Soldati accusati di aver picchiato i giornalisti, la Polonia li elogia

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Tre reporter internazionali sostengono di essere stati ammanettati, perquisiti e insultati per un’ora mentre documentavano la crisi dei migranti al confine con la Bielorussia. Un audio confermerebbe la loro versione ma Varsavia e i vertici militari li difendono

Alcuni soldati, accusati di aver attaccato un gruppo di giornalisti internazionali che stavano documentando la situazione dei migranti al confine con la Bielorussia, sono stati elogiati dal governo della Polonia. Il ministro della Difesa ha deciso di conferirgli un riconoscimento per il lavoro che stanno svolgendo, affermando che le accuse nei loro confronti sono infondate. “Immagina di essere nel mezzo di un attacco ibrido”, e all’improvviso “tre persone mascherate e incappucciate si aggirano furtivamente attorno a un campo militare”, ha detto il ministro Mariusz Błaszczak, in un’intervista a Rmf Fm, sostenendo che i militari avrebbero semplicemente fatto il loro dovere per “garantire la sicurezza” affrontandoli. I soldati “devono reagire con fermezza e loro hanno fatto”, ha affermato Błaszczak. “Hanno ricevuto un premio da me. Nel senso che ho elogiato la loro condotta”, ha spiegato.

Come scrive Notes from Poland i giornalisti però raccontano un’altra versione dei fatti. Secondo una dichiarazione pubblicata da Press Club Polska, Maciej Nabrdalik (New York Times), Maciej Moskwa (collettivo di documentari Testigo) e Martin Divíšek (European Pressphoto Agency) stavano documentando la presenza militare nei pressi del villaggio. I tre reporter hanno affermato di essersi presentati ai soldati fuori dal campo militare e di averli informati dei loro piani per scattare fotografie. Ma poi, dopo aver guidato verso Michałowo, sono stati fermati da uomini in uniforme dell’esercito polacco che hanno ordinato loro di scendere dall’auto, per poi ammanettarli e perquisirli per un’ora.

Delle foto pubblicate su Twitter mostrano dei segni lasciati dalle manette ai polsi dei giornalisti e delle registrazioni vocali rivelano i modi violenti utilizzati e delle affermazioni che facevano chiaramente intendere che i militari sapessero che si trattava di giornalisti. “Esci subito da quella ca**o di macchina o ti trascino fuori”, si sentono dire i soldati nella registrazione. “Svuota tutto quello che hai nelle tasche e buttalo a terra, o lo tirerò fuori da solo”. Poi quando gli viene detto che Divíšek, che è ceco, non capisce il polacco, uno dei soldati risponde: “Allora traduci per lui. E metti quella fottuta telecamera a terra, e anche la giacca. Fottuti giornalisti”. Poi un alto aggiunge: “Alzate le mani, così smetterete di scattare foto” Nella clip audio – che è stato pubblicata da Tvn24 e Oko.press – si sente poi che i soldati discutono del valore dell’equipaggiamento dei giornalisti e di come dovrebbe essere distrutto o rubato. “Ora devi portare a casa questa fotocamera. Devi distruggerla, devi accendere un fuoco”, dice uno di loro. “Mia moglie ha detto di recente che le piacerebbe averne una”, risponde un altro.

Maciej Nabrdalik del New York Times, ha definito i soldati “teppisti in uniforme” e ha affermato che “con ogni singola azione, hanno infranto la legge”. Poi ha anche accusato il ministero della Difesa di aver rilasciato una dichiarazione sull’incidente che era “piena di bugie”. E a difendere i militari si è schierato anche il generale Tomasz Piotrowski, comandante operativo delle forze armate polacche, che ha garantito in una conferenza stampa che “nessuno ha colpito nessuno, nessuno ha insultato nessuno, nessuno ha spintonato nessuno”. Piotrowski ha sostenuto che i giornalisti non portavano alcun documento d’identità che era difficile capire quello che dicevano visto che parlavano attraverso mascherine, lasciando intendere che avrebbero potuto essere stati scambiati per dei migranti: “Era da tempo che non si rasavano la barba, cosa che in una situazione di visibilità limitata può essere interpretata in vari modi”.

(RomaToday)

 

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