Presidenza Europarlamento: il Ppe non convince, Sassoli cresce

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I liberali di Macron per un nome socialista. La Popolare Metsola non sfonda perché anti-abortista. Vertice tra i leader del Pse

 

Sul rinnovo della presidenza del Parlamento Europeo per la scadenza di metà mandato i giochi sono ancora poco chiari, ma, a poco più di un mese dal voto, qualche segnale c’è ed è anche evidente. David Sassoli, attuale presidente, in corsa per il rinnovo anche se non ancora candidato ufficiale dei Socialisti, convince di più nell’area progressista, tra i liberali di Renew Europe e i Verdi. Invece intorno alla candidata ufficiale del Ppe, la maltese Roberta Metsola, che inizialmente sembrava favorita dal genere, si stanno accumulando malumori di diversa provenienza, sia tra i liberali che tra gli ambientalisti. Il fatto è che Metsola è una convinta anti-abortista: non proprio una bella credenziale in tempi in cui il Parlamento Europeo è in maggioranza furioso con la Polonia per le restrizioni al diritto di aborto (che a Malta è illegale da sempre).

Della presidenza del Parlamento Ue, discuteranno i leader del Pse, nella riunione che precederà il Consiglio Europeo il 16 dicembre prossimo a Bruxelles. Sebbene poco ortodosso come metodo per una materia che in teoria sarebbe di competenza parlamentare, l’accordo tra i leader anche sulla presidenza dell’Eurocamera sarà necessario. Venerdì scorso l’incontro tra Sassoli e il presidente francese Emmanuel Macron, a margine delle celebrazioni per la morte di Valéry Giscard d’Estaing a Strasburgo, non ha sciolto le riserve del gruppo di riferimento della Republique en Marche al Parlamento Europeo, Renew Europe. A quanto apprende Huffpost, l’argomento non è stato trattato nello specifico, ma il presidente del Parlamento Ue e il capo dell’Eliseo hanno parlato dei programmi per il semestre di presidenza francese dell’Ue che inizia a gennaio. Vuol dire che Macron pensa a Sassoli come il presidente che gestirà i sei mesi della presidenza francese dalla prospettiva dell’Eurocamera?

Di certo, Macron non vuole perdere il suo fedelissimo alla presidenza del Consiglio Europeo, Charles Michel. Nonostante le numerose gaffe del politico belga, a partire dalla mancanza di reazione quando Erdogan organizzò il vertice Ue-Turchia ad Ankara senza una sedia per la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Ma Macron su Michel è irremovibile.

Ufficialmente il presidente del gruppo di Renew Europe, Stéphane Séjourné, vicinissimo a Macron con cui condivide un passato nella famiglia socialista, dice che la partita su Michel è separata da quella del presidente del Parlamento Europeo. “Il Parlamento sceglie un presidente e non sceglie altro”, risponde quando gli viene chiesto se è disposto ad aprire il campo e negoziare anche sulla Presidenza del Consiglio. È un modo per blindare Michel.

Ma Séjourné fa anche capire che, come i socialisti, non si sente legato al patto tra Ppe, Pse e Renew Europe, secondo cui alla scadenza di metà mandato la presidenza del Parlamento sarebbe spettata a un Popolare. Quel patto, insistono dal Pse, è stato disatteso dal Ppe, quando l’anno scorso si è deciso di passare dalla candidatura della socialista spagnola Nadia Calvino alla presidenza dell’Eurogruppo alla nomina del conservatore irlandese Paschal Donohoe. Se si confermasse un componente del Ppe alla presidenza dell’Eurocamera, i socialisti – che ora governano anche in Germania – non avrebbero rappresentanza ai vertici delle istituzioni europee.

“Sto aspettando che il gruppo socialista mi proponga un candidato – dice Séjourné – Allora avremo un dibattito molto aperto nel mio gruppo, il più aperto possibile e senza alcuna conclusione anticipata”.

La scelta di Macron di blindare Michel fa evaporare i rumors che indicavano il socialista Antonio Costa come possibile prossimo presidente del Consiglio Europeo, ora che il portoghese sta chiudendo la sua esperienza di governo in Portogallo dopo la crisi. Costa ha comunque la campagna elettorale da gestire, in vista del voto di fine gennaio. Ma, al di là della sua disponibilità, non sembra che la casella ora occupata da Michel sia a disposizione per un riequilibrio della rappresentanza politica al vertice dell’Ue. Non resta che la presidenza dell’Europarlamento, almeno finora. E questo favorisce Sassoli.

Molto dipende dalle trattative tra i leader socialisti: oltre allo spagnolo Pedro Sanchez e il portoghese Costa, il 16 a Bruxelles ci sarà anche il tedesco Olaf Scholz, alla sua prima volta al vertice del Pse da cancelliere. Ma l’ago della bilancia è il gruppo liberale, a forte inflenza macroniana ma con diverse voci al suo interno. Solo se Renew Europe non fosse disponibile a sostenere la riconferma di Sassoli, i socialisti passerebbero ad un’altra candidatura. E a quel punto, non è escluso che possa essere femminile: la presidente del gruppo, la spagnola Iratxe Garcia Perez.

Intanto però il gruppo del Ppe potrebbe aver sbagliato tattica, per quello che si intravede ora. Metsola non è una candidata forte. Proveniente da un paese piccolo, Malta, tra i Popolari stessi non è ben vista da tutti. La sua candidatura ha incassato oltre il 60 per cento dei voti, che è tanto ma non esattamente un plebiscito. Nel Ppe c’è chi la vede come la foglia di fico di un potere in realtà ancora tedesco, manipolato dal presidente del gruppo Manfred Weber. E inoltre anche la sua caratteristica più forte, l’essere donna, la carta per far breccia tra le aree progressiste dell’Eurocamera, ha un’ombra: Metsola è una convinta anti-abortista.

Ciò suscita malumori non solo tra i liberali che vorrebbero sostenerla in quanto donna. Ma anche tra i Verdi, che pure sarebbero intenzionati a sostenere una candidatura femminile. Prima dell’estate, Metsola ha votato contro una risoluzione del Parlamento Europeo che definisce l’aborto ‘un diritto’, approvata con 378 voti favorevoli contro 255 contrari. Malta è l’unico paese dell’Ue dove l’aborto è illegale. Ma, al di là di questo, la questione è molto sentita in questo momento nel Parlamento Europeo in seguito alle proteste delle donne polacche contro le restrizioni al diritto di aborto stabilite dalla Corte Costituzionale di Varsavia, egemonizzata dal partito nazionalista ‘Diritto e giustizia’.

Insomma, il nome di Metsola non sembra avviato a riscuotere consensi trasversali, quelli necessari per superare il blocco socialista. Debacle assicurata? Presto per dirlo. Certo, se così fosse, sarebbe l’ennesimo in una famiglia politica che sta vivendo un periodo di grande crisi, dopo la sconfitta elettorale in Germania e la crisi di governo in Austria. Su 27, solo sette Stati membri dell’Ue sono governati dal Ppe e si tratta di Stati piccoli.

(Huffpost)

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