Da Pelle a Morabito, in 10 anni arrestati 132 latitanti pericolosi

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Report del Viminale: attualmente sono 6 gli ‘inafferrabili’, tra questi, anche Messina Denaro, Mesina e Cubeddu

Dal 2010 al 2020 sono stati assicurati alla giustizia 22 latitanti di massima pericolosità (di cui 17 arrestati in Italia: 10 affiliati alla camorra, 7 alla ‘ndrangheta, 3 a Cosa nostra e due alla mafia pugliese) e 110 latitanti pericolosi (di cui 69 in Italia). Tra i restanti, localizzati in Paesi europei ed extraeuropei, spiccano gli arresti nell’ultimo anno di due esponenti di rilievo della ‘ndrangheta, Francesco Pelle e Rocco Morabito, entrambi inseriti nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità. Sono alcuni dei dati contenuti nel report curato dalla direzione centrale della Polizia criminale “Latitanti di massima pericolosità e pericolosi”, sintesi del lavoro svolto dal Gruppo integrato interforze per la ricerca dei latitanti (G.I.I.R.L.).

Il Gruppo nei dieci anni in questione ha provveduto ad inserire negli elenchi 97 latitanti di cui 9 classificati di massima pericolosità (5 affiliati alla ‘ndrangheta, 2 alla camorra e 2 alla criminalità pugliese), 88 pericolosi (33 appartenenti alla ‘ndrangheta, 31 alla camorra, 5 a cosa nostra e 19 responsabili di “gravi delitti”). Attualmente, nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità sono presenti 6 nomi: 2 appartenenti a Cosa nostra (Matteo Messina Denaro e Giovanni Motisi), 2 alla camorra (Renato Cinquegranella e Raffaele Imperiale) e 2 responsabili di “gravi delitti” (Attilio Cubeddu e Graziano Mesina). Per quanto riguarda, infine, i latitanti pericolosi, l’elenco include, attualmente, 62 soggetti, di cui 18 affiliati alla ‘ndrangheta, 3 alla camorra, 4 alla criminalità pugliese, 2 a cosa nostra, 2 all’area dei sequestri di persona e 33 responsabili di “gravi delitti”.

“L’organismo – spiega il sito del Viminale – rappresenta una best practice italiana con compiti di raccogliere, analizzare e sintetizzare le informazioni sul grado di pericolosità dei soggetti”. E’ presieduto dal vice capo della Polizia, Vittorio Rizzi, e composto dai rappresentanti dei comandi generali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di finanza, della Direzione investigativa antimafia, della direzione centrale per i Servizi Antidroga e della direzione centrale Anticrimine della Polizia di Stato, oltre che dell’Aisi e dell’Aise, con il coordinamento del Servizio analisi criminale della Criminalpol.

Nel febbraio 2020, la composizione del Gruppo è stata ulteriormente ampliata con la partecipazione degli esperti del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia dislocati in oltre 60 Paesi del mondo. Una dimensione internazionale ulteriormente rafforzata con l’avvio, nel luglio 2020, del progetto I-CAN “Interpol Cooperation against ‘ndrangheta”, per accrescere la cooperazione tra le Polizie degli 11 Paesi aderenti, oltre all’Italia.

(Agi)

 

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