Che fine ha fatto Astrazeneca? Per il Ceo l’ondata in Ue parte da quel rifiuto

100

Le dichiarazioni dell’ad smentite dagli esperti. L’azienda ora vuole iniziare a fare profitti col vaccino anti-Covid, praticamente sparito in Italia

 

“La scarsa diffusione del vaccino Astrazeneca potrebbe spiegare l’attuale aumento delle infezioni da Covid-19 in Europa”. Ad affermarlo è stato il ceo Pascal Soriot, ospite del programma Today di BBC Radio 4. Secondo l’amministratore delegato della multinazionale farmaceutica, coloro che hanno ricevuto il vaccino anglo-svedese hanno una protezione immunitaria più duratura contro il virus. Un’interpretazione sulla quale frenano molti addetti ai lavori intervistati dal Guardian, sottolineando l’efficacia dei vaccini a mRna nella lotta contro il Covid.

“Tutti i vaccini sono estremamente performanti. Tutti favoriscono lo sviluppo dell’intera gamma di immunità, inclusi anticorpi neutralizzanti e diversi tipi di cellule T”, sostengono gli esperti, smentendo le parole di Soriot. Le cellule T o linfociti T sono un gruppo di leucociti appartenenti alla famiglia dei linfociti e svolgono un ruolo centrale nella immunità cellulo-mediata. Per Soriot il vaccino Astrazeneca ha una maggiore capacità di attivarle ed ”è davvero interessante osservare il Regno Unito. C’è stato un grande picco di infezioni, ma non così tanti ricoveri rispetto ad altre parti d’Europa. Nel Regno Unito il nostro vaccino è stato utilizzato per immunizzare le persone anziane, mentre negli altri paesi si è preferito non usare questa formula per loro”.

La Germania è stato il primo paese europeo a raccomandare di non somministrare il vaccino AstraZeneca alle persone di età superiore ai 65 anni alla fine di gennaio, citando la mancanza di dati sull’efficacia del vaccino in questa fascia di età. Altri paesi europei hanno seguito raccomandazioni simili, tra cui Italia, Francia, Polonia e Svezia. La storia travagliata di Astrazeneca, dopo che la cronaca ha raccontato di rari casi di trombosi ed è stato presunto un collegamento con l’utilizzo di questo vaccino, ha generato panico tra la popolazione: in tanti hanno preferito saltare l’appuntamento con Astrazeneca, che in Europa è stato progressivamente accantonato.

In Italia resta consigliato agli over 60 e durante l’estate è stato usato principalmente per le seconde dosi e il numero di iniezioni è drasticamente sceso. Basta osservare i dati proiettati sulla piattaforma del governo per comprendere il tracollo delle somministrazioni. A maggio di quest’anno le dosi giornaliere somministrate erano circa 60mila, ad agosto si è passati a 200, oggi non ce n’è più praticamente traccia.

Le dosi Astrazeneca continuano comunque a circolare, anche sotto forma di cessione ai paesi più poveri, nell’ambito del programma di distribuzione internazionale Covax, che ha come obiettivo l’accesso equo ai vaccini anti-Covid. Il Serum Institute of India (Sii), produttore del Covishield, nome commerciale del vaccino contro il coronavirus di AstraZeneca, ha ricevuto l’autorizzazione a esportare cinque milioni di dosi in quattro Paesi: il Bangladesh, il Nepal, il Tagikistan e il Mozambico. Il governo del Nepal ha allargato la campagna di vaccinazione contro il coronavirus a tutta la popolazione di età superiore a 18 anni. Finora era stato adottato il criterio dei gruppi mirati. Lo ha annunciato un portavoce del ministero della Sanità, Samir Kumar Adhikari, spiegando che il cambiamento è stato reso possibile proprio dal fatto che ora le forniture sono regolari. Anche il Canada ha donato al Nepal dosi del vaccino contro il coronavirus di AstraZeneca, 368 mila. L’Arabia Saudita ha donato al Bangladesh 1,5 milioni di dosi. Il Giappone, invece, fornirà vaccini AstraZeneca all’Egitto, sempre attraverso il meccanismo Covax.

AstraZeneca intanto ha deciso di iniziare a fare profitti col vaccino anti Covid: non siglerà nuovi accordi per la fornitura del suo vaccino senza scopo di lucro, come avvenuto sino ad adesso. L’azienda ha già firmato una serie di contratti per il prossimo anno da cui prevede di ricavare i suoi primi guadagni diretti dal vaccino, che però continuerà a essere fornito senza fini di lucro ai paesi più poveri attraverso il programma Covax. “Abbiamo iniziato senza profitto per aiutare a superare la crisi sanitaria mondiale, ma abbiamo sempre detto che saremmo passati a realizzare un profitto sul vaccino. Non è qualcosa su cui pensiamo di fare un enorme guadagno ma il virus sta diventando endemico, il che significa che dobbiamo imparare a conviverci”, ha spiegato il ceo per motivare la scelta.

Dall’inizio dell’anno i ricavi di AstraZeneca hanno raggiunto i 2,2 miliardi proprio grazie alle vendite del vaccino contro il Covid, di cui 736 milioni in Europa, corrispondenti a 580 milioni di dosi vendute nel mondo. A differenza dei rivali, il gruppo farmaceutico anglo-svedese ha finora venduto il suo siero a prezzo di costo.

Il costo delle vendite è triplicato di anno in anno, i costi di ricerca sono raddoppiati e il gruppo ha pagato 350 milioni di dollari di tasse.
Il ceo Pascal Soriot, ha sottolineato “la forte crescita del fatturato e un’eccezionale erogazione di farmaci in fase di sviluppo, con 8 in fase tardiva compresa la combinazione di anticorpi promettenti nella prevenzione e nel trattamento del Covid”.

L’azienda aveva riferito infatti circa un mese fa di aver ottenuto risultati positivi negli studi clinici di fase 3 sul suo farmaco AZD7442, un cocktail di anticorpi contro il Covid. “L’aggiunta di Alexion rafforza il nostro impegno a portare terapie innovative ai pazienti di tutto il mondo” e “prevediamo di concludere l’anno su basi solide, mantenendo le nostre previsioni”, ha aggiunto Soriot. AstraZeneca ha annunciato a metà luglio di aver ottenuto il via libera dal Regno Unito per l’acquisizione di 39 miliardi di dollari della biotech americana Alexion, specializzata in malattie rare.

(Huffpost)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui