A differenza di Giorgia Meloni non ho dubbi sulla matrice fascista

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Io, a differenza di Giorgia Meloni, non ho dubbio alcuno sulla matrice fascista dell’assalto e della devastazione della sede nazionale del maggior sindacato italiano che abbiamo potuto vedere nei giorni scorsi.

Ed è il coronamento di 10 anni di tentativi delle varie organizzazioni neofasciste che sono nate in Italia di avere un proprio spazio d’azione e una propria riconoscibilità, approfittando del disagio e delle difficoltà di settori sempre più ampi di popolazione del nostro Paese.

10 anni e forse più in cui la tolleranza, le ambiguità, la benevolenza nei confronti di queste organizzazioni da parte di settori della politica e delle Istituzioni non sono mancate, ed è solo grazie a qualche giornalista da Berizzi a Palladino  ad esempio che non hanno  mai smesso, troppo spesso inascoltati,  di denunciare e di scavare su quel mondo oscuro, che abbiamo visto crescere un’onda nera  con cui oggi ci si deve misurare.

Io, a differenza di Meloni e Salvini, non ho alcun dubbio su dove sarò sabato 16 ottobre. Bisogna scendere in piazza, riprendersi le piazze da troppo tempo lasciate in mano a gruppi fascisti che ne hanno fatto la loro palestra e scuola di formazione.

Una piazza, quella convocata da Cgil Cisl Uil, che incrocia una data carica di un forte significato simbolico: il 16 ottobre del 1943 Roma fu protagonista di una delle pagine più buie ed infami della sua storia con la razzia del ghetto ebraico da parte dei nazisti e dei loro servi italiani.

Io a differenza della destra italiana penso che sia giunto il momento, se non siamo già in ritardo,  di dire basta a questa deriva sempre più contraddistinta da violenze e sopraffazioni. E lo scioglimento delle organizzazioni neofasciste è un passaggio fondamentale e non più rinviabile.

Lo abbiamo chiesto per anni, in quasi completa solitudine, oggi vediamo che questa richiesta sta diventando sempre più estesa. E di questo siamo soddisfatti.

Può bastare tutto questo? Ovviamente no, perché  faremmo un errore imperdonabile  se pensassimo  che questo sia sufficiente per risolvere il problema.

Dico questo perché i  mali del Paese sono profondi, le ferite sociali inferte da 20 anni di politiche sbagliate, aggravate peraltro dalla pandemia,  sono ben vive e con pesanti conseguenze.

Impedire che si ripetano azioni squadriste o minacce a giornalisti non può bastare se, come si diceva un tempo, non viene bonificata l’acqua di coltura di questi fenomeni.

In questo Paese serve un gigantesca opera di ricostruzione culturale ed informativa della Memoria che deve essere  affidata al mondo della cultura e agli operatori scolastici.

I ragazzi e le ragazze delle nostre scuole sanno a memoria quello che avvenne fra gli Orazi e i Curiazi, temo invece che le pagine buie della dittatura fascista e la lotta per ridare la libertà al nostro Paese siano sempre più relegate  in uno sfondo opaco e indistinto.

Magari ulteriormente confuso dall’utilizzo delle teorie sugli opposti estremismi.

Ed infine non possiamo dimenticare che il fascismo si batte prima di tutto con l’affermazione piena dei diritti sociali, con i diritti del lavoro troppo spesso in questi anni  mortificati

Insomma il 16 ottobre da Roma deve iniziare una fase di riscatto profondo della Repubblica. Solo così possiamo immaginare di cancellare per sempre quelle immagini terribili che abbiamo visto scorrere sabato scorso davanti ai nostri occhi.

(Huffpost)

 

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