Al Festival di Todi un’amicizia che si trasforma in mostra

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Le opere di Arnaldo Pomodoro adornano la città Umbra, quelle di Beverly Pepper sono ospitate nella sala del Palazzo Comunale. Così si ricorda il loro primo incontro avvenuto al Festival di Spoleto 60 anni fa

 

“Arnaldo Pomodoro Beverly Pepper Walking in art”. Una grande amicizia che diventa mostra. Il Festival delle Arti di Todi ha iniziato così la sua kermesse: con una mostra d’arte che accende i riflettori sulle creazioni di Arnaldo Pomodoro. Walking in art: camminando nell’arte.

Dopo sessant’anni dal loro primo incontro al Festival dei due Mondi a Spoleto, i due artisti si rincontrano artisticamente a Todi con tre progetti.
La mostra “Labyr-Into” nella Sala delle Pietre del Palazzo Comunale, curata da Francesca Valente. La mostra “Arnaldo, Beverly e l’Umbria – Una storia per immagini”, presso la Sala dei Portici, e “Dear Umbria”, un progetto nato dalla collaborazione tra le due fondazioni per promuovere un itinerario artistico contemporaneo che coinvolge altre città dell’Umbria: Spoleto, Torgiano, Bevagna, Assisi e Gubbio.

La Fondazione Beverly Pepper, dopo aver creato un parco unico al mondo con le sculture della famosa scultrice statunitense, ha trovato nella Fondazione Arnaldo Pomodoro una missione condivisa: portare nelle cittadine umbre la scultura che troveremmo nei musei o nelle collezioni private.

Grazie allo spirito di accoglienza del sindaco di Todi, Antonino Ruggiano, Le Stele di Arnaldo Pomodoro, sculture di sette metri realizzate in bronzo con la tecnica a cera persa, dialogano con la facciata romanica del Duomo della Santissima Annunziata, nel centro della medievale piazza del Popolo.

Nei Giardini Oberdan si levano invece cinque possenti Scettri, una mise en scène che resterà a Todi anche quando calerà il sipario su questa nuova edizione del festival.

Il presidente della Fondazione Progetti Beverly Pepper, Michele Ciribifera, assistente di Pepper per 30 anni, sottolinea un altro aspetto di questa iniziativa: un aiuto fattivo all’economia della Regione, dato dalle sue bellezze artistiche antiche e moderne. Un modo nuovo per contribuire alla rinascita dell’Umbria dopo l’esperienza pandemica.
“Abbiamo riscontrato – spiega Ciribifera – che nel primo anno dell’operazione della Fondazione Beverly, a Todi si è registrato un aumento del turismo del 30 percento. La volontà di Beverly di rendere la città aperta a un turismo internazionale, si sta avverando. Con questa operazione stiamo portando turismo ed economia. La cultura, in ogni sua forma, è soprattutto economia. Nel mondo queste operazioni si fanno da anni. A Todi abbiamo sperimentato che è un progetto vincente. Nel tempo si crea un indotto, come nel nostro caso, che nel 2019 è stato pari a un milione e mezzo di euro. Per una cittadina come Todi è un successo.

“Arnaldo Pomodoro Beverly Pepper Walking in art”: Questo è sia lo spirito della mostra, che il testamento di Beverly – continua Ciribifera. “Camminando nell’arte” in città storiche che sono musei a cielo aperto.
Ma la collaborazione tra il Todi Festival e Arnaldo Pomodoro – spiega – va oltre le installazioni. Suo il logo della rassegna e dedicata a lui la mostra “Labyr-Into”. È un racconto dell’opera di Arnaldo Pomodoro “Ingresso nel labirinto”, un’installazione di circa 170 mq collocata nei sotterranei delle ex acciaierie Riva Calzoni di Milano. Attraverso due postazioni Gear VR i visitatori possono entrare in modo virtuale nell’opera grazie alla tecnologia immersiva, in un’esperienza multisensoriale di grande coinvolgimento. La Sala delle Pietre ospita anche il grande “Osso di seppia” in fiberglass, le fotografie scattate da Dario Tettamanzi e il video della performance O Labirinto recitato da Federica Fracassi”.

O Labirinto – racconta l’attrice Federica Fracassi – è un progetto che ho realizzato nel 2010 con versi appositamente scritti da Aldo Nove. Avevo già lavorato con Arnaldo come performer in un melologo dove ero una Persefone viaggiatrice che ritornava dalle viscere della terra e scalavo un cono imponente realizzato dallo scultore. È stata un’esperienza fisica intensa per il rischio di cadere e lacerarsi. Il lavoro performativo in O Labirinto è stato più accogliente, protetta in questo luogo misterioso formato da un dedalo di vie delle quali non si conosce la fine. È un tema comune a diverse opere di Arnaldo: tracciati archetipici che ci appartengono, ci condizionano, ma dei quali non conosciamo l’entrata né l’uscita.

(Globalist)

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