Mimmo Lucano: lettere al Manifesto di Luigi Meconi

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Mimmo Lucano e la sua Amministrazione comunale il 26 ottobre 2010 con delibera del Consiglio Comunale n° 17, maggioranza e opposizione, hanno deliberato all’unanimità: “… Di modificare e integrare lo Statuto Comunale inserendo alla sezione V ‘Finanza e Contabilità’ il seguente articolo: 36 bis ‘Definizione dei servizi Pubblici Comunale privi di rilevanza economica’ “.

Aggiungendo tra l’altro:

“Il Comune di Riace dichiara di: Riconoscere la gestione del servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica … la cui gestione va tutta attraverso gli artt. 31 e 114 del D. Lgs. n. 267/2000”.

            Per chi non conosce questi due articoli del Testo Unico della Leggi Enti Locali, disciplinano i Consorzi e le Aziende Speciali Consortili. Enti strumentali degli Enti Locali di diritto non privato come Spa e Srl, ma pubblico.

            Aggiungo che ha risposto alla mia lettera al Manifesto Umberto Pistolesi – ex Sindaco del piccolo Comune, già Città-Stato, di Monterubbiano – con queste parole“Sindaco che si è  assunte le responsabilità  per risolvere i problemi del suo paese e quelle dei cittadini del mondo”.

            Sto riscoprendo gli Statuti Comunali in Latino del Basso Medioevo (anni 1000/1492) di piccoli Comuni e Città-Stato – come il Comune di Monterubbiano del fondo Valdaso – delle aree interne terremotate nel 2016 delle Marche. I Piccoli Comuni già Città-Stato di queste aree interne sono molto più numerosi di quanto pensassi. Governano ancora Territori e Paesaggi con superfici superiori al 50% del Territorio nazionale.

Chi sta progressivamente svuotando i Comuni, piccoli e grandi, esternalizzando e privatizzando i servizi comunali, non si rende conto che, così facendo, attaccano le basi stesse della Repubblica. E, oltre che dell’economia, anche della democrazia.

Direi che Sindaci come Mimmo Lucano è come se avessero preso sulle loro spalle i pesi della stessa democrazia.

Non altrettanto, a me pare, alcuni Magistrati.

Non sto parlando di 5 secoli e più fa. Venerdì scorso ho ospitato e fatto visitare il Castello popolare di Altidona – Castello del vicino Comune di Fermo fino al 1808 – ad alcuni amici. Ho fatto vedere un immobile, oggi mini market, anticamente “lo sfumico” perché durante la peste vi affumicavano chi entrava nel Castello. Nel suo piano sottostante c’era il forno comunale. Forno pubblico fin dal Medio Evo. Ma ancora attivo negli anni ’50 del secolo scorso. Ho ricordato le donne di Altidona, compresa mia madre, che ci portavano il pane da cuocere. Pane da loro preparato in casa. E io che ne aspettavo l’uscita perché insieme al pane le madri mettevano a cuocere una pizza. La cosiddetta “cacciainnanzi”.

Luigi Meconi

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