AMBIENTE E TRANSIZIONE ECOLOGICA: PENSARE GLOBALE, AGIRE LOCALE

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Il WWF ha recentemente invitato i candidati Sindaci ad esprimersi su una serie di questioni, per tradurli in priorità  programmatiche.

Poichè i temi posti sono essenziali anche per Sinistra Italiana, vogliamo entrare nel merito.

Nel documento il WWF chiede «una politica improntata alla sostenibilità: nelle edificazioni (limitazione del nuovo costruito – che potrebbe esplodere grazie al raddoppio della linea ferroviaria ed adozione di tecnologie per l’efficienza energetica e l’azzeramento delle emissioni di gas serra), nei trasporti, nella gestione dell’acqua (risparmio e riutilizzo), nella cura del verde e del lago; si chiede di contrastare le trasformazioni agricole del territorio con la coltivazione sempre più estesa di noccioleti.»

Chiede ancora «attenzione alla valorizzazione del territorio nel senso di una fruizione dolce e sostenibile, con una rete adeguata di sentieri, e la tutela/valorizzazione di alcuni tratti del perimetro lacustre, curando la progressiva ripresa della vegetazione e degli elementi tipici dell’ambiente.»

Sono tutti punti che condividiamo dal primo all’ultimo, così come immaginiamo che difficilmente qualcuno porrà obiezioni, se non forse sul contenimento di nuove edificazioni, che tocca interessi importanti: sul verde chi può dire di no? l’ambiente, a parole, è una priorità per tutti, salvo poi piegarlo alla “sostenibilità economica”.

Noi pensiamo che chiunque si impegni per il governo delle città, per essere credibile, debba rispondere – in maniera convincente – a domande più di fondo, che danno il senso della visione, di come si immagina e si vuole il mondo, e la città, del futuro.

Per questo vogliamo proporre una riflessione che inquadri in un ambito più generale le specifiche responsabilità amministrative di un Sindaco e della sua Giunta.

La Conferenza sull’ambiente e lo sviluppo delle Nazioni Unite, tenutasi a Rio nel 1992, ha segnato uno spartiacque fra due visioni differenti: furono trattati argomenti quali i processi di produzione inquinanti, la sostituzione delle fonti fossili con quelle rinnovabili, la vivibilità delle città, la crescente scarsità di acqua; e furono approvate diverse “convenzioni”, fra cui quella sui cambiamenti climatici, sulla biodiversità, sulle foreste, e Agenda21 che consiste in un ampio e articolato programma di azione per lo sviluppo sostenibile del pianeta “da qui al XXI secolo.

Nel corso degli anni l’IPCC ha pubblicato documenti scientifici che inequivocabilmente hanno monitorato la progressiva crisi climatica, indicandone le cause e le misure da assumere; l’ultimo, pubblicato recentemente, fa un quadro disastroso della situazione.

Alla conferenza sul clima del 2015 (COP21) è stato adottato il cosiddetto “accordo di Parigi” che stabilisce un quadro globale per contenere i danni provocati dai cambiamenti climatici limitando il riscaldamento globale al di sotto dei 2ºC fino a 1,5°C (***).
Alle parole non sono seguiti i fatti.

Dopo 30 anni, ci ritroviamo con l’esplosione di tutte le contraddizioni: è aumentata esponenzialmente la depredazione di risorse del pianeta, l’ambiente è sempre più inquinato da veleni vari prodotti dai processi industriali e dall’uso dell’energia fossile, la concentrazione di CO2 in atmosfera ha rotto l’equilibrio climatico.

Perché? Si crede veramente che la crisi climatica sia devastante ? Si crede veramente che bisogna cambiare stili di vita e le scelte politiche, nazionali e locali?

Due casi emblematici ci fanno capire come a parole (quasi) tutti concordano sulla necessità di cambiare radicalmente il “modello di sviluppo”, ma in realtà spesso è solo propaganda.

Parliamo di rifiuti e acqua.

Come si fa a dirsi difensori dell’ambiente, ed essere credibili se si propone, ad esempio, ancora l’incenerimento di rifiuti? E come si può ignorare l’insieme delle direttive europee assunte nel tempo, fino al recente “pacchetto” sull’economia circolare? Delle due l’una: o si pronunciano le parole senza saperne il significato, navigando nella incompetenza, oppure si tentano furbizie. Si dice: ma si recupera energia, e si risparmiano soldi ed emissioni di CO2. Doppiamente falso.(*)

Sull’acqua lo spartiacque è ancora più evidente: si afferma che “la tutela dell’acqua è essenziale”, ma poi via alle privatizzazioni; e la crisi climatica – e la penuria crescente di acqua – “sì esiste, ma dobbiamo tenere conto delle “compatibilità economiche” e degli interessi industriali !” (**)

Potremmo continuare, ad esempio sull’energia e su come sembri impossibile convincersi che l’unica strada per combattere la crisi climatica è chiudere le centrali a carbone, abbandonare rapidamente tutti i fossili, puntando alle rinnovabili e senza riproporre soluzioni antistoriche, costose e pericolosissime oggi e nei secoli futuri (nucleare).

Ma l’acqua, l’aria che respiriamo, la salute di tutti, l’ambiente in generale, sono BENI COMUNI, cioè – come dice Rodotà – indispensabili per il godimento dei diritti fondamentali e per il libero sviluppo della persona.

Si tratta, quindi, di beni sottratti all’appropriazione esclusiva da parte di soggetti pubblici o privati, la cui gestione non può essere delegata in toto ma implica la partecipazione diretta dei cittadini alle scelte.

Occorre affermare la valenza dei Beni Comuni, perché da lì discende l’impegno prioritario per la salvaguardia dell’ambiente, per la lotta alla crisi climatica che passa principalmente attraverso la decarbonizzazione dell’economia, per l’applicazione dell’economia circolare, per superare la cultura dello spreco, del consumismo sfrenato e senza regole, per pretendere una qualità di vita accettabile per tutti, per invertire la rotta che porta ad accrescere le disuguaglianze. E’ per queste ragioni che le richieste avanzate dal WWF non sono  semplici obiettivi di una piccola cittadina, ma la concretizzazione di principi più generali. Ritorna lo slogan “pensare globale, agire locale”.

Ha detto il Papa, nell’enciclica Fratelli Tutti, che “la proprietà privata non è un diritto primario ed inviolabile” aggiungendo in una messa a Santo Spirito in Sassia con detenuti, infermieri e rifugiati “e questo non è comunismo, è cristianesimo allo stato puro”.

Cogliamo in pieno il significato etico e politico di queste parole, nel senso che non esiste soltanto la proprietà privata, ma esistono anche beni – materiali e immateriali – di tutti, di cui nessuno può appropriarsi in maniera esclusiva, che devono essere disponibili per tutti e preservati per le future generazioni: questo deve essere il “pensare globale”, da cui discende “l’agire locale” e l’impegno per accrescere la qualità di vita di tutti attraverso il perseguimento di obiettivi come quelli indicati dal WWF.

Sinistra Italiana – Lago di Bracciano

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(*) RIFIUTI L’energia ricavata bruciando una certa quantità di materiale è meno di un terzo dell’energia necessaria a ricostruire quei materiali bruciati (in processi che ovviamente impiegano i fossili); inoltre gli inceneritori hanno una efficienza energetica molto bassa, e dunque l’elettricità e/o il calore prodotti per questa via sono più costosi.

Non bastasse tutto ciò, l’Europa ha varato qualche anno fa il pacchetto delle direttive sull’economia circolare: primo obiettivo limitare la produzione di rifiuti, poi massimizzare  recupero e riuso, il che si fa attraverso una raccolta differenziata spinta e di qualità. Quello che “avanza” si deve trattare: ma non per produrre materiale da bruciare e rifiuti da gettare in discarica, bensì per recuperare altra materia; il residuo, a questo punto ridotto a circa il 10% del volume/peso iniziale, può essere in parte bruciato (ma si tratta di quantità ridottissime) e in parte trattato fino a diventare  residuo secco quasi inerte da conferire in discarica, anch’essa di piccolissime dimensioni. Ebbene, chi ancora pensa all’incenerimento per noi non è credibile, non è affidabile: o è ignorante, oppure mente sapendo di mentire.

(**) ACQUA da un lato lo sfruttamento indiscriminato e insensato delle SPA multinazionali e locali, che lucrano fortemente attraverso la gestione privatistica (ma è il loro “mestiere”, e lo fanno bene), dall’altro grandi sprechi, servizio non di qualità, tariffe elevate; e non bastasse, in Italia i referendum del 2011 hanno sancito inequivocabilmente la volontà degli italiani di superare la gestione privatistica; ancora, nel Lazio è stata approvata nel 2014 una legge sulla gestione dell’acqua che si ispira all’esito referendario.

Ancora c’è chi parla di perpetuazione della gestione monopolistica di tipo privatistico di ACEA? O addirittura di ulteriori privatizzazioni?

(***)ACCORDO DI PARIGI – Alcuni aspetti importanti.

Mitigazione: ridurre le emissioni

I governi hanno concordato di

  • mantenere l’aumento medio della temperatura mondiale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali come obiettivo a lungo termine
  • puntare a limitare l’aumento a 1,5°C, dato che ciò ridurrebbe in misura significativa i rischi e gli impatti dei cambiamenti climatici
  • fare in modo che le emissioni globali calino fino al limite concordato al più presto possibile, pur riconoscendo che per i paesi in via di sviluppo occorrerà più tempo
  • conseguire rapide riduzioni successivamente secondo le migliori conoscenze scientifiche disponibili, in modo da raggiungere un equilibrio tra emissioni e assorbimenti nella seconda metà del secolo.

Trasparenza ed esame della situazione a livello mondiale

I governi hanno concordato di

  • riunirsi ogni 5 anni per valutare i progressi collettivi verso gli obiettivi a lungo termine e informare le parti affinché aggiornino e migliorino i loro contributi determinati a livello nazionale
  • riferire agli altri Stati membri e all’opinione pubblica su cosa stanno facendo per realizzare l’azione per il clima
  • segnalare i progressi compiuti verso gli impegni assunti con l’accordo attraverso un solido sistema basato sulla trasparenza e la responsabilità.

Ruolo delle città, delle regioni e degli enti locali

L’accordo riconosce il ruolo dei soggetti interessati che non sono parti dell’accordo nell’affrontare i cambiamenti climatici, comprese le città, altri enti a livello subnazionale, la società civile, il settore privato e altri ancora.

Essi sono invitati a:

  • intensificare i loro sforzi e sostenere le iniziative volte a ridurre le emissioni
  • costruire resilienza e ridurre la vulnerabilità agli effetti negativi dei cambiamenti climatici
  • mantenere e promuovere la cooperazione regionale e internazionale.

Supporto

  • L’UE e altri paesi sviluppati continueranno a sostenere l’azione per il clima per ridurre le emissioni e migliorare la resilienza agli impatti dei cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo.
  • Gli altri paesi sono incoraggiati a fornire o continuare a fornire tale sostegno volontariamente.
  • I paesi sviluppati intendono mantenere il loro obiettivo complessivo attuale di mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 e di estendere tale periodo fino al 2025. Dopo questo periodo verrà stabilito un nuovo obiettivo più consistente.

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