Il “salva-sindaci” in Parlamento. Verso la riforma dell’abuso d’ufficio

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In Senato abbinate tre proposte di Pd, M5s e Lega contro la paura della firma. Anci: “Non vogliamo immunità, ma rispetto”.

 

Il caso recente più eclatante è forse quello della sindaca di Crema, Stefania Bonaldi, indagata perché un bimbo nell’asilo della sua città si era schiacciato un dito. Attorno a lei i primi cittadini avevano fatto muro e colto l’occasione per chiedere una riforma delle norme che attribuiscono ai sindaci una responsabilità troppo grande, abnorme per certi aspetti. Ma quello di Crema è solo uno dei tanti casi di sindaci finiti indagati o, peggio, imputati, per cose di cui oggettivamente non avrebbero mai potuto avere il controllo. Dopo le richieste delle associazioni – Anci in primis – e di tanti amministratori, in Parlamento qualcosa si sta muovendo per cambiare la legge sull’abuso d’ufficio. Per salvare i sindaci da norme troppo vaghe, che fanno ricadere sulle loro spalle ogni genere di responsabilità, fino al punto di dissuadere gli aspiranti amministratori dal candidarsi. O, peggio, dal far crescere nei primi cittadini la cosiddetta paura della firma. Che impedisce di svolgere serenamente il proprio lavoro.

Alla Camera una proposta c’è già da tempo. Si chiama “Liberiamo i sindaci” è sta compiendo gli ultimi passi in commissione alla Camera e probabilmente già la prossima settimana arriverà in Aula. Sottoscritta da migliaia di sindaci, è stata depositata da Roberto Pella, vicepresidente dell’Anci nonché deputato di Forza Italia. Sindaco di lunghissimo corso – “sono al mio quarto mandato, nel comune di Valdengo, provincia di Biella”, dice ad Huffpost – si augura che il provvedimento venga approvato il prima possibile. “Non chiedo ai partiti bandierine, ma sintesi, norme che nascano e crescano in Parlamento, perché questa è materia nostra. Dobbiamo dimostrare solidarietà ai sindaci che, oltre ad avere una responsabilità illimitata, si trovano, soprattutto nei piccoli comuni, con pochi fondi per amministrare e paghe basse”.

E forse questa volta la sintesi non è impossibile da raggiungere. Alla Camera come al Senato. A Palazzo Madama pochi giorni è stato avviato in commissione l’iter di tre proposte di legge. Sono stati abbinati tra loro tre progetti scritti rispettivamente da Lega, Pd e Movimento 5 stelle. Presentano delle differenze, ma nulla di inconciliabile. Il fatto che viaggeranno insieme nel tentativo di diventare un testo solo rende l’idea di quanto sia trasversale il tema.

La proposta del Carroccio – il primo firmatario è il presidente della commissione Giustizia in Senato, Andrea Ostellari – ha come obiettivo quello di sottrarre al giudice penale  quasi tutti gli atti dei sindaci. Basta il tribunale amministrativo, è il senso della proposta. Al vaglio del giudice penale resterebbero soltanto gli atti compiuti in presenza di un palese conflitto d’interesse, di tipo familiare ad esempio che, si legge nella scheda di presentazione “imporrebbe l’obbligo di astensione”. La proposta dem invece, a prima firma del presidente della commissione Affari costituzionali Dario Parrini, aggiunge un secondo comma all’articolo 323 del codice penale, quello che disciplina appunto l’abuso d’ufficio. Con questa nuova norma si stabilirebbe che affinché ci sia reato, ogni violazione “si deve intendere riferita a norme relative a competenze espressamente attribuite ai sindaci”. Non una responsabilità senza confini, insomma. Ma l’eventuale reato è limitato ai casi in cui il sindaco non rispetta la legge per materie strettamente a lui attribuite. Per i reati omissivi impropri, quelli cioè che vengono compiuti quando un determinato evento non viene impedito, il sindaco dovrebbe rispondere solo per dolo o colpa grave. con una legge del genere, ad esempio, la sindaca di Crema non sarebbe mai stata indagata. E, probabilmente, anche le sorti dell’ex sindaca di Torino, Chiara Appendino – condannata per i fatti di piazza San Carlo – sarebbero state diverse.

“Dobbiamo mettere riparo a un’ingiustizia che si registra nel nostro Paese”, dice Parrini ad Huffpost. Conosce bene la materia perché anche lui è stato sindaco. Ha amministrato a Vinci, in Toscana, dal 2004 al 2013. “Essere sindaco è impegnativo, comporta sacrifici, ma non può essere anche un lavoro pericoloso. Servono maggiori tutele nei confronti dei rischi abnormi, e non più comprensibili, che i primi cittadini corrono”. La responsabilità oggettiva di cui sono impregnate le regole attuali, continua il senatore, ”è  troppo indeterminata e troppo facilmente invocabile”. Ed ecco perché mai come ora urge cambiare, “per tutelare un ganglio fondamentale delle nostre istituzioni”.

La terza proposta arriva dai pentastellati, a prima firma di Maurizio Santangelo. L’obiettivo – si legge – è “porre rimedio ad un vulnus rappresentativo e democratico non più tollerabile che affligge gli amministratori locali”. La proposta punta a circoscrivere la responsabilità dei sindaci “con un chirurgico intervento” di modifica al testo unico degli enti locali. In sostanza, si legge nella relazione, la responsabilità per violazione dei doveri d’ufficio esisterebbe solo nei casi di dolo o colpa grave.

Le possibilità di arrivare a una riforma, questa volta, ci sono. Lo chiedono da anni, con sempre più insistenza, i sindaci. I numeri, del resto, sono impietosi: secondo i dati diffusi recentemente dall’Anci il 60% delle inchieste nei confronti dei sindaci viene archiviato, il 20%, invece, si estingue davanti al giudice delle indagini preliminari. Il resto va a processo, ma solo nel 2% dei casi si arriva a una condanna definitiva.

“Bisogna dare alla magistratura la possibilità di distinguere tra i casi in cui l’ipotesi di reato è concreta e quelli in cui, invece, si finisce solo nel tritacarne. E a pagare non è solo il sindaco, ma anche la sua famiglia, e spesso pure chi lavora con lui”, ci spiega ancora il vicepresidente dell’Anci Pella, che ricorda come proprio la disciplina dell’abuso d’ufficio sia la ragione principale per cui “il sindaco in Italia non vuole farlo più nessuno”. E non è una frase retorica, basta pensare alle ultime amministrative – nelle città, ma soprattutto nei piccoli comuni – per avere un quadro completo della situazione. E a chi potrebbe pensare che i sindaci plaudano a queste potenziali modifiche per sfuggire al giudice, Pella risponde: “Non vogliamo immunità, ma rispetto”. C’è da scommettere che la stragrande maggioranza dei colleghi sia d’accordo con lui.

(Huffpost)

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