Il caso del premio a LabLaw, Orlando e i licenziamenti in Gkn

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Un post rilanciato sulla pagina Facebook. E poi cancellato in fretta e furia. Una scivolata comunicativa che finisce per alimentare la sete di vendetta sui social con minacce anche ai familiari dei professionisti coinvolti, anche queste da stigmatizzare senza appello.

Un post che scatena l’indignazione degli operai coinvolti, 430 a rischio licenziamento della multinazionale Gkn a Campi Bisanzio. Un post soprattutto che finisce per tracimare nel dibattito pubblico, col sindaco di Firenze, Dario Nardella, «disgustato» per come è stato rilanciato dalla LabLaw di Rotondi&Partners. Meritevole del premio come miglior studio legale dell’anno attribuito dalla rivista Toplegal.

Con una motivazione sorprendente, non per la consulenza professionale inevitabilmente indubbia, ma per come è stata rivendicata pubblicamente. Questo il post: «È lo studio dell’anno per il lavoro. Stimato per la proattività e la lungimiranza con cui affianca i clienti. Come nell’assistenza a Gkn per la chiusura dello stabilimento fiorentino e l’esubero di circa 430 dipendenti». Non ci vuole un esperto di comunicazione per comprendere che la scivolata riguarda anche la rivista in questione che avrebbe potuto glissare sulla vertenza industriale ancora aperta.

Il post costringe il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ad interrogarsi sul modo in cui si costruiscono le procedure di licenziamento collettivo e su come vengano accolte. «Bisogna riflettere su una società nella quale diventa una medaglia aver assistito una multinazionale nel licenziamento in tronco di lavoratori», dice Orlando. Il Collettivo di fabbrica Gkn ha scritto una lettera adirata allo studio legale mettendo in dubbio anche la sua strategia di assistenza legale: «A noi pare che contro la Fiom di Firenze avete perso non uno ma due articoli 28».

Il riferimento è alla sentenza del tribunale di Firenze che ha revocato i licenziamenti per comportamento antisindacale dell’azienda. Sul tavolo però il sostegno (o meno) del governo, sul quale i confronti diventano aspri e il timing decisivo. Perché la multinazionale attiva nella componentistica dell’auto — settore in trasformazione vista la transizione all’elettrico — quello stabilimento ha deciso di chiuderlo. Ma i lavoratori chiedono quanto ci sia di sostanziale nelle proposte di «nazionalizzazione del sito produttivo e di una sua riconversione in un polo per la mobilità sostenibile».

(Corriere della Sera)

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