CRIMINI DI PACE: A BOLOGNA COME…

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La morte di Yaya Yafa, 22enne nato nella Guinea Bissau, all’Interporto di Bologna è l’ennesimo CRIMINE DI PACE DI UN “MODO DI PRODUZIONE” SCHIAVISTICO.

Oggi “tutti” si dichiarano addolorati per l’ennesima sciagura sul lavoro; anche quelli che hanno voluto attivamente o non hanno voluto contrastare la deregulation nei rapporti di lavoro che inevitabilmente si è riverberata negativamente sulla speranza di salute e di vita.

Da decenni ricordiamo all’amministrazione comunale di Bologna che non si può continuare a rimuovere l’omicidio su lavoro di Reuf Islami avvenuta il 21 marzo di tanti anni fa…

E da decenni ricordiamo che il “mondo del lavoro” in Italia, inclusa l’Emilia-Romagna, è connotato da isole (sempre più estese) di schiavismo.

Ad ogni nuova ondata di morti dal Palazzo giungono vaghe promesse relative all’aumento dei controlli; però i “controllori” – che comunque servono – non arrivano mai. E si dimentica del tutto un’altra e fondamentale/prioritaria esigenza: QUELLA DI RIEQUILIBRARE I RAPPORTI DI FORZA TRA LAVORATORI E DATORI DI LAVORO per esempio con l’acquisizione di poteri effettivi per i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza per garantire la prevenzione.

Una sinergia fra aumento del controllo pubblico e potere dei lavoratori che deve riverberarsi non solo sull’organizzazione e gestione del lavoro ma preventivamente sulle realtà produttive aziendali.

COME HA RIBADITO PIU’ VOLTE IL GIUDICE RAFFAELE GUARINIELLO (NON A TITOLO PERSONALE MA INTERPRETANDO CORRETTAMENTE LO SPIRITO DELLE NORME DI PREVENZIONE E DELLE NORME COSTITUZIONALI): LA SICUREZZA DEVE PREESISTERE ALL’AVVIO DELLA ATTIVITA’LAVORATIVA.

Su quale formazione ha potuto fare affidamento Yaya Yafa per un lavoro rischioso, peraltro notturno e pericoloso anche per questo ?

Quale formazione… essendosi verificato l’evento mortale nel terzo giorno di attività ?

Quali responsabilità del datore di lavoro e del committente, considerato che SDA risulta un’azienda del gruppo Poste Italiane ?

Gli ipocriti versamenti di lacrime del “giorno dopo” sono un insulto per la vittima e servono solo a irritare le persone oneste che lottano da decenni indicando obiettivi e percorsi adeguati per non morire di lavoro.

Come è ovvio diamo la nostra disponibilità tecnica e professionale a supportare pro bono i familiari e chiunque sia nelle condizioni giuridiche per costituirsi parte civile e proporremo noi stessi istanza in questo senso.

I commenti poi che dicono “troppo giovane per morire…” sono davvero pietosi; era meno grave se avesse avuto 53 anni, per citare uno degli ultimi morti sul lavoro a Ravenna, guarda caso anche lui “immigrato”.

Infine il Comune di Bologna: la nuova giunta ha qualche riflessione da fare sul “tavolo” sulla sicurezza gestito dalla precedente amministrazione che vedeva in pole position l’Inail ma di cui non ha mai fatto parte il servizio di vigilanza Ausl?

Quando ci sarà il funerale di YAYA non tutti avranno diritto a partecipare.

Bologna, 22 ottobre

Vito Totire, portavoce della Rete per l’ecologia sociale
(Labottegadelbarbieri)

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