Messico, la Corte Suprema: “Mai più una donna in prigione per aver abortito” 

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Sino a qualche ora fa, nella quasi totalità del Messico l’aborto era un crimine: da 1 a 3 anni di reclusione la condanna per la fattispecie di reato.

La competenza sulla questione è locale e solo in 4 Stati del Paese – Città del Messico, Oaxaca, Hidalgo e Veracruz – l’aborto era depenalizzato (aborto legale fino alla 12esima settimana di gestazione).

Con una sentenza storica, la Corte Suprema ha ordinato allo Stato settentrionale di Coahuila di rimuovere le sanzioni per le interruzioni di gravidanza dal suo codice penale.

I giudici del plenum hanno cassato all’unanimità l’articolo 196 del codice penale dello Stato di Coahuila, che fissava i termini della detenzione per “la donna che pratica volontariamente il suo aborto o alla persona che la fa abortire con il suo consenso”.

“D’ora in poi non sarà possibile, senza violare i criteri della corte e della Costituzione, perseguire qualsiasi donna che abbia un aborto nei casi che sono stati considerati validi da questa corte costituzionale”, scandisce Arturo Zaldívar, presidente della Corte Suprema.

Nel tweet del magistrato: “Giornata storica per tutte le donne, soprattutto per le più vulnerabili. Si conclude con l’ingiusta criminalizzazione: mai più una donna in prigione per aver esercitato i suoi diritti. Un abbraccio a tutte quelle che con la loro lotta di anni hanno reso questo possibile“.

La decisione rappresenta un precedente importante perché non delibera solamente per il codice penale dello Stato di Coahuila, ma definisce un iter vincolante per tutti i tribunali messicani.
La Corte stabilisce infatti dei “criteri obbligatori per tutti i giudici del Paese”, imponendo loro una condotta generale da seguire.

Nei giorni scorsi la Conferenza episcopale messicana (Cem) aveva sollecitato un diverso pronunciamento, sottolinenando l’importanza di riconoscere la dignità dell’essere umano in tutte le tappe della sua vita. “Benedetti coloro che operano per difendere la vita in tutte le sue espressioni”, aveva detto il segretario generale della Cem, mons. Alfredo Miranda.

La ‘rivoluzione messicana’ arriva una settimana dopo l’entrata in vigore di una legge del Texas che proibisce l’aborto dal momento in cui i medici possono rilevare l’attività cardiaca nel feto.
La nuova apertura della Corte potrebbe dunque stimolare le donne texane, che voglio abortire legalmente, ad attraversare la frontiera con il Messico.

(Euronews)

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