Ladispoli: mensa o palestra?

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È stato postato sui social prima un capzioso questionario che chiede chi abbia ragione fra me e il sindaco di Ladispoli relativamente all’uso della palestra della “Melone” come refettorio scolastico poi una raccolta firma per avere un tavolo tecnico fra Comune e Scuola.

Occorre premettere che per votare un “preferito” occorre prima conoscere il tema in questione altrimenti si fa semplicemente tifoseria da stadio e su questo i tirapiedi di certi politici hanno già dimostrato la loro potenza inversamente proporzionale alla loro capacità di raziocinio e di conoscenza della lingua italiana.

Cerchiamo di chiarire la situazione.

Innanzitutto la decisione di usare la palestra come mensa non è stata del “dirigente scolastico”, come riportato nel questionario, ma del sindaco il quale, pur di non ammettere un altro degli errori marchiani della sua assessora e fare retromarcia restituendo ai bambini l’uso del polifunzionale, chiese al nuovo assessore (il quale la mattina aveva escluso questa possibilità) di convocarmi a mezzogiorno per organizzare i turni di mensa in palestra. Fino ad allora il “dirigente scolastico” citato aveva chiesto l’uso della sala polifunzionale e non della palestra, proprio per non disturbare le attività delle ASD, ed aveva addirittura fatto svolgere 3 giorni di pic nic per consentire un minimo di socializzazione in attesa di una risposta dal Sindaco.

C’è da dire che fra un assessore che dichiara che avendo lui vinto le elezioni tutti gli altri devono tacere, un’altra che afferma “il teatro Vannini resta teatro e basta!” ed altri assessori che parlano di prematurità l’affrontare il problema mensa dei bambini a meno di 15 giorni dall’inizio dell’anno scolastico, c’è da chiedersi come venga governata una città importante come Ladispoli, che credo meriti molto di più.

Per coloro i quali non conoscono i prodromi della questione occorre ricordare che la sala polifunzionale è un locale costruito come refettorio da una ditta di refezione, a proprie spese, entro il recinto scolastico, in cambio di un contratto trentennale di gestione dei pasti per le Scuole di