Battiston: “Musk porterà l’uomo su Marte. Ma per un viaggio così servirà l’energia nucleare”

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Il fisico ad Huffpost: “Il turismo spaziale non sarà solo per facoltosi miliardari. Lo spazio si avvicina”

 

È accaduto pochi giorni fa. Un razzo è decollato dal Kennedy Space Center in Florida per una missione di tre giorni in orbita intorno alla Terra: al suo interno un equipaggio di soli 4 civili, senza alcun astronauta professionista. È la prima volta che accade, l’ultimo capolavoro della Space X di Elon Musk, che ha dato così la sua risposta sul campo – per quanto tra i due le frecciatine su Twitter non manchino – al rivale Jeff Bezos. In questo luglio il miliardario proprietario della Blue Origin ha vissuto il suo “giorno più bello di sempre”. Ha varcato in prima persona i confini del cielo per inaugurare la nuova era del turismo spaziale: 5 minuti in orbita, a osservare la Terra dall’alto.

Raggiungere lo spazio non è più un sogno solo alla portata di pochi, destinato a rimanere desiderio irrealizzato nella maggior parte dei bambini che “da grande voglio fare l’astronauta”. Per raggiungere le stelle, non serviranno studi ed eccellenza, basteranno soldi. Virgin Galactic ha annunciato l’inizio delle operazioni commerciali regolari per l’inizio del 2022. 600 biglietti sono già stati venduti con costi che si aggirano tra i 200mila e i 250mila dollari ciascuno. La Space Perspective, startup londinese che punta a portare i viaggiatori nella stratosfera in un modo diverso dai competitors, per 125mila dollari a persona offre un posto in una capsula lanciata fino a 30 km dal suolo: i 300 posti disponibili per il 2024 sono stati tutti venduti.

Al momento si tratta di prezzi proibitivi per la maggior parte delle persone, ma lo spazio è sempre più a portata di mano e in futuro potrebbe avvicinarsi ulteriormente. Come si evolveranno le cose? Lo abbiamo chiesto a Roberto Battiston, fisico dell’Università di Trento e già presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, che di questi argomenti parlerà anche al Festival dell’Innovazione e della Scienza, a Settimo Torinese dal 9 al 16 ottobre.

Professor Battiston, parliamo di turismo spaziale. Attualmente non è alla portata di tutti. Verso dove stiamo andando? Questi prezzi si abbasseranno?

Si sta organizzando un’offerta di lanci che parte dalla rapida esplorazione di pochi minuti, arrivando ad orbitare per qualche giorno. Il mercato non è così piccolo, potrebbe diventare a breve il principale nel settore spaziale della new space economy. Il costo potrebbe diminuire, ma già con quelli attuali la quantità delle persone che potrebbe essere interessata non è piccolissimo. Per la maggior parte di noi si tratta adesso di cifre impossibili, ma basta pensare cosa è successo con il volo aereo: all’inizio i costi erano elevatissimi, ora si acquistano biglietti con poche decine di euro. Una abbattimento dei costi è dovuto anche all’utillizzo di sistemi recuperabili. Fino a pochi anni fa ogni razzo doveva essere buttato via dopo il lancio. Ora Musk, Branson e Bezos usano sistemi recuperabili, non si butta via niente. Tornati a terra si può ripartire. Cambia decisamente l’impatto economico.

Le esplorazioni di Mask, Bezos, Branson stanno un po’ riaccendendo il sogno dello spazio? Quest’anno al bando Esa hanno aderito in 22mila, il quadruplo rispetto a quello precedente.

Senza dubbio. È interessante anche notare che il bando dell’Esa prevede dei posti riservati ai disabili. Una disabilità sulla Terra può non essere un problema nello spazio. Lo spazio dei privati oggi fa più rumore dello spazio della scienza.

È realistico pensare che il sogno di Musk di portare la gente su Marte possa realizzarsi. Se sì, con che tempistiche?

Musk ha sorpreso tutti nel realizzare ciò che annunciava, talvolta in tempi ancora più brevi di quelli previsti. Lo sviluppo dei razzi recuperabili è stato un suo grande capolavoro. Quello che ha annunciato su Marte io credo lo farà. Lo ha dimostrato nei fatti: mantiene le promesse. Si è circondato di un team di ingegneri motivati e competenti che negli ultimi anni non hanno sbagliato un colpo.

Lo spazio ci appare distante, l’esplorazione è qualcosa che affascina, ma non ci riguarda in prima persona. Eppure c’è una ripercussione anche nelle nostre vite?

Certamente ora siamo molto affascinati da queste storie che riguardano poche persone molto facoltose, ma questo è il punto d’arrivo di uno spazio che da più di 60 anni ha fornito alla società possibilità di sognare, di esplorare, di fare studi scientifici, scoperte importanti sull’universo. Ma anche applicazioni che ormai sono parte integrante della nostra esperienza quotidiana. Quando noi ci spostiamo con il Gps e con Galileo, usiamo un servizio fondamentale di navigazione satellitare, dovuto ad una trentina di satelliti che riescono a mandarci un segnale che il nostro cellulare interpreta e trasforma in posizione. Solo questo dimostra quanto lo spazio sia presente quotidianamente nelle nostre tasche, nei nostri smartphone.

Questi sono gli aspetti positivi. C’è anche un lato oscuro dell’esplorazione spaziale?

Lo spazio è stato per molti anni un luogo legato all’esplorazione, ma sin dall’inizio anche un luogo privilegiato di osservazione, opportunità sfruttata per sia per applicazioni civili che militari: basta pensare ai satelliti spia. Ci sono regole internazionali che vietano di mettere in orbita armi nucleari, ma oggi nel tumultuoso sviluppo degli aspetti economici si è anche sviluppata una dimensione dello spazio militare più marcata e organica, in particolare nei paesi più sviluppati in questo settore. L’escalation dei rapporti fra le grandi potenze ha portato allo sviluppo di metodi per distruggere, o bloccare satelliti di altri paesi. Proteggere i propri satelliti e minacciare gli altri è un tema che sta raccogliendo sempre più attenzione, un domani questo potrebbe dar vita a conflitti.

Si parla molto di new space economy

Negli anni 2000, quando è esploso il web, è avvenuta la rivoluzione della new economy: il nostro modo di vivere in 20 anni è cambiato completamente, grazie agli strumenti che ci ha fornito. Attualmente stiamo assistendo alla rivoluzione della new space economy. Lo spazio offre un punto d’osservazione privilegiato, che il web non può dare. Ciò che è visibile dai satelliti è diventato un dato essenziale, ci ha fornito strumenti che utilizziamo tutti i giorni. L’applicazione sullo smartphone spesso costa pochi euro, alle volte è persino gratuita, ma dietro c’è un meccanismo di mercato che ha permesso di fornire servizi innovativi a un numero crescente di persone per costi bassissimi generando però molta ricchezza.

Le informazioni fornite dallo spazio hanno un valore economico.

La new space economy crescerà vorticosamente nei prossimi anni. Attualmente abbiamo un volume di attività economica spaziale che si attesta intorno ai 360 miliardi di euro all’anno, ma, secondo alcune proiezioni, alla fine degli anni ‘30 questo valore potrebbe decuplicare. È un po’ quello che è successo negli anni 2000 col il boom delle dot-com.

Dove ci spingeremo in futuro e qual è il principale problema tecnico da affrontare?

Per andare su Marte non solo occorre avere razzi potenti, ma bisogna affrontare un viaggio di 6 mesi denso di pericoli. Ritengo che l’unico modo realistico per fare questo passo sarà dotarsi di nuove tecnologie e di energia nucleare. È l’unica possibilità che abbiamo, per affrontare un viaggio così lungo senza potersi portare dietro scorte adeguate di combustibile tradizionale. Serve molta energia per andare nello spazio profondo e creare una base marziana: questo aspetto sta diventando la grande sfida per le missioni umane nello spazio profondo. America, Russia e Cina ci stanno già lavorando da tempo e l’Europa non deve stare a guardare.

 

 

(Huffpost)

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