L’ecatombe infinita del Mediterraneo e le fantasticherie del ministro Di Maio

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Continuiamo ad aggiornare il bilancio delle vittime e registrare lacrime di coccodrillo, farneticazioni di chi dovrebbe rendere conto dei risultati ottenuti e invece si avventura in evocazioni di improbabili piani Marshall

Continuiamo a raccontare stragi di innocenti. Di morti in mare. Continuiamo ad aggiornare il bilancio delle vittime di una ecatombe senza fine. E registrare frasi fatte, lacrime di coccodrillo, farneticazioni di chi dovrebbe rendere conto dei risultati ottenuti e invece si avventura in evocazioni di improbabili piani Marshall per il Mediterraneo.

Ennesima strage di migranti nel Mediterraneo.

Lo riporta via Twitter l’Organizzazione internazionale per le migrazioni che scrive: “Oltre 75 migrantisono annegati mercoledì dopo essere partiti dalla Libia, secondo il racconto di 15 sopravvissuti salvati dai pescatori e portati a Zuara”. “Questo è il costo dell’inazione”, osserva l’Oim ricordando che dall’inizio dell’anno “almeno 1.300 persone sono annegate”.

Scrive Fabio Albanese corrispondente de La Stampa da Catania: «Questo è il costo dell’inazione», dice Safa Msehli dell’Oim che ricorda come da inizio anno «almeno 1300 uomini, donne, bambini sono annegati nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale». Un numero enorme, ben più alto di quello registrato in tutto il 2020 quando erano stati 978. D’altronde, quest’anno le partenze di migranti da Libia e Tunisia sono state ben più alte dell’anno scorso mentre il dispositivo di controllo e di soccorso in mare, da anni ormai «arretrato» quasi sotto le coste dei Paesi europei del Mediterraneo, non è sufficiente a prevenire tragedie simili. Appena il giorno prima di questa ennesima tragedia, la nave Geo Barents di Medici senza frontiere in quello stesso mare aveva effettuato il suo terzo salvataggio di migranti in 24 ore, portando a bordo 99 vivi e dieci cadaveri di persone morte asfissiate sul fondo della barca. Tutti sono stati sbarcati ieri a Messina. Le partenze da Libia e Tunisia, nonostante i continui e spesso brutali interventi delle Guardie costiere di quei due Paesi, non si sono fermate nemmeno in giornate in cui il mare era molto mosso. La Guardia costiera italiana nelle ultime ore è intervenuta per salvare diverse centinaia di migranti: il più imponente intervento è avvenuto la notte scorsa una settantina di miglia a Sud Est di Pozzallo, nel mare Jonio in area Sar italiana, dove nave Dattilo, con l’intervento di alcune motovedette arrivate da Sicilia e Calabria, ha preso a bordo circa 350 migranti, tra loro 40 minori, che erano su un peschereccio in difficoltà per le cattive condizioni del mare e perché sovraffollato. Per ore, l’imbarcazione era stata «sorvegliata» da almeno quattro navi mercantili e, dall’alto, da un aereo della Guardia costiera e da uno di Frontex. Un altro intervento è avvenuto a sud di Lampedusa; in questo caso le persone salvate sono 70 e, dice la Guardia costiera, «non risultano dispersi». Potrebbero essere quegli stessi migranti per cui Alarm Phone già ieri aveva chiesto a Malta e Italia di intervenire. Oppure le circa 75 persone per le quali l’Ong Sea Watch aveva chiesto aiuto già giovedì scorso, quando il loro aereo da ricognizione Seabird le aveva avvistate su un barcone, una settantina di miglia a Sud di Lampedusa e che l’aereo ha ri-avvistato oggi, stavolta a una trentina di miglia dall’isola delle Pelagie”.

Le fantasticherie del ministro

Sulle migrazioni l’Ue deve cominciare a fare partenariati forti con i Paesi del nord Africa inclusa la Libia, lo so che non è il modello di Paese che si aspetta il Nord Europa, ma delle due una: o li abbandoniamo a se stessi o come Ue facciamo un partenariato meridionale con i Paesi del Nord Africa, li stabilizziamo e da lì aiutiamo a stabilizzare il Sahel”. Così il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, al 5° Festival delle Religioni a Firenze. “O capiamo che l’Africa è la destinataria naturale di un piano Marshall europeo o “pagheremo lo scotto”, ha avvertito il ministro.

