Sì al suicidio assistito, è la prima volta in Italia 

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Un’altra battaglia per i diritti civili vinta nel vuoto della legge. Il comitato etico dell’Asl Marche ha stabilito che Mario, nome di fantasia, può ricorrere al suicidio assistito sulla base della sentenza 242 del 2019 della Corte costituzionale emessa dopo il caso di Dj Fabo.

Mario, ex autotrasportatore, è tetraplegico da 10 anni in seguito a un incidente stradale; è attaccato alle macchine per vivere, è in grado di intendere e volere, la sua condizione è irreversibile e ha deciso che non vuole più soffrire. Tutte condizioni necessarie, in base alla legge, per domandare il suicidio assistito; ora è il primo cittadino italiano autorizzato a ricorrere al suicidio assistito, dopo una lunga battaglia legale aiutato dall’associazione Luca Coscioni.

Mario infatti ha dovuto denunciare penalmente per omissione d’atti d’ufficio l’ASL Marche che non aveva neppure verificato il suo stato di salute dopo la sua richiesta di suicidio assistito. Dopo la denuncia la svolta e il diritto per Mario di prendere il farmaco che lo aiuterà a morire, non si sa ancora quale. “Ora mi sento più leggero”, ha commentato Mario saputa la notizia.

Nell’agosto di quest’anno Mario aveva anche scritto una lettera aperta al primo ministro Mario Draghi e al ministro della salute Roberto Speranza, ribadendo la sua volontà di morire con dignità.

Apripista è stata la battaglia di Fabiano Antoniani, il Dj tetraplegico e cieco dopo un incidente, che Marco Cappato aiutò a morire in Svizzera nel 2017 per poi autodenunciarsi alle autorità italiane. L’assoluzione di Cappato da parte della corte d’assiste di Milano è diventata una pietra migliare della giurisprudenza in materia di fine vita mentre il parlamento da anni gira intorno alla legge sul fine vita senza legiferare, motivo per cui i radicali hanno deciso di lanciare un referendum sull’eutanasia.

(Euronews)

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