorni. L’Ong ha raccolto i racconti sull’uso della forza e delle minacce di violenza da parte delle guardie di frontiera polacche nel respingere il gruppo.

Dalla padella alla brace

La “brace” bielorussa. Dove regna il padre-padrone Lukashenko. L’autocrate al potere da sempre, ha un vizio antico come la dittatura: chi si oppone a lui, dev’essere eliminato, messo in carcere o altro. Chi ci mette la faccia finisce sulla lista nera: e non soltanto esponenti politici di opposizione, ma anche uomini d’affari e dipendenti di società che in qualche modo sono sospettati di “vicinanza” alla causa di chi si oppone al dittatore, e che perciò vengono arrestati e condannati senza troppe spiegazioni con l’accusa di evasione fiscale o frode. E non va meglio per i ragazzi, per gli studenti: in molti, solo per la colpa di aver espresso un’opinione politica, sono stati espulsi dalle Università, alcuni messi in carcere, altri costretti all’esilio. Ma basta un niente per finire nel mirino della polizia. Come la traduttrice Volha Kalatskaya, finita a processo per aver colpito con uno schiaffo (in realtà appena sfiorato, come si evince chiaramente da un video postato   sulla pagina Facebook dell’Associazione Bielorussi in Italia “Supolka”) un giornalista filo-regime. Rischia fino a 6 anni di reclusione per il reato di teppismo. La stessa Associazione dà notizia dell’arresto di una donna di 38 anni, Volha Zalatar, madre di 5 figli, arrestata la settimana scorsa mentre accompagnava la figlia di 10 anni alla lezione di musica.

Il motivo del fermo l’ha spiegato in una nota lo stesso Ministero degli Interni: “Per attività di protesta, essendo l’amministratrice della chat del cortile locale e perché organizzava eventi di massa non autorizzati: tea party, passeggiate, concerti”. La donna era stata osservatrice indipendente alle elezioni presidenziali del 9 agosto 2020 e non era stata ammessa allo spoglio elettorale. Dopo le elezioni aveva continuato il volontariato per aiutare i detenuti politici. La sera stessa della sua cattura è stato arrestato anche il marito, poi condannato a dieci giorni di reclusione per aver appeso una bandiera bianco-rossa-bianco (i colori della “vecchia” bandiera bielorussa, sostituita da Lukashenko nel ’95 con il vessillo rosso-verde) alla finestra del suo appartamento”. Katsiaryna Shmatsina, ricercatrice presso l’Istituto bielorusso di studi strategici (ICSID), non si fa troppe illusioni: «Una cosa è chiara: il regime è pronto a reprimere la protesta ad ogni costo». Nella sua analisi recentemente pubblicata sulla crisi post-elettorale in Bielorussia la ricercatrice sostiene: «Ci sono state importanti proteste post-elettorali nel 2006 e nel 2010. Ciò che è diverso questa volta è che la società sembra aver raggiunto il punto di svolta: la tortura e la brutalità della polizia antisommossa non fermano più le persone. Inoltre c’è l’indignazione causata dalla gestione da parte del governo della pandemia Covid-19, in particolare il modo in cui le autorità hanno negato la portata del problema («Hockey, vodka e sauna: così si combatte il Coronavirus», sosteneva lo scorso anno Lukashenko, ndr), coprendo le statistiche e costringendo i dipendenti del settore statale a lavorare senza misure protettive speciali. Nel frattempo, gli operatori sanitari che hanno segnalato i difetti del sistema sanitario sono stati multati o licenziati

Corruzione, repressione politica e dei media sono un altro aspetto controverso del regime Lukashenko. Questo esercizio del potere comprende arresti arbitrari, violazione della privacy, controllo delle reti associative e del potere giudiziario. Secondo il rapporto sui diritti umani del dipartimento di Stato americano “le autorità a tutti i livelli hanno spesso operato nell’impunità e non hanno preso i necessari provvedimenti per perseguire o punire gli amministratori nel governo e le forze di sicurezza che hanno commesso abusi sui diritti umani”.

Tutto questo avviene in Europa.

(Globalist)

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