Narrazione e realtà

Scrive Annalisa Girardi su fanpage.it: “La guardia costiera libica ha minacciato la Sea Watch 4. I militari libici hanno intimato alla nave umanitaria di allontanarsi (nonostante si trovasse in acque internazionali, a oltre quaranta miglia dalla Libia), affermando che altrimenti avrebbero portato tutti coloro che si trovavano a bordo in Libia. “E sapete come sono le regole in Libia”, si sente nelle registrazioni di bordo. Minacce e intimidazioni totalmente illegittime, da parte di un corpo militare che l’Italia continua a finanziare. “La cosiddetta guardia costiera libica ha minacciato l’equipaggio della Sea Watch 4, affermando che l’avrebbe sequestrato e portato in Libia. Una motovedetta libica ha fatto illegalmente pressioni sulla Sea Watch 4 perché abbandonasse la zona, anche se la nave si trovava in acque internazionali”, ha scritto la Ong su Twitter pubblicando le registrazioni di bordo in cui si sentono i militari libici via radio. “Sea Watch, cambia direzione e abbandona l’area immediatamente”, afferma la voce di un militare libico. Subito la risposta da parte della nave umanitaria: “Queste non sono acque territoriali libiche, siamo in acque internazionali. Sono a più di 40 miglia a nord dalle coste della Libia. E l’innocent passage è garantito dalla legge”. Per “innocent passage” si intende un concetto del diritto marittimo che consente alle navi di passare per acque arcipelagiche e territoriali di un altro Stato, soggette a restrizioni, in determinate condizioni. Condizioni regolate dall’articolo 19 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, per cui sostanzialmente non si pregiudichi la pace, l’ordine o la sicurezza dello Stato costiero”.

Crimini contro l’umanità

Probabili crimini di guerra e crimini contro l’umanità sono stati commessi in Libia: è quanto emerge dal primo documento pubblicato recentemente a Ginevra dalla Commissione di inchiesta indipendente voluta a giugno 2020 dal Consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite (Unhcr). “Vi sono fondati motivi per ritenere che in Libia siano stati commessi crimini di guerra e che le violenze perpetrate nelle carceri e contro i migranti possono costituire crimini contro l’umanità”, si legge nel comunicato odierno.

Violazioni del diritto internazionale

“Le nostre indagini hanno stabilito che tutte le parti in conflitto, compresi Stati terzi, combattenti stranieri e mercenari, hanno violato il diritto internazionale umanitario”, afferma Mohamed Auajjar, presidente della missione conoscitiva. “Alcune hanno anche commesso crimini di guerra”, ha aggiunto. La Commissione ha quindi identificato individui e gruppi – sia libici che attori stranieri – che potrebbero essere responsabili delle violazioni, degli abusi e dei crimini commessi nel Paese nordafricano dal 2016 ed ha elaborato un elenco “confidenziale” che rimarrà tale fino a quando non si “presenterà la necessità della sua pubblicazione o condivisione con altri meccanismi pertinenti”, ha spiegato l’Onu.

Abusi “organizzati” in mare e nelle carceri

La Commissione di Fact Finding stabilita dal Consiglio Onu sui Diritti umani aveva il mandato di documentare presunte violazioni e abusi dall’inizio del 2016. La missione tra l’altro ha esaminato la situazione di migranti, rifugiati e richiedenti asilo. Sono vittime di “abusi in mare, nei centri di detenzione e per mano dei trafficanti”, denuncia Chaloka Beyani, membro della Commissione, che parla di “violazioni su vasta scala commesse da attori statali e non statali, con un alto livello di organizzazione, il che suggerisce crimini contro l’umanità”.

In attesa di risposta

In passo indietro nel tempo: 9 aprile 20121.

Una lettera aperta al premier Draghi sulle violazioni sistematiche dei diritti umani perpetrate in Libia contro migranti e rifugiati. A scriverla è l’associazione Medu, Medici per i diritti umani. “Signor Presidente del Consiglio – si legge nella lettera – è con stupore e grande preoccupazione che abbiamo appreso quanto da Lei dichiarato in occasione della sua visita a Tripoli e della soddisfazione che ha ritenuto di dover esprimere per ‘quello cha fa la Libia con i salvataggi’ e, più in generale ‘sul piano dell’immigrazione’, ‘con l’aiuto e l’assistenza dell’Italia’”.

“A queste Sue dichiarazioni – prosegue il Medu – sentiamo il dovere di rispondere, ricordando le migliaia di testimonianze di persone sfuggite in questi anni agli atroci centri di detenzione e sequestro libici. Testimonianze raccolte dai medici, psicologi ed operatori socio-sanitari di Medici per i Diritti Umani che in vari progetti in Italia e in Niger prestano quotidianamente assistenza a migranti e rifugiati e che raccontano dei gravi crimini contro l’umanità commessi in Libia su vasta scala nei loro confronti. Atti ignobili come torture, stupri e violenze ai quali uomini, donne e bambini vengono sottoposti sistematicamente nei centri di detenzione ufficiali e non ufficiali, da parte di gruppi criminali, miliziani, soldati e funzionari di polizia spesso indistinguibili tra di loro. Violazioni commesse ripetutamente anche a seguito dell’intercettazione durante la tentata traversata del Mediterraneo da parte della Guardia costiera libica che riporta forzatamente i profughi inermi nei lager libici, nel corso di operazioni che hanno ben poco a che vedere con ‘salvataggi’, ma sono l’occasione di ulteriori soprusi e violenze nei loro confronti”.

