Greta vince la causa all’Onu: “Gli stati sono responsabili dell’impatto delle emissioni sui bambini”

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Nel 2019 alcuni attivisti avevano denunciato l’inerzia dei leader mondiali come un attacco alla convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del bambino.

 

L’attivista Greta Thunberg e altri giovani hanno parzialmene vinto una “causa” presentata all’Onu che in una decisione di portata “storica”, ma non vincolante, ha ammesso che i Paesi sono responsabili dell’impatto delle emissioni sui bambini.
“In una decisione storica sugli effetti negativi dei cambiamenti climatici sui diritti dei bambini, il Comitato sui diritti dell’infanzia ha stabilito che uno Stato può essere ritenuto responsabile dell’impatto negativo delle sue emissioni di carbonio sui diritti dei bambini all’interno e all’esterno del suo territorio”, ha affermato questo organismo delle Nazioni Unite in una nota.

Nel settembre 2019 sedici giovani tra cui la svedese Greta Thunberg, hanno annunciato una nuova offensiva contro il riscaldamento globale, denunciando l’inerzia dei leader mondiali come un attacco alla convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del bambino. Questa denuncia senza precedenti ha interessato cinque Paesi, Francia, Germania, Argentina, Brasile e Turchia. L’istanza si basa su un “protocollo facoltativo” che autorizza dal 2014 i minori a sporgere denuncia presso il comitato qualora ritengano che i loro diritti siano stati violati.
Il comitato è composto da 18 esperti indipendenti e dovrebbe indagare su presunte violazioni della convenzione e quindi formulare raccomandazioni agli Stati presi di mira per porvi fine. Il comitato non ha potere vincolante ma i Paesi che hanno ratificato il protocollo si impegnano in linea di principio a rispettare le raccomandazioni.
Dopo aver analizzato il ricorso, il comitato ha concluso che “le emissioni di carbonio negli Stati contribuiscono a peggiorare il cambiamento climatico e che ha un effetto negativo sui diritti dei bambini che vivono al di fuori dei confini di questi Stati”.
Nel caso specifico, il comitato ha ritenuto che i cinque Paesi “esercitassero un controllo effettivo sulle attività che sono all’origine dei programmi che contribuiscono” agli effetti negativi subiti dai bambini.

(Globalist)

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