Tra blindati e armi il piano è fallito: saltano le elezioni in Libia

Dimostrazione di forza dei signori della guerra libici. Varvelli (Ecfr) ad Huffpost: “Lo sapevamo da tempo: le elezioni sono impossibili senza uno Stato vero e proprio”

 

Alle elezioni presidenziali del 24 dicembre in Libia ci credevano in pochi. Ora, dopo che nella notte un gruppo di uomini armati ha circondato e bloccato l’accesso alla sede del governo a Tripoli e all’ufficio del premier Abdul Hamid Dbeibah, non ci crede proprio più nessuno. Un rinvio sembra inevitabile: questione di giorni, se non di ore. Tramonta così, tra blindati e armi, la data scelta alla Conferenza di Berlino per il suo alto valore simbolico: il 70esimo anniversario dell’indipendenza della Libia. Una data che poco più di un mese fa, alla Conferenza di Parigi, Emmanuel Macron e Mario Draghi avevano provato a salvare, malgrado la consapevolezza di quest’ultimo della corsa contro il tempo per costruire un quadro legale completamente assente.

La dimostrazione di forza dei signori della guerra libici ha reso evidente a tutti ciò che gli analisti dicono da mesi: pensare di risolvere la crisi libica convocando elezioni pressoché senza regole, in un Paese dominato da forze politiche e militari in lotta tra loro, è come voler costruire un castello senza le fondamenta. A un certo punto, viene giù tutto.

A far scoppiare una tensione mai sopita tra le varie fazioni armate del Paese sarebbe stata la decisione del presidente del Consiglio presidenziale, Mohammed al Menfi, in qualità di comandante supremo delle forze armate, di sollevare dal suo incarico il comandante del distretto militare di Tripoli, Abdel Basset Marwan, vicino a potenti milizie locali, e di nominare al suo posto il generale Abdel Qader Mansour. “Non ci saranno elezioni presidenziali in Libia, chiuderemo tutte le istituzioni statali”, ha tuonato il leader della Brigata al Samoud, Salah Badi, misuratino nella lista nera del Consiglio di sicurezza dell’Onu dal 2018 per aver più volte tentato di rimuovere dal potere l’allora governo di unità nazionale di Fayez al Sarraj e per aver condotto azioni armate nella capitale causando vittime civili. Badi ha anche lanciato un duro attacco contro la Consigliera speciale delle Nazioni Unite, Stephanie Williams, che ieri si era recata proprio a Misurata per incontrare le autorità locali, ma anche leader militari e di gruppi armati, in vista delle elezioni. “Il suo ruolo in Libia è criminale”, ha detto Badi criticando l’intero processo elettorale.

Per Arturo Varvelli, direttore dello European Council on Foreign Relations di Roma, “in queste condizioni, appare ormai impossibile tenere delle elezioni che siano credibili. L’obiettivo di elezioni a tutti i costi non può prevaricare quello della credibilità. Lo sapevamo da tempo: si è arrivati a ridosso di questo appuntamento senza un sistema di checks and balances e senza uno Stato vero e proprio. Andare avanti così comporterebbe più rischi che opportunità. Gli eventi delle ultime ore lo rendono ancora più evidente”.

La situazione a Tripoli resta tesa. Dopo l’escalation di ieri sera, le strade che portano al palazzo del governo di unità nazionale sono ancora chiuse: nessuno può avvicinarsi all’area, dove sono presenti mezzi militari e uomini pesantemente armati. Media locali riferiscono dell’arrivo di forze militari anche alla periferia sud della capitale, mentre piccoli raggruppamenti di uomini armati sono presenti anche in altre zone della città.

Gli occhi della comunità internazionale sono puntati su Stephanie Williams, la consigliera del segretario generale delle Nazioni Unite, oggi in visita a Sirte. “Nonostante la terribile situazione, tutte le persone che ho incontrato hanno espresso speranza in un futuro migliore e hanno insistito sullo svolgimento di elezioni libere, eque e credibili che mettano fine allo stato di incertezza e al periodo di transizione lungo anni”, ha scritto in un tweet.

(Huffpost)

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