La resistenza afgana scappa all’estero e punta su un governo in esilio

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Massoud e i suoi uomini si sono ritirati in Tagikistan dove vogliono provare a riorganizzarsi e a trovare sponsor militari internazionali.

 

Non ha potuto fare altro che scappare all’estero per riorganizzarsi. Una possibilità potrebbe essere quella di formare un governo parallelo del Paese ma in esilio. È questa la nuova strategia della resistenza ai talebani. Più che una scelta, un’imposizione dettata dalla sconfitta militare subita nell’ultima roccaforte in Afghanistan: il Panjshir. Dopo essere stati colpiti duramente dai talebani, tutto lo stato maggiore di Ahmad Massoud si è ritirato in Tagikistan insieme proprio al leader della resistenza. Lì hanno trovato molti membri dell’amministrazione Ghani che si sono riuniti in esilio per mettersi alla ricerca di sostegno sia finanziario che militare alla resistenza. Insieme a Massoud, è scappato nel vicino Tagikistan anche l’ex vicepresidente Amrullah Saleh.

I due leader della resistenza del Panjshir hanno raccolto intorno a sé ex ufficiali, compresi generali delle forze di sicurezza e difesa nazionali afgane, nonché alti funzionari degli ex ministeri della difesa e degli interni, ex ministri e viceministri. La vera, prima difficoltà da superare per questo folto schieramento sarà quella di appianare le differenze ideologiche all’interno del gruppo. Si tratta, infatti, di diverse entità etniche e religiose dell’Afghanistan: sunniti, sciiti, pashtun, tagiki, uzbeki e hazara. Insieme a loro ci sono i vecchi signori della guerra che pure stanno partecipando alla costituzione del governo in esilio. Non è presente nelle trattative, invece, l’ex presidente Ashraf Ghani che si è ritirato negli Emirati Arabi.

La possibilità che la resistenza riesca a riorganizzarsi militarmente in breve tempo sono al momento molto remote. La mancanza di uno sponsor internazionale che la finanzi mette in seria difficoltà i fautori della rivolta. La resistenza in Panjshir è fallita proprio perché non aveva solide fondamenta e fino a quando non verranno costruite difficilmente si assisterà a uno scontro in Afghanistan. I consiglieri internazionali di Massoud gli hanno proposto di fare proprio come fecero i talebani nel 2001, subito dopo l’invasione statunitense. Raggrupparsi e riorganizzarsi in Pakistan dove trovarono asilo e utilizzarono l’apparato militare locale per poi far ripartire l’offensiva tre anni.

Lo scontro tra Qatar ed Emirati Arabi

Sarà quindi necessario del tempo alla resistenza per riorganizzarsi. Se da una parte questa situazione allontana la possibilità di un’ennesima guerra civile nel Paese dall’altro però apre comunque a scenari di instabilità per l’area. In particolare a preoccupare gli osservatori internazionali sono gli screzi tra Qatar ed Emirati Arabi. Il primo ha ospitato i negoziati tra i talebani e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Il secondo invece dà asilo all’ex presidente Ghani. Inoltre tra i due Paesi non corre buon sangue soprattutto per la situazione in Libia. Questo scontro tra fazioni potrebbe sfociare in una sorta di guerra per procura con due schieramenti contrapposti molto ricchi e con interessi contrastanti in tutto il Medio Oriente.

(Agi)

 

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