Nella disfida del tampone i leader europei stanno con Draghi

Dove l’Europa non arriva si fa da soli, ha già spiegato. Una cosa che fa comodo a tutti. Per questo il Consiglio Ue non darà seguito all’ira della Commissione

 

Mario Draghi lo aveva già messo in chiaro a marzo, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi al tempo in cui l’Unione Europea stava ancora cercando una bussola comune sulla distribuzione e autorizzazione dei vaccini anti-covid. “Penso che il coordinamento europeo sia da cercare – furono le parole del presidente del Consiglio – Si fa così, se poi non c’è si procede in altro modo. Serve pragmatismo, prima si cerca il coordinamento europeo e poi si fa altrimenti. Così sta facendo Merkel per quanto riguarda Sputnik e così faccio io”. All’ultimo Consiglio europeo della Salute la scorsa settimana, il ministro Roberto Speranza aveva chiesto che il tampone anti-covid fosse richiesto a tutti coloro che viaggiano nell’Ue oltre che da paesi extraeuropei: anche ai vaccinati. Ma le sue parole non sono servite a costruire un coordinamento europeo tra i 27. Dunque l’Italia ha fatto da sola, seminando rabbia e risentimento in Commissione Europea. Ma giovedì, quando Draghi arriverà a Bruxelles per incontrare gli altri leader dell’Unione, nessuno lo rimprovererà. Anzi.

Nessun processo all’Italia, è la parola d’ordine di questo Consiglio Europeo a quanto raccontano diverse fonti europee alla vigilia del vertice. “Ascolteremo le ragioni di Draghi – ci dice un diplomatico del nord Europa – Presumiamo che il Governo italiano abbia adottato questa decisione alla luce della situazione che si è creata” per via della variante Omicron in tutta l’Ue. “Facciamo tutto il possibile in maniera collettiva – continua la fonte – per esempio abbiamo istituito il certificato covid europeo” per i vaccinati, il cosiddetto ‘Green pass’. “Ma – è la conclusione – ci sono situazioni specifiche per cui è giusto lasciare spazio alle decisioni nazionali”.

La situazione specifica la descrive bene la direttrice del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, Andrea Ammon. “La probabilità di un’ulteriore diffusione della variante Omicron è molto elevata e la sola vaccinazione non ci permette di prevenirne l’impatto – dice la direttrice dell’Ecdc – è urgente una forte azione per ridurre la trasmissione e contenere l’impatto sui sistemi sanitari. Una rapida introduzione di misure non farmaceutiche è necessaria per ridurre la trasmissione della variante Delta e rallentare Omicron”.

Ed è in questi termini che Draghi spiega la scelta italiana nell’informativa al Parlamento italiano sul Consiglio Europeo di domani. “C’è Omicron che ha capacità di contagio nettamente superiore alle altre varianti – dice il premier – Da noi i contagi con Omicron sono meno dello 0,2 per cento, in altri Paesi la variante è molto diffusa, ad esempio in Danimarca, in Regno Unito diffusissima, per cui si è pensato di attuare la stessa pratica che si usa oggi per i visitatori che provengono dal Regno Unito, non credo ci sia molto da riflettere su questo”.

Ancora oggi la Commissione europea ricorda stizzita che l’Italia avrebbe dovuto quanto meno avvisare “48 ore prima” di prendere una decisione così drastica. Fonti del governo di Roma ci dicono che la nuova misura è stata notificata oggi a Bruxelles. In squadra von der Leyen sono risentiti perché l’obbligo di tampone anche per i vaccinati che viaggiano nell’Ue è una macchia sulla campagna vaccinale su cui la Commissione Europea si è esposta, gestendo i contratti con le Big Pharma a nome di tutti i 27 Stati europei. E inoltre la scelta italiana allunga un’ombra sul Green pass, lo strumento europeo pensato per dare libertà di movimento ai vaccinati o a chi ha tampone negativo oppure a chi è guardato dal covid. Tre strade in alternativa l’una con l’altra, da non sommare insieme. Invece Omicron ha costretto l’Italia a sommarle, secondo paese a prendere una decisione del genere dopo il Portogallo, che, avendo minore peso specifico nell’Ue, non ha provocato l’ira funesta della Commissione.

Ecco, invece nelle cancellerie dell’Unione la scelta di Draghi è ben compresa e giustificata. Addio coordinamento europeo, ma, a quanto pare, solo la Commissione Europea ci teneva particolarmente, tanto da diramare delle raccomandazioni per non chiedere tamponi o quarantene ai vaccinati: solo 24 ore dopo, il Portogallo le ha ridotte a carta straccia, ora lo fa l’Italia. Il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel si aspetta che altri Stati membri seguiranno l’esempio di Roma e Lisbona. Lo fa la Grecia: da domenica prossima, tutti i viaggiatori in arrivo anche da altri paesi Ue, sia vaccinati che non, dovranno presentare un tampone molecolare con risultato negativo.

All’ultimo vertice dei ministri della Salute la scorsa settimana, lo stesso dove Speranza ha chiesto che il tampone fosse ripristinato per tutti gli spostamenti nell’Ue oltre che dai paesi extra Unione, la Francia pure aveva chiesto libertà di scelta. L’idea di Ursula von der Leyen di stabilire una forma di coordinamento europeo è morta lì.

In sostanza, Draghi fa scuola. Convinto, insieme a Speranza, che quel dato ancora basso di 0,2 per cento di contagi per omicron in Italia sia “un vantaggio da difendere”. Convinto anche che, fino a quando tutto il mondo non sarà vaccinato, non ci sarà riparo dalla pandemia, l’insorgenza della nuova variante lo dimostra. È un punto che il premier vuole trattare al Consiglio europeo di domani.

“Non saremo davvero protetti finché i vaccini non avranno raggiunto tutti – dice nell’informativa al Parlamento – I governi dei Paesi più ricchi e le case farmaceutiche hanno preso impegni significativi per la distribuzione di vaccini gratis o a basso costo agli Stati più poveri. Dobbiamo dare seguito a queste promesse con maggiore determinazione”. L’Unione europea ha dichiarato di voler donare 357 milioni di dosi e ne ha consegnate 134 milioni, principalmente tramite il meccanismo Covax. “L’Italia ha allocato 48 milioni e 250 mila dosi e ne ha consegnate 15 milioni, tramite il Covax – continua Draghi – Dobbiamo accelerare le consegne e dobbiamo aiutare i Paesi beneficiari a superare i problemi logistici e migliorare la capacità di somministrazione”.

Evidentemente, l’Italia governata da Draghi può permettersi fughe in avanti che altri al posto suo pagherebbero care in Ue. Altrettanto evidentemente, la pressione di omicron non aspetta i tempi di solito lunghi delle decisioni comunitarie. Un mix perfetto per un altro atto di ‘sovranismo stile Draghi’. Come quando, la scorsa primavera, il premier bloccò l’export di 250mila dosi di vaccino Astrazeneca dall’Italia all’Australia, prendendo sul serio una raccomandazione della Commissione Europea che però nessuno degli altri Stati membri aveva messo in pratica. Anche in quel caso fu contropiede, di quelli che non levano agli altri anche il campo di gioco.

(Huffpost)

 

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