Lucano e Omar: sentenza, pena, morte. Ecco la colpa grave

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Una giornata pesante per l’accoglienza. Nella notte il terribile incendio che distrugge il ghetto di Campobello di Mazara e spegne la vita del giovane bracciante Omar. Storia di cattiva e drammatica accoglienza. Anzi, di colpevole incapacità di accogliere.

In tarda mattinata, la durissima, inaspettata proprio per la durezza, condanna di Mimmo Lucano, già sindaco di Riace, con lui simbolo e piccola capitale di bella accoglienza.

Il Tribunale di Locri lo ha considerato colpevole di svariati reati legati proprio a quella esperienza ritenuta da tanti positiva.

Sono due facce della stessa medaglia, quella di un Paese che salva gli immigrati, li accoglie, ma poi li dimentica, lasciandoli in mano a sfruttatori e caporali. Sono i ghetti, le baraccopoli, il lavoro nero, i tanti, troppi lavoratori (perché tali sono) bruciati nelle loro baracche in Sicilia come in Calabria, in Puglia come in Basilicata. Una situazione nella quale chi prova a fare diversamente, ad accogliere veramente (e non sono pochi…), diventa subito un eroe, un caso da esibire, un leader.

Questo era diventato Mimmo Lucano, propugnatore, assieme ad altri bravi sindaci calabresi (non andrebbero mai dimenticati) di progetti di integrazione e anche di rinascita dei propri paesi spopolati e abbandonati. Belle storie, molte silenziose, quella di Mimmo… decisamente rumorosa. Forse troppo, e non solo per sua responsabilità. Tanta ne hanno certa politica e certa stampa. E quando uno si sente, o viene fatto sentire, un ‘eroe’, corre il rischio di sentirsi al di sopra delle leggi, se ritiene che quelle leggi gli impediscano di fare del bene, di difendere i diritti.

Lucano, romantico rivoluzionario, il bene da sindaco lo pensava e lo faceva.

Lo stesso difensore, Giuliano Pisapia, lo ha in parte ammesso. Piegare le leggi per aiutare gli accolti. Ma siamo in una democrazia, in uno Stato di diritto, e le leggi vanno applicate, magari criticandole e provando democraticamente a cambiarle. Altri sindaci, quelli del sistema Sprar, hanno fatto e fanno una bella ed efficace accoglienza senza uscire dal seminato delle leggi. E non sono certo meno motivati del collega di Riace.

Lucano, caratteraccio testardo, non ha accettato i consigli di chi, anche nelle istituzioni, lo voleva aiutare. E altri, anche nelle istituzioni, hanno preferito attaccarlo invece di aiutarlo. Ed è stato corto circuito. Per la procura di Locri le forzature di Lucano erano reati, anche gravi. Già le ispezioni della prefettura di Reggio Calabria avevano accertato gravi irregolarità amministrative. Ora il Tribunale è andato molto oltre con una sentenza decisamente pesante e inaspettata. Con pene che alcune volte non colpiscono neanche i mafiosi. E Lucano mafioso non è. Né si è

arricchito con l’accoglienza. Lucano non è un corrotto. Le sentenze si possono discutere e anche criticare, ma in questo caso sarà fondamentale leggere le motivazioni quando saranno depositate dal Tribunale. Per ora ci permettiamo di dire che 13 anni e due mesi ci sembrano un accanimento, ferme restando le nostre critiche, ben documentate, al modo un po’ troppo ‘ legibus solutus’ del già generosissimo sindaco di Riace. Ma diciamo anche che non possiamo accettare le sentenze solo se ci fanno comodo o se confermano le nostre tesi. Le reazioni alla sentenza d’appello sulla cosiddetta ‘trattativa Stato-mafia’ sono un esempio negativo.

E anche qui le responsabilità sono di certa politica e certa stampa. Parlare di complotti, immaginare chissà cosa dietro la condanna di ieri, non è un buon esempio di democrazia e non fa un buon servizio neanche a Lucano che avrà tutto il tempo per convincere altri giudici della sua innocenza, cioè del suo retto sentire e agire.

Piuttosto, come scrivemmo in occasione del suo arresto tre anni fa, «sarebbe molto ingiusto che a pagare fossero le tante Riace d’Italia, quelle che danno del Paese un’immagine diversa dalla violenza verbale e non solo, dall’intolleranza, dalle fake news sugli immigrati». Chi tenta ora di speculare sulla condanna di Lucano per bassi fini elettorali, non solo sbaglia ma favorisce, sicuramente, chi sfrutta gli immigrati. Perché senza buona accoglienza resterebbero solo i ghetti e i morti bruciati, come il giovane di Campobello. E questo sì sarebbe veramente e gravemente colpevole.

(Avvenire)

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