V Canto dell’Inferno della Divina Commedia, quello di Paolo e Francesca.

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Qualche anno fa, in terzo liceo, ho ricevuto un dono inestimabile: per le vacanze di Natale la prof ci chiese di imparare a memoria un Canto della Divina Commedia, il V dell’Inferno per la precisione, quello di Paolo e Francesca.

Forse in quel momento l’abbiamo tutti maledetta la Quagliarini, ma poi abbiamo subito capito quale regalo ci avesse fatto. Quel canto, quei versi, li porto da sempre con me “così discesi del cerchio primaio giù nel secondo…” (così come ho sempre dietro una piccola copia della Commedia).

Oggi è una data importantissima per la nostra storia: 700 anni fa moriva Dante Alighieri (o, come direbbe la mia prof, il suo corpo, perché la sua Anima è ancora viva e vegeta).

Ho moltissimi ricordi legati ai suoi versi, mio padre che da bambino mi recitava il canto di Ulisse, nonno Vezio (un nonno acquisito) che declamava le terzine a memoria come tutti i Toscani di quell’età, indipendetemente dagli studi fatti.

Dante è di fatto parte del nostro Patrimonio e della nostra Identità. Dante è colui che ha inventato la lingua italiana, così come noi la parliamo oggi. È il primo intellettuale che ha immaginato un’Italia unita, almeno dal punto di vista linguistico. Insomma una delle cose che ci rendono profondamente orgogliosi di essere figli di questa Italia.

Ma quando si riceve un regalo, il bello è poterlo condividere. Per questo il mio augurio, oggi, in questo anniversario, è che ognuno di noi, prima della fine dell’anno dantesco, legga (o magari impari a memoria) almeno uno dei cento canti della Divina Commedia. Diciamolo ai più piccoli, ai nostri figli, facciamo loro questo dono inestimabile. Proprio come noi lo abbiamo ricevuto dalla Quagliarini.

Qualcuno ha detto che è la bellezza, in fin dei conti, l’unica cosa che potrà salvarci. O forse sarà proprio l’amor che move il sole e l’altre stelle.

Grazie prof, grazie Dante,

Alessio Pascucci.

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