Discutiamo fino allo sfinimento sul vero tema del Ddl Zan: i bambini

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Dovremmo dirlo proprio noi, comunità Lgbtqi: giù le mani dai bambini (o del perché in Italia i diritti non avanzano più)

 

Riparte la discussione sul DDL Zan e di nuovo sul tavolo ci sono sostanzialmente due questioni: lo stralcio della definizione di “identità di genere” (ne avevo parlato a lungo con Laura Caruso su HuffPost e avevamo smontato un po’ di stupidaggini) e il tema della giornata contro l’omotransfobia da fare (facoltativamente) nelle scuole. Facoltativa, il che è già un ampio compromesso, ma almeno dava modo alla comunità scolastica: studenti, alunni, insegnanti, presidi e genitori di discuterne e magari di avanzare.

Mentre scrivo la parola “avanzare” mi rendo conto di esprimere, ovviamente, una opinione. Per me parlare di quei temi nelle scuole, anche nelle scuole elementari significa avanzare. Far avanzare i bambini e le bambine affinché possano conoscere i mille modi di essere senza rispondere a stereotipi di genere che generano ruoli, aspettative e probabilmente anche tanta violenza inutile anche da adulti (uomini che devono dimostrare forza, capacità di tenere la moglie e non “farsela scappare” e che magari poi l’ammazzano ma l’onore è salvo!, donne che devono essere femminili, madri, sottomesse, etc).

Non è un caso che i due temi “di fuoco” del DDL Zan riguardino i bambini. Lo stesso tema dell’identità di genere riguarda moltissimo come comportarsi davanti a un bambino o ad una bambina o un/un’adolescente che non si riconosce nel proprio genere biologico e magari in nessuno dei due.

Quando ero bambina (come abbiamo raccontato con Filippo Paris nella graphic novel “Qui c’è tutto il mondo”) avrei dato via tutto il mio regno per incontrare una persona adulta che mi avesse spiegato che tutte le cose che sentivo sulla mia identità di genere e sul mio orientamento sessuale non erano sbagliate. Erano semplicemente il mio modo di essere anche se quel modo era diverso da quello degli altri. E avrei dato sempre tutto il mio regno perché una persona adulta spiegasse ai miei compagni di classe delle elementari che se mi facevano giocare a calcio con loro non faceva alcuna differenza, anche se ero femmina. Se qualcuno avesse spiegato a tutti (sia a me che a loro) che non esistevano biciclette da maschio, giochi da femmina e vestiti per gli uni e per le altre il mio mondo e forse anche quello dei miei compagni di un paesino in provincia di Bergamo sarebbe stato migliore.

 

Quando si discute di andare nelle scuole a parlare di questi temi, chi è in malafede dice subito:” i bambini sono piccoli, non capirebbero e non si deve parlare di sesso a scuola”.

Ci sono due errori in quella frase: che si tratti di “sesso” e che i bambini non capiscano. Sono le stesse obiezioni su tema della parità di genere. Non si vuole dire ai bambini che le possibilità di una bambina siano le stesse di quelle di un bambino. Si tende a far crescere i bambini dando loro indicazioni chiare sul loro genere: giochi separati, attività separate, colori distintivi, aspettative diverse. Quello dei “bambini” è il grande mondo che potremmo cambiare per avere adulti migliori che non ammazzano le mogli o che pestano un ragazzo gay o una persona trans, ma scegliamo sempre e solo di inasprire le pene per gli adulti senza andare a fondo e uccidere i mostri culturali che hanno generato quei mostri. Le pene sono inutili senza cultura.

Perché il tema è proprio lì: giù le mani dai bambini dovremmo dirlo proprio noi, donne e comunità LGBTQI, chiedendo che finisca questa sorta di propaganda di ruoli che fa solo male ai bambini, agli adulti che saranno, alla cultura di questo Paese. Il tema, di nuovo, è lo stesso che ha bloccato la step-child adoption al tempo dell’approvazione delle unioni civili e che ora rende difficile la strada verso il matrimonio egualitario che aprirebbe la strada alle adozioni omosessuali.

Perché? Sempre per lo stesso motivo: una sorta di muro gigante che afferma che due omosessuali sono in fondo in quanto tali, incapaci di crescere dei figli, di fare loro “bene” nella crescita. E non fa nulla se ormai le scuole sono piene di bambini e adolescenti, cresciuti sani e felici nelle migliaia di famiglie omogenitoriali che hanno sfidato i divieti e sono nate comunque.

Una cosa vorrei da parte di tutti gli attori coinvolti, anche quelli contrari: discutiamo di questo. Discutiamo fino allo sfinimento del vero tema che è in ballo, senza timore: i bambini. Ne usciremo tutti migliori, soprattutto loro.

(Huffpost)

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