Ennio Doris, l’amore per il mare, lo yacht da 60 metri e le maxi ville. Diceva: «Il lusso? Un investimento»

2124

La villa di Tombolo, quella di Porto Rotondo, il super yacht Seven da 60 metri, la tenuta di Tor Viscosa.

Ennio Doris, il fondatore di Banca Mediolanum scomparso all’età di 81 anni, è stato un grande imprenditore italiano e un grande amante del lusso che considerava un investimento. Si definiva «il medico del risparmio» in riferimento alla sua attività di banchiere e uomo dei numeri. Ad oggi secondo Forbes la sua famiglia vanta un patrimonio di 3,4 miliardi di dollari. Ma in quali beni ha investito Doris negli anni?

Ennio Doris, il banchiere gentile che ci «metteva la faccia»: la storia tra stalle, fabbriche e risparmio

Il patron di Banca Mediolanum amava le barche e il mare, unica via di fuga dal lavoro quotidiano. Ha posseduto per 15 anni un Perini da 42 metri, il “Principessa Vaivia” comprato usato da Silvio Berlusconi. A Pressmare raccontava in un’intervista due anni fa: «L’incontro con il mare attraverso la barca è stato casuale: Silvio Berlusconi mi mise a disposizione il suo ketch, Principessa Vaivia, per poter completare e seguire i lavori di ristrutturazione della mia villa a Porto Rotondo in Sardegna. Non avevo un’esperienza in fatto di barche: avevo fatto solo una crociera nel Tirreno con la famiglia. Ma quando ho navigato su Principessa Vaivia ho avuto un colpo di fulmine! Decisi di comprarla e feci la mia proposta a Berlusconi».

Nel 2018 Doris ha acquistato uno nuovo gioiello dei mari da 60 metri, il Seven, pensato per passare il tempo in famiglia. Non a caso 7 era il numero dei nipoti di Doris al tempo dell’acquisto e per l’imprenditore si trattava di un numero fortunato. Diceva: «Io credo nelle coincidenze. Ecco, la mia è una vita costellata di coincidenze fortunate». Costruito nel 2017 dai Cantieri Perini Navi, lo yacht conta 5 cabine e può ospitare fino a 12 persone. Dal valore di 35 milioni di dollari, si tratta di una super imbarcazione che può viaggiare ad una velocità massima di 15-16 nodi.

Ma non ci sono solo le barche. Doris, di origini umili, ha sempre considerato «il lusso un investimento» come ripeteva in alcune interviste. Le sue maxi ville ne sono un esempio lamante. La villa di Tombolo, suo paese natale nel padovano, è una maxi residenza che conta perfino l’hangar per l’elicottero. Una proprietà che si aggiunge a quella di Porto Rotondo in Sardegna che svetta nella parte alta di Punta Volpe. Senza dimenticare la tenuta di Tor Viscosa in Friuli-Venezia Giulia. Acquistata da Doris dopo la crisi della famiglia Ferruzzi, conta 3.800 ettari e 2mila mucche. Raccontava Doris al Giornale: «Per chi, come me, è nato a Tombolo, la terra è importante. Prima della Grande Guerra era il paese più povero del Veneto, su 600 famiglie erano pochissime quelle che potevano coltivare i loro campi. Si tenevano in stalla due mucche e il benessere di una casa si misurava dalla grandezza del letamaio. Tor Viscosa è un po’ un simbolo. Poi ci sono i momenti in cui ti senti ricco e quelli in cui mi sono sentito povero».

Il concetto di ricchezza

Della sua ricchezza Doris però non si è mai vantato. Al giornalista del Giornale che nel 2017 gli chiedeva che effetto facesse essere miliardario rispondeva: «Guardi, nessuno. Oltre un certo tenore di vita dei soldi non te ne accorgi più. Anche perché dopo un po’ lavori per realizzare un progetto, per lasciare un segno. A me è sempre piaciuta la parabola dei talenti. E non mi riferisco solo alla necessità di far fruttare le doti che ti trovi, ma alle opportunità che la vita ti offre. Io ho cercato di mettere a frutto le situazioni in cui la vita mi ha messo».

(Corriere.it)

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui