Napoli. Pietà per quel ladro di marmitte, ucciso da schiacciante povertà

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Giuseppe F. aveva 45 anni, era disoccupato, è morto sotto il peso dell’auto

E se resta ancora un soldo di compassione, non sarà certo uno spreco metterlo sul conto, non più in sospeso, che Giuseppe F., aveva con la vita.

Quarantacinque anni, disoccupato, malvivente di giornata, Giuseppe F. è morto schiacciato sotto il peso dell’auto dalla quale stava cercando di rubare la marmitta, un pezzo dal quale si ricava il palladio, che sul mercato nero, così assicurano, ha acquistato valore.

Quando il proprietario ha cercato di riprendersi l’auto, ha visto che da sotto il vano bagagli spuntavano due gambe. Il cric aveva ceduto.

È accaduto a Pianura, periferia nord di Napoli, il posto dove senza compassione – l’unguento del cuore ai mali che il mondo produce – non è proprio possibile vivere. Ne occorre da sempre molta, mentre per il mondo il bisogno addirittura dilaga, e fa versare lacrime per un bambino morto di freddo in un accampamento di migranti di fronte a muri e filo spinato, o per altri annegati, sempre nel mare nero dei senza patria. O, su un altro versante, per donne assalite e uccise da un odio maschile malato. E compassione chiede, come atteggiamento per stare al mondo, questo tempo così difficile e tormentato. Così finisce che anch’essa viene alla fine messa alla prova: ne occorre tanta da far temere che alla fine possa in qualche modo consumarsi, o perdere efficacia di fronte a invocazioni e implorazioni sempre più dolorose ed esigenti.

Al cospetto dei tanti drammi che il mondo mette in fila, il furto e la vita andata a male di Giuseppe F. parrebbero non valere che un’alzata di spalle, forse un sospiro di commiserazione che solo alla lontana, e per una falsa assonanza, evoca quella misura di ben altra grandezza che si chiama compassione. Ebbene è proprio questa di cui ha bisogno e che tocca anche a lui, caduto senza gloria dalla scala più infima di quell’arte di arrangiarsi che continua a essere, soprattutto al tempo della pandemia, uno dei “mestieri” della vita grama di una città ancora una volta classificata, seppure in maniera ingiusta e sbrigativa, da Terzo Mondo.

La pietà, perché di questo si tratta, spetta di diritto anche al ladro di marmitte che ci ha rimesso la vita. Pure per lui vale, deve valere, la regola d’oro per cui la pietà, come la misericordia, non occorre meritarla. È il più gratuito dei doni toccati in sorte a un’umanità perché resti tale. E serve a Giuseppe questa misericordia senza sconti, per far da contrappunto, e alla fine svergognare come un affronto, proprio quella commiserazione falsa e malata che dal mondo della malavita colpisce chi cade sconfitto, E tanto più, se per una vicenda di poco conto. Giuseppe F., ai loro occhi nient’altro che un ladro di marmitte. Un furto andato male. Ma ha ceduto il cric. Resti senza buchi la rete della misericordia.

(Avvenire)

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