Wfp: “G20 aiuti gli afghani oggi. Domani è già troppo tardi”

197

Guerra, fame, siccità, “crisi mai vista”. Parla Mary-Ellen McGroarty, direttrice World Food Programme in Afghanistan: servono almeno 500 mln per i prossimi 6 mesi

 

“Spero che i leader del G20 realizzino l’enormità della crisi umanitaria in Afghanistan e l’urgenza di dare risposte immediate. Gli aiuti non possono arrivare alla fine dell’anno: servono ora e serviranno per tutto l’inverno, che come sappiamo non finisce a dicembre”. Mary-Ellen McGroarty, direttrice del World Food Programme in Afghanistan, lancia il suo appello durante un briefing con la stampa mentre è in corso la riunione straordinaria del G20 sull’Afghanistan.

In queste settimane ha girato il Paese in lungo e in largo, vedendo la disperazione sul volto delle donne, degli uomini e dei bambini afghani. “Le persone hanno difficoltà a nutrirsi”, racconta. “Nelle ultime due settimane ho viaggiato in diverse province, tra cui Herat e Kandahar. Lo stress e la disperazione che ho visto nelle persone è incredibile. All’ospedale di Herat ogni giorno arrivano bambini in condizioni di malnutrizione acuta. Ho incontrato donne che hanno camminato per chilometri con i loro bambini malnutriti. Milioni di sfollati non hanno un soldo in tasca né la minima possibilità di procurarselo. Ma anche chi aveva un lavoro e una vita tutto sommato dignitosa si ritrova a terra: le persone sono disposte a vendere tutto ciò che hanno pur di poter comprare del cibo per sé e per la propria famiglia”.

Prima del 15 agosto e della caduta del governo afghano, la popolazione si trovava già in una situazione molto precaria. Nel 2021 il Paese ha sofferto la seconda siccità in quattro anni. Rispetto alla norma, si è registrato il 30% in meno delle precipitazioni. Nei primi sette mesi dell’anno, la siccità e il conflitto hanno spinto 600mila persone a lasciare le loro case, aggiungendosi ai 3 milioni di profughi già dislocati nel Paese. L’economia, già fragile, lo è diventata ancora di più dopo la pandemia di Covid-19.

I numeri forniti dal WFP sono impressionati. “Già prima del 15 agosto, avevamo in Afghanistan 18 milioni di persone bisognose di assistenza umanitaria, 14 milioni di persone in condizione di insicurezza alimentare acuta, più di 2 milioni di bambini a rischio di malnutrizione”, afferma McGroarty. “Dopo la caduta di Kabul, questa situazione si è deteriorata rapidamente: il congelamento delle riserve straniere e la sospensione di buona parte degli aiuti internazionali hanno avuto un impatto devastante sulla popolazione. Ne è derivata una crisi della liquidità che ha impedito alle persone di accedere ai propri risparmi; gli stipendi sono bloccati; settori chiave dell’economia sono in ginocchio; i prezzi del cibo sono schizzati verso l’alto; il costo del combustibile per il riscaldamento è raddoppiato; molti negozi sono stati costretti a chiudere”.

Il risultato è che, mentre scriviamo, il 95% delle famiglie afghane fatica ad avere cibo sufficiente ogni giorno. Se il trend attuale continuerà, l’impatto per i bambini sarà tragico. Oltre la metà di tutti i bambini al di sotto dei cinque anni potrebbe soffrire di malnutrizione acuta entro la fine dell’anno: si tratta di 3,2 milioni di bambini. Senza cure urgenti, almeno 1 milione di bambini al di sotto dei cinque anni rischia la vita a causa della malnutrizione.

Il Programma alimentare delle Nazioni Unite fa quello che può – ovvero tantissimo – ma la platea di chi ha bisogno di aiuto è enorme. Dall’inizio dell’anno, il WFP ha raggiunto 8,8 milioni di persone. Solo a settembre ha fornito assistenza a 4 milioni (tre volte il numero di agosto). “Stiamo rispondendo sul campo insieme ad altre agenzie umanitarie”, spiega la direttrice da Kabul. “Non abbiamo mai lasciato l’Afghanistan e questo ci ha consentito di allargare le dimensioni del nostro intervento sul territorio in modo abbastanza rapido. Nel mese di settembre abbiamo raggiunto più di 4 milioni di persone, ma non è lontanamente abbastanza: c’è bisogno di fare molto, molto di più. Dobbiamo lanciare una risposta umanitaria massiccia per salvare vite e aiutare milioni di persone sull’orlo della sopravvivenza”.

Il WFP ha bisogno di 200 milioni di dollari per i suoi interventi salvavita fino a fine 2021. E poi di ulteriori 300 milioni di dollari per i primi tre mesi del 2022.

“Il dramma della malnutrizione si sta inasprendo ogni giorno di più”, continua McGroarty. “A Kandahar il numero dei bambini malnutriti è raddoppiato in un mese. Con l’avvicinarsi dell’inverno una situazione estremamente drammatica si sta aprendo davanti a noi”. Nei mesi invernali in Afghanistan le temperature diventano molto rigide: per un corpo malnutrito, il freddo equivale a una condanna a morte.

“Lavoro da molti anni con il WFP e non ho mai assistito a una crisi così rapida e così vasta”, conclude la responsabile del Programma alimentare mondiale in Afghanistan. “Finora abbiamo ricevuto [dalla comunità internazionale] 100 milioni di dollari; abbiamo disperatamente bisogno degli altri 100 per consegnare il cibo nel Paese. Il tempo sta scadendo. Abbiamo quattro settimane, massimo cinque, per limitare i danni […]. Prima che la neve copra l’Afghanistan, dobbiamo dare tutto il sostegno alimentare possibile. Le persone stanno morendo ora. È il momento di porgere la mano e offrire speranza”.

(Huffpost)

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui