«Un mare di vento darà energia pulita a 3,4 milioni di famiglie»

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Intervista a Silvio Greco, incaricato del Via alla piattaforma eolica al largo della Sicilia. L’impianto offshore, tra i più grandi d’Europa, prevede 290 pale galleggianti.

 

Silvio Greco, ha ricevuto l’incarico di responsabile scientifico per la valutazione dell’impatto ambientale del mega progetto di 290 pale eoliche su piattaforme galleggianti nel mare adiacente alla costa sud occidentale della Sicilia di cui ha ampiamente parlato l’ExtraTerrestre del 30 settembre scorso. L’impegno gli è stato affidato in quanto dirigente di ricerca e direttore della stazione zoologica romana e calabrese, «Anton Dhorn», il più importante Ente italiano di ricerca scientifica sul mare, vigilato dal Miur. Era stato fondato nel lontano 1870, quando evidentemente dell’acqua che circonda il nostro paese, che vanta la maggiore lunghezza di coste d’Europa, ci si interessava di più di quanto si fa oggi, visto che proprio del mare nei piani per la transizione ecologica fin qui previsti ci si occupa così poco.

A Silvio Greco (dandogli del tu, perché è membro della nostra Task Force «Natura e Lavoro», rubrica sul Manifesto on line «Attenti ai dinosauri») chiedo ulteriori dettagli su questo progetto che si configura come il più importante fra quelli avviati.
Lo è certamente non solo per le sue dimensioni – potrà produrre tanta energia quanto due centrali nucleari di media grandezza, circa 2.900 megawatt l’equivalente di energia sufficiente per 3,4 milioni di famiglie – ma perché finalmente imbocca la strada principale, quella fino ad ora del tutto sottovalutata: il ricorso alle fonti rinnovabili, il vento e il sole. Installazioni simili sono state già costruite, la più grande del mondo è a 15 km dalla costa di Aberdeen in Scozia.

Totale istallato 50 megawatt, l’equivalente di energia sufficiente per 55.000 abitazioni. Altrettanto è stato fatto in altri paesi del nord Europa e negli Stato uniti ma da noi le piattaforme galleggianti avranno un ruolo anche più rilevante perché da un lato il Mediterraneo meridionale è particolarmente ricco di vento, dall’altro ne è quasi priva la terra circostante (e questo sconsiglia impianti di pale eoliche a terra, come del resto prova la scarsissima efficienza di quelle pur numerose già installate al sud). Inoltre questo eolico off shore siciliano sarà tecnologicamente più avanzato perché l’ancoraggio sarà garantito solo da ancore penetranti, così evitando l’ingombro dei massi. Le torri saranno dunque appoggiate direttamente sulla zattera.

Francesco Forgione, sindaco recente di Favignana, si è lamentato perché una risorsa siciliana – in questo caso il mare che circonda la sua isola – verrà sfruttata senza poi ricavarne niente, visto che l’energia si consuma soprattutto nel nord industrializzato.
Capisco il suo sfogo, conoscendo gli immensi problemi di un Comune come quello di Favignana, alle prese con enormi difficoltà finanziarie, ma in questo caso lo sfruttamento non sarò nocivo come quando negli anni ’50 si costruirono qui le petrolifiche «cattedrali nel deserto». L’impianto è localizzato qui per via di una specifica ricchezza siciliana: un vento particolarmente costante sul suo mare. Ne potrà venire per di più molta altra ricchezza: occupazione, penso ai trasporti marittimi alle costruzioni, all’aumento della pesca per l’effetto ombra delle piattaforme galleggianti. Proprio ieri nel porto di Trapani si è conclusa la prima parte della campagna oceanografica nell’area oggetto d’indagine, un viaggio durato un mese che ha visto i ricercatori della Stazione Zoologica Dhorn, coordinati dal capo missione Simone Canese, impegnati nella raccolta dati delle matrici ambientali. In particolare i ricercatori si sono occupati di valutare gli impatti ambientali sulla avifauna, i rettili e i mammiferi marini, gli effetti sulle comunità bentoniche, l’impatto fisico dei sistemi di ancoraggio delle strutture e impatto dei cavi sui fondali marini e gli effetti sulle comunità di pesci. Domani, sempre da Trapani, partirà una seconda missione che si concluderà fra 30 giorni. Inoltre non ci saranno danni per il turismo, perché i galleggianti saranno ancorati a 25 km dalla costa e assai distanziati e saranno preziosi per i pescatori. Come hanno dimostrato gli esperimenti già effettuati i pesci affluiscono numerosissimi attorno agli impianti.

La giornalista Daniela Passeri nella recente inchiesta pubblicata su «l’ExtraTerrestre» ha indicato molte ditte metalmeccaniche e siderurgiche coinvolte dalla società che costruisce l’impianto, Renexia (italiana), quasi tutte straniere.
Sì, è così. Purtroppo in Italia non si è progettata alcuna filiera, alcuna strategia complessiva che potrebbe consentire la ristrutturazione di molte aziende oggi in crisi, a partire dalla Italsider, che devono puntare a quanto la transizione ad una economia sostenibile renderà – se si viole davvero transitare – indispensabile. Tutto, certo, difficile, lungo, e costoso. Ma non sarebbe ben più costoso trovarsi – come ci avverte un altro membro della nostra task Force, Enzo Pranzini, fra qualche decennio, non fra qualche secolo, con i nostri meravigliosi litorali turistici, dalla riviera romagnola a quella ligure per non parlare di Favignana e delle altre nostre tantissime piccole isole – sommerse dal mare destinato a crescere per via del disastro ecologico?

(Il Manifesto)

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