“La Libia, Signor Presidente, non è un porto sicuro ma è tutt’ora La fabbrica della tortura che Medici per i Diritti Umani denunciava nel suo rapporto pubblicato un anno fa che raccoglie oltre tremila testimonianze dirette sopravvissute all’inferno libico dal 2014 al 2020. Con l’intento di farle giungere la voce di queste migliaia di persone da noi incontrate, desideriamo inviarle insieme a questa lettera aperta il suddetto rapporto che documenta come in oltre il 90% dei casi, i migranti e rifugiati detenuti in Libia hanno subito torture e trattamenti crudeli, inumani e degradanti proibiti dalle Convenzioni internazionali, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dalla nostra Costituzione. Teniamo a precisare che i nostri operatori continuano anche in questi giorni a raccogliere testimonianze delle atrocità commesse in Libia la cui fedele veridicità è tragicamente certificata dalle gravi sequele fisiche e psichiche impresse nel corpo e nell’anima dei sopravvissuti”.
“Apprendiamo dalle Sue più recenti dichiarazioni di ieri in risposta ad una precisa domanda in conferenza stampa che durante la Sua visita a Tripoli ha anche auspicato nei colloqui bilaterali il superamento dei centri di detenzione per migranti. È questo un fatto certamente positivo ma del tutto insufficiente di fronte  alla gravità e alle dimensioni di una tragedia che rimarrà nella storia. Crediamo, Signor Presidente, che sia veramente il tempo di lasciar da parte un po’ di realpolitik e mettere in campo per davvero quelle misure ‘umane, equilibrate ed efficaci’ a cui Lei stesso ha fatto riferimento”. “Auspichiamo, Signor Presidente – conclude il Medu – , che una maggiore consapevolezza del costo umano del sostegno incondizionato al Governo di Tripoli e dell’assistenza fornita alla Guarda costiera libica consentirà al suo Governo di adottare le misure indispensabili affinché l’Italia cessi di essere complice dei crimini contro l’umanità commessi in Libia”.

Sono trascorsi 7 mesi da quella lettera aperta. Sette mesi di silenzi. Pesanti. Inaccettabili.

La denuncia di Amnesty

Diana Eltahawy, vicedirettrice di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa, descrive con dovizia di dettagli le orribili condizioni nei centri di detenzione in Libia: “Nell’ultimo periodo abbiamo parlato con oltre 50 migranti, alcuni dei quali anche 14enni, che sono stati riportati in Libia dalla guardia costiera libica e sono stati sottoposti a detenzione arbitraria in condizioni orribili. Migranti e rifugiati ci hanno raccontato di essere regolarmente picchiati, privati del cibo, sottoposti ai lavori forzati e ci hanno spiegato che a loro viene richiesto un riscatto in cambiodella libertà. Le donne vengono stuprate dalle guardie oppure costrette ad atti sessuali in cambio di cibo e acqua. Le guardie impediscono loro di usare i bagni per diverse ore e questo succede anche alle donne incinte.Quelle che provano a resistere vengono picchiate“.

E poi il possente j’accuse rivolto all’Europa e in essa all’Italia.

“Queste situazioni si verificano in centri di detenzione che lo Stato ha riservato a soggetti vulnerabili e questa condotta ha, di fatto, legittimato quelli che prima erano casi di sparizione forzate, sostenuti dal governo libico.Tutto questo  – rimarca Eltahawy-  sta avvenendo col sostegno degli Stati membri della Ue e in particolare dell’Italia, che continua vergognosamente ad aiutare la guardia costiera libica a riportare la gente sulle sue coste. Amnesty International ha raccolto tantissime testimonianze di migranti e di rifugiati che sono stati intercettati dalla guardia costiera libica e costretti a tornare in Libia. Molti ci hanno raccontato il comportamento violento, pericoloso e incauto della Guardia costiera libica che spesso in alto mare ha messo in pericolo la vita dei migranti invece che fornirgli assistenza e salvarli“. E ancora: “Questo comportamento ha causato l’annegamento di diverse persone, nonostante i migranti avessero già avvistato gli aerei della Ue o altre navi che sono venuti meno all’obbligo di assistenza. Come risultato di questa mancanza di soccorso, i migranti sono stati riportati in Libia dove sono stati incarcerati in condizioni orribili, vedendosi negati tanti altri diritti umani e subendo torture, lavori forzati, stupri e altre violenze. Tutto questo – ribadisce la responsabile di AI  – accade ormai da oltre 10 anni, grazie anche al supporto della Ue e dei suoi Stati membri. Amnesty International chiede con forza alla Ue di sospendere immediatamente la cooperazione col governo libico per quanto riguarda l’immigrazione e il controllo delle frontiere. Solo in questo modo la vita umana avrà più valore rispetto alla politica”.

Nel frattempo, nel Mediterraneo si continua a morire. I lager libici continuano a funzionare come fabbrica di tortura.  La cosiddetta Guardia costiera libica continua a fare il lavoro sporco – i respingimenti in mare – per conto dell’Italia e con i soldi dell’Italia. Mentre il titolare della Farnesina vagheggia un “Piano Marshall” europeo…

(Globalist)

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