Roma è piena di rifiuti: le differenze tra Gualtieri e Raggi

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Il primo ha un cronoprogramma e obiettivi che ha illustrato fin dal primo giorno, la seconda sapeva solo scontrarsi pubblicamente con Nicola Zingaretti. Una differenza di forma che è anche sostanza

Diciamolo, la situazione è forse la peggiore di sempre. Da un mese le strade di Roma sono invase dai sacchetti della spazzatura e a salvarci dalla puzza dell’umido putrefatto sui marciapiedi ci sono solo le temperature medio basse. Sicuramente un quadro identico a quello che abbiamo visto tante volte nell’era Raggi. Stesso caos e stessa incapacità di ripulire i quartieri con uno schiocco di dita. Una differenza però c’è e non è di poco conto. Roberto Gualtieri si è attivato su più fronti. Ha avviato un piano di pulizie straordinarie, si è seduto al tavolo con i sindacati per organizzare gli sforzi extra, ha trovato sbocchi fuori Roma per sciogliere gli intoppi del ciclo. E soprattutto lo ha detto ai cittadini tramite gli organi di stampa.

Cosa faceva Virginia Raggi? Si scontrava con la Regione Lazio. Puntuale ogni volta che il sistema di smaltimento andava in tilt ecco pronto il j’accuse diretto a Zingaretti, che a sua volta le rispondeva in scambi avvelenati che andavano avanti giorni se non settimane senza fornire risposte concrete ai romani. Lui: “La sindaca indichi la discarica”. Lei: “Il presidente ci aiuti a trovare sbocchi per i rifiuti”. Lui: “Raggi faccia qualcosa per migliorare la raccolta e realizzi gli impianti”. Lei: “Zingaretti approvi il piano rifiuti”. Lui: “Raggi non lavora”. Lei: “Zingaretti ci ostacola”. Una telenovela che ha solo esasperato ancor di più i romani già provati dai cassonetti pieni sotto casa. Raggi non dava risposte, ha cambiato tre assessori, e stralciato più volte programmi e promesse. Zingaretti incalzava.

La spregiudicata narrazione di Raggi sui rifiuti 

Certo, che la Regione sia dello stesso colore politico del nuovo sindaco aiuta a non trasformare ogni virgola in pretesto per animare lo scontro. Ed è vero altrettanto, come già abbiamo fatto notare, che il pressing su Gualtieri per indicare il sito dove realizzare la discarica per Roma, all’ordine del giorno con Raggi, sembra improvvisamente sparito. “Gualtieri ha già dato disponibilità a farla la discarica” dicono in Regione. Della serie, non c’è bisogno di pressare nessuno. Per il Comune poter contare sulla collaborazione istituzionale dell’ente corresponsabile nella gestione dell’affaire rifiuti rende tutto più facile, non lo si può negare.

Qualche frizione, per carità, sarebbe stata fisiologica fra Raggi e il suo avversario dem. Altra cosa (intollerabile) è stata la guerra quotidiana, le note degli uffici stampa occupate solo da virgolettati per demolire l’avversario e giustificare l’inefficacia delle (non) azioni messe in campo. Già, perché le uniche idee che hanno animato il dibattito sui rifiuti con i Cinque Stelle in Campidoglio portavano la firma dell’ex assessora Pinuccia Montanari. E Raggi le ha lavate via con un colpo di spugna costringendo Montanari a dimettersi nel 2019. Dopo di lei, il nulla.

La verità è che l’ex sindaca ha avuto cinque anni e il problema – non è un’opinione – non l’ha risolto. Altrimenti Gualtieri non avrebbe da fare. Non sono arrivati nuovi impianti, la raccolta stradale presenta più o meno le stesse falle di cinque anni fa, si continua a dipendere da Tmb e discariche fuori Roma con costi esorbitanti per i cittadini. “Abbiamo messo in ordine i conti di Ama” direbbe più di un grillino. Sì, che poi vuol dire aver approvato i bilanci aziendali a fine consiliatura dopo anni di stallo e sei – sei – cda cambiati. E comunque quando c’era da sedersi a un tavolo per trovare compromessi necessari a salvare la città dall’immondizia non si è riusciti mai ad andare oltre lo scontro politico.

La priorità non sono stati i cittadini, ma il continuo e insopportabile botta e risposta tra Raggi e Zingaretti, con la prima rea di non aver fatto abbastanza (parlano le condizioni di cassonetti e marciapiedi) ma sempre pronta a mettere le mani avanti: “È colpa della Regione Lazio” alternato a “è colpa di quelli di prima”. Ora “quelli di prima” sono i Cinque Stelle. E Gualtieri sarebbe legittimato a dire “ereditiamo un disastro, è colpa di Raggi”. Glielo abbiamo sentito dire solo a margine, e questo va riconosciuto. Abbiamo invece letto nuovi cronoprogrammi e obiettivi. Se saranno quelli giusti a determinare davvero il cambiamento lo sapremo, e certamente lo valuteremo, fra mesi, ma intanto un cambio di passo nel “come” si lavora c’è già stato e va rilevato. Forma che in questo caso è anche sostanza.

(RomaToday)

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