A Roma con la promessa di un lavoro, costretta a prostituirsi in un centro massaggi

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La donna, una cinquantenne di origini cinesi, è stata convinta a trasferirsi nella Capitale da una connazionale che l’ha sfruttata per mesi, dandole lo stretto necessario per mangiare

Attirata in Italia con l’offerta di un lavoro, costretta a prostituirsi in un appartamento adibito a “centro massaggi” in cui accoglieva clienti dalle 8 del mattino a mezzanotte e privata di qualsiasi genere di guadagno: un incubo per una cittadina cinese di 49 anni, finito quando ha trovato il coraggio di ribellarsi e denunciare.

La promessa di un lavoro e i “turni” da 16 ore

L’indagine è partita nel marzo del 2019, quando la donna ha fatto irruzione in un ristorante in zona Nomentano chiedendo aiuto: all’allibito titolare ha chiesto di chiamare il 112, denunciando di essere inseguita e minacciata da un uomo armato di coltello. Quando sul posto sono arrivati i carabinieri del presunto aggressore non c’era più traccia, ma il racconto della donna ha portato alla luce un giro di prostituzione organizzato in un appartamento poco distante.

La cinquantenne ha raccontato di essersi trasferita dalla Cina in Italia per cercare lavoro, e dalla Toscana di essere arrivata a Roma dopo avere preso contatti via chat con una connazionale. Giunta nella Capitale, alla donna sono state immediatamente dettate le regole: relegata nelle mura dell’appartamento, avrebbe dovuto intrattenere i clienti con prestazioni sessuali pagate tra i 30 e i 50 euro ricavandone un guadagno massimo di 20 euro per . La padrona di casa, la connazionale che l’aveva “assunta”, gestiva gli appuntamenti e intascava i soldi promettendo di consegnarle l’intera somma quando avesse deciso di tornare in Cina. Nel frattempo provvedeva lei e ad altri bisogni essenziali sostenendo di scalarli dalla cifra finale, uno sfruttamento che non prevedeva riposo o malattia.

Le minacce dopo la richiesta di uscire dal giro

Dopo qualche mese la cinquantenne, ormai stremata, ha deciso di tornare in Cina e ha chiesto i soldi accumulati, circa 8.000 euro: la connazionale a quel punto li ha negati e l’ha cacciata dall’appartamento, negandosi poi sia al citofono sia al telefono. La donna si è quindi presentata davanti al palazzo, ed è qui che è comparso un uomo, un cinquantenne anche lui di nazionalità cinese che ha iniziato a seguirla, spaventandola e spingendola a entrare nel ristorante e a chiedere aiuto.

Gli accertamenti successivi hanno spinto il gip a firmare un’ordinanza di custodia cautelare per la proprietaria dell’appartamento, accusata di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, e a sequestrare l’appartamento. In questi giorni in aula a Piazzale Clodio sono state ascoltate le testimonianze dei clienti che si erano rivolti al finto centro massaggi per prestazioni sessuali.

(RomaToday)

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