D’Alema: “Definire i talebani terroristi è una stupidaggine”

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Intervista all’ex premier sul Domani. “La democrazia non si esporta, la risposta occidentale all’attacco delle Twin Towers è stata un fallimento”.

 

In un’intervista a quotidiano Domani, l’ex premier e segretario dei democratici di sinistra Massimo D’Alema dice che “la risposta occidentale all’attacco terroristico delle Twin Towers aveva un contenuto militare, che ha ottenuto qualche risultato.
Ma aveva soprattutto un forte disegno politico-culturale: l’idea che attraverso l’espansione della democrazia nel mondo islamico si sarebbero costruiti anticorpi in grado di debellare il fondamentalismo antioccidentale e il terrorismo. Questo progetto è fallito”. Ma soprattutto “non solo con le armi, è fallita l’idea che la democrazia si possa esportare” e “sono fallite anche le primavere arabe, che era l’espansione della democrazia sull’onda di un movimento popolare. L’omologazione culturale non funziona”.

Poi D’Alema sottolinea il fatto che “l’attentato alle Twin Towers non fu opera dei Talebani ma di una élite araba, per lo più saudita, che era finita sulle montagne dell’Afghanistan perché lì l’avevano portata gli americani, che avevano favorito la creazione di un movimento di volontari islamici per combattere contro i sovietici” quindi “la preparazione politico-militare del campo fondamentalista dunque è stata fatta dall’occidente, perché i fondamentalisti erano i principali alleati in chiave anticomunista e antisocialista araba”. Sostiene anche l’ex premier che “i Talebani sono un movimento fondamentalista, violento e intollerabile per i comportamenti contro le donne e contro le minoranze, ma credo sia sbagliato definirli un gruppo terrorista. L’Isis è un gruppo terrorista, i Talebani sono un movimento politico, come Hezbollah e Hamas. Definirli terroristi è una stupidaggine”, tant’ che “gli americani parlano con i Talebani ininterrottamente dal 2018″. Conclude D’Alema: “E’ ovvio che lo si debba fare anche per evitare una catastrofe umanitaria e per cercare di esercitare il massimo di condizionamento possibile.
Solo da noi si poteva sviluppare un dibattito surreale come quello sulle parole di Giuseppe Conte. Il vero problema è come parlare con i Talebani senza che questo significhi un riconoscimento formale della legittimità del loro governo”.

(Huffpost)

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