Intervento di Nicola Fratoianni a Montecitorio nel dibattito su mozione scioglimento Forza Nuova

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L’assalto fascista alla sede nazionale della CGIL, di sabato 9 marzo ha scosso la coscienza del Paese. Lo ha fatto perché quell’assalto ha richiamato alla memoria collettiva la storia del nostro Paese. I fascisti, gli squadristi cominciarono, 100 anni fa, dalle camere del lavoro, dalle case del popolo, e lo fecero non a caso. Scelsero quell’obiettivo perché avevano individuato nel movimento dei lavoratori e delle lavoratrici e nei sindacati l’avversario principale alla loro ascesa. Avevano individuato nel lavoro e nel movimento dei lavoratori quella forza in grado di costruire solidarietà, coesione sociale, densità sociale, quella forza capace di impedire alla violenza e al terrore fascista di lucrare sulla paura, sulla sofferenza sociale, sulla crisi scaturita dalla fase successiva al disastro della Prima guerra mondiale e di costruire su quelle difficoltà la propria, progressiva egemonia. Attaccarono per questo quei luoghi e per questo l’attacco del 9 ottobre ha avuto la potenza di ricostruire, davanti agli occhi di tanti e di tante, non tanto l’immagine di quel passato, quanto la percezione che, quando cresce la tensione, la paura, la crisi sociale, quando crescono, a ritmo vorticoso, le diseguaglianze e la povertà, anche bande apparentemente sparute di fascisti e di squadristi possono costituire un pericolo per la difesa di quella democrazia, che – è bene ricordarlo – non è mai un museo da osservare e contemplare, è materia viva da curare e coltivare quotidianamente.

Per questo, la mozione che ci apprestiamo ad approvare, la mozione che chiede con decisione lo scioglimento di Forza Nuova e di tutte le organizzazioni neofasciste e neonaziste, rappresenta un passaggio importante e arriva forse troppo tardi. Certo, quello che è accaduto sabato 9 ottobre rappresenta un salto di qualità, ma è bene sapere che quelle organizzazioni nel Paese, da anni, costruiscono sistematicamente la mappa di un’insorgenza regressiva e pericolosa. Sono decine, se non centinaia, le aggressioni, gli attentati, gli atti di intimidazione contro migranti, omosessuali, militanti politici, giornalisti, giornaliste, costretti in qualche caso, come accade a Paolo Berizzi, a vivere sotto scorta, per la minaccia quotidiana contro la loro attività di inchiesta e di indagine. È bene ricordare, colleghi e colleghe, che lo scioglimento delle organizzazioni neofasciste segna, oggi, un salto di qualità nella sua urgenza, per la gravità degli atti che hanno caratterizzato la giornata del 9 ottobre, ma richiama quest’Aula, questo Parlamento e le istituzioni repubblicane al loro dovere di osservanza della Costituzione, come è stato ricordato, perché il fascismo, i neofascisti e i neonazisti sono incompatibili con la natura repubblicana del nostro Paese e con la sua Costituzione.

È per questo – badate – che occorre respingere con grande determinazione la difficoltà, talvolta impressionante anche in quest’Aula – fatemelo dire, colleghe e colleghi -, a sentir risuonare quella parola. Una deputata di FdI che mi ha preceduto, ha detto: “Noi siamo contro ogni razzismo, contro ogni antisemitismo”. Lo siamo anche noi, colleghi. Però, non ho sentito quella parola. È una parola semplice da pronunciare, nell’Aula del Parlamento della Repubblica italiana, nata dalla Resistenza e fondata sull’antifascismo. Noi siamo contro ogni fascismo e non solo riconosciamo – perché, badate, è un passo in più – nella condanna al fascismo un valore costituente, ma altresì riconosciamo nell’antifascismo il valore fondante della nostra Repubblica e del nostro Paese, perché gli antifascisti e le antifasciste furono i comunisti e le comuniste, furono i democristiani e le democristiane, furono i liberali, furono il popolo che si alzò, con dignità, in armi e senza armi, per liberare questo Paese dalla più terribile dittatura che abbia conosciuto, in Italia come in tutta Europa.

Per questo è inaccettabile qui, oggi, in quest’Aula e in ogni occasione – come è accaduto, purtroppo troppe volte, rispondere a chi denuncia questo rischio e questo pericolo, a chi lo individua troppe volte anche nelle file delle organizzazioni politiche che stanno, sì, dentro il perimetro della Costituzione, delle istituzioni, ma che forse non guardano con sufficiente attenzione a ciò che accade troppe volte anche al loro interno – che ogni volta la risposta sia: “ma ci sono anche gli altri”. Perché, badate, un conto è respingere con determinazione la violenza e la prevaricazione, qualunque sia la sua natura, quando essa si configura come strumento di offesa e di discriminazione, altro è riconoscere la differenza, che c’era, ci fu, c’è e ci sarà sempre, tra chi ha combattuto allora, tra chi combatte oggi e tra chi combatterà domani contro le ideologie fasciste, neofasciste e neonaziste e tra chi, invece, continua a propugnarle. Di questo non possiamo scordarci; non potevamo farlo ieri, non possiamo farlo oggi, non dovremo farlo mai neanche domani.

Nicola Fratoianni

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