Gli auguri alle alte cariche. Mattarella: «Gli italiani sono un grande popolo»

Il capo dello Stato alla consueta cerimonia di auguri. Il «commiato» nel messaggio agli ambasciatori, a ribadire il suo fermo no alla riconferma. Attesa ora per l’ultimo discorso di fine anno

«L’Italia è un grande Paese e gli italiani sono un grande popolo. Dobbiamo avere fiducia nelle nostre possibilità». È un messaggio di «speranza» quello che Sergio Matteralla invia nella consueta cerimonia di auguri alle alte cariche, che quest’anno assume un sapore diverso, di commiato, in vista della scadenza del settennato e al termine di un anno fra i più difficili nella storia della Repubblica. La rassegnazione, rimarca Mattarella, è un «tarlo pericoloso che blocca il Paese, che consuma il futuro, soprattutto dei giovani». Ad ascoltarlo, nel salone dei Corazzieri, in prima fila i Presidenti di Senato e Camera, Casellati (intervenuta per prima) e Fico, il presidente del Consiglio Draghi, i ministri e il presidente della Consulta Coraggio.
Di fronte alla sfida della pandemia «si è affermata una sostanziale unità di intenti», rimarca Mattarella. Un «tempo dei costruttori» che «non era scontato». Di qui il riconoscimento alle forze politiche «che hanno colto il senso dell’appello» loro rivolto a inizio d’anno. Ma il grazie per la collaborazione istituzionale va a tutti i livelli di responsabilità (Stato, Regioni, Comuni) e «ai «governi – usa il plurale, non a caso – che si sono succeduti». E in quest’emergenza ancora in corso l’Ue si è dimostrata «realtà imprescindibile» per l’Italia. «Abbiamo contribuito a un nuovo corso dell’Europa, adesso non si torni indietro», ammonisce il capo dello Stato.
Sulla pandemia, un nuovo «richiamo alla prudenza e alla responsabilità». Un nuovo grazie a «ai nostri medici, agli infermieri, a tutti gli operatori del sistema della sanità che continuano a prodigarsi con abnegazione per curare i malati, per salvare vite». E anche agli italiani perché «grazie all’alto numero di vaccinazioni ci troviamo oggi in condizioni migliori di altre aree d’Europa». La «prima difesa dal virus» è stata «la fiducia della stragrande maggioranza degli italiani nella scienza, nella medicina». Con «poche eccezioni alle quali – rimarca Mattarella – è stato forse dato uno sproporzionato risalto mediatico».
Fra le note positive, il tasso di crescita del Pil «tra i più alti tra i Paesi dell’Unione», il «recupero di posti di lavoro». Fra le nore preoccupanti, invece, i dati demografici, l’evasione fiscale, gli squilibri territoriali. Il tasso di occupazione, che nonostante i progressi «resta ancora basso». E «gli infortuni sul lavoro ancora «scandalosamente gravi».
Tuttavia la speranza prevale grazie soprattutto ai risultati ottenuti con i vaccini e ai dati della ripresa, resi possibili da « una coraggiosa e opportuna svolta, di cui l’Unione europea si è fatta protagonista. Non sono stati ripetuti gli errori compiuti nelle precedenti crisi globali» e ha sospeso, dà atto Mattarella «quei vincoli che avrebbero avuto pesanti effetti regressivi».

L’Europa era stata al centro, in mattinata, anche del messaggio alla XIV Conferenza degli Ambasciatori e delle Ambasciatrici d’Italia nel mondo, «l’ultima occasione in cui posso rivolgermi alla vostra comunità», aveva rimarcato ancora una volta. Ribadendo il suo no a ogni ipotesi di riconferma. E ora l’attesa è tutta concentrata sul discorso di fine anno,
l’ultimo del settennato.
Da Mattarella era venuto anche un commosso riferimento a Luca Attanasio, l’ambasciatore italiano a Kinshasa ucciso in un agguato lo scorso 22 febbraio insieme al carabiniere Vittorio Iacovacci e all’autista Mustapha Milambo – nella Repubblica Democratica del Congo: «Un esempio di chi aveva messo la propria italianità a servizio della causa dell’umanità». All’ambasciatore Attanasio proprio oggi sarà intitolata una sala della Farnesina. Ad annunciarlo il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, durante il suo intervento in apertura dei lavori della Conferenza.

(Avvenire)

 

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