Quando la politica con la “p” minuscola si impossessa della Scuola.

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Guardiamo i fatti invece delle parole.

Fino allo scorso anno, il limite sotto il quale un istituto scolastico non poteva avere un dirigente scolastico ed un direttore amministrativo titolari era di 600 alunni iscritti, al di sotto la scuola è ritenuta sottodimensionata e non dovrebbe sopravvivere, bensì essere accorpata ad altre.

In sintesi nessun docente perde posto negli accorpamenti e, se una scuola è sottodimensionata, non si perde posto né del DS né del DSGA perché questi sono titolari altrove e qui solo reggenti.

La “Don Milani” è sotto questo livello ormai da anni mentre il “Cena” si sta avvicinando pericolosamente a questo livello a causa di un trend di flessione delle nascite nel territorio ed in Italia in generale. Entrambe le Scuole comunque, attualmente, non hanno DS né DSGA titolari.

Non conosciamo la situazione interna del “Cena”, ma certamente il turn over di DS e l’assenza di DSGA ha comportato tutta una grave serie di problemi interni alla “Don Milani” per cui al suo Consiglio di Istituto (organo Politica della Scuola) un paio di anni fa è venuta in mente di approvare la proposta di unire due piccole scuolette per farne una grande che potesse risolvere i problemi riscontrati sinora (per la “Don Milani”) o riscontrabili in futuro (per il “Cena”).

Come dirigente scolastico ho allora cercato di avere contatti con il “Cena” che, anche per via delle problematiche più serie legate al CoViD, ha sempre preso sottogamba la proposta, rinviando contatti veri e propri e la consultazione del proprio Consiglio di Istituto fino alla riunione di un paio di settimane fa. Durante quella riunione fra i due dirigenti reggenti, alla presenza di collaboratori dei due dirigenti e della presidente del Consiglio di Istituto del “Don Milani” (quale promotrice ed ideatrice del progetto), è stato ribadito ufficialmente dal dirigente del “Cena” che la proposta era esclusa sia perché i tempi erano troppo stretti (per proporre qualcosa al Comune ed avere una delibera di Giunta Comunale mancavano solo pochissimi giorni) sia perché gli “umori” erano contrari. Preso atto degli “umori” contrari del “Cena”, peraltro allora non suffragati da alcuna riunione ufficiale del loro Consiglio di Istituto, ci si è ritirati di buon grado, anche perché nel frattempo il Governo aveva ridotto a 500 il numero di alunni necessari per avere una scuola correttamente dimensionata ed il problema della “Don Milani” era risolto da sé.

Il Comune, invitato a quella riunione, non aveva potuto partecipare e si era ripromesso di ascoltare ufficialmente le proposte dalle varie scuole. Proposte che, oltre la nostra, non credo ci siano, anche perché molti coltivano il proprio orticello infischiandosene di ciò che sia meglio o peggio per i ragazzi, soprattutto se residenti nelle lontane periferie a sud di Cerveteri centro. Adeguandomi a questo pensiero, io stesso, come dirigente della “Don Milani”, sarò il primo a proporre al Consiglio di Istituto della “Don Milani” di ritirare la proposta di accorpamento per lasciare alcuni vantaggi agli allievi della Scuola che dirigo. Infatti, la cattedra di strumento musicale (con la quale insegniamo gratuitamente pianoforte, chitarra, violino e flauto con rapporto 1 a 1 ai nostri ragazzi), che avrebbe permesso anche a ragazzi abitanti lontano da Valcanneto, Ceri o I Terzi di usufruirne, in questo modo rimarrà riservata ai soli studenti della Don Milani e gli studenti del “Cena” non potranno usufruirne. Da considerare che l’ipotesi di condividere con il “Cena” lo studio dello strumento musicale è solo la prima delle cose che si sarebbero potute fare. Accorpare, infatti, non significa “togliere”, ma moltiplicare l’offerta formativa, la capacità di accogliere alunni, la richiesta di fondi, l’organico. Questo non è stato compreso da chi fa “politica” per i propri interessi e non “Politica” per il bene sociale. Amen!

A proposito della differenza fra “politica” e “Politica”, desidero poi rispondere alle “battute” dei soliti noti di Cerveteri, politici di lungo corso, chiarendo che io non sono il politico di turno, simile a loro, che deve curare i propri supporter o guadagnarne altri basandosi sulla ignoranza propria e altrui. Se mi hanno candidato al Comune in cui risiedo, oltretutto in una lista civica che vede fra i suoi eletti e fra i suoi futuri assessori persone di destra e di sinistra, è stato perché qualcuno ha creduto nel mio pensiero e nel mio modo di agire. Come saprete, questo non è stato sufficiente: non sono consigliere comunale, né, credo, lo sarò perché ho saputo di essere sgradito a molti (di destra e di sinistra) per la mia verve di difensore della legalità e dei più deboli. Insomma, come già spesso chiarito, io faccio “Politica” agendo, cioè lavorando e difendendo i bambini ed i più deboli. Invece non faccio “politica” al servizio di nessun partito e non imbonisco nessuno. Credo infatti che i tifosi debbano rimanere allo stadio, mentre nella vita civile si debba ammirare chi, a prescindere dal proprio credo politico, abbia una visione Politica atta al miglioramento della nostra società. Insomma, agli attacchi politici verso la mia persona perché sono stato candidato a Bracciano (come se candidarsi sia un atto grave, ma allora dovrebbe spiegare meglio la propria posizione chi è stato eletto in passato o chi fa politica attiva) credo di avere risposto. Io agisco e non imbonisce nessuno perché mi interessa la Politica e non la politica.

L’attuale amministrazione comunale di Cerveteri non ha necessità della mia difesa d’ufficio, per cui non aggiungo altro. Faccio solo notare, a chi ha polemizzato senza conoscere i dettagli, da ignorante appunto, e a chi lo ha supportato ignorando i fatti, che prima di parlare e “sparare” cretinate, sia bene informarsi sentendo tutte le campane, altrimenti si fa la figura dell’idiota e i cittadini, credo e spero, avranno un po’ di memoria. Il danno fatto alla credibilità del partito per il quale si è tirapiedi potrebbe essere serio.

Riccardo Agresti

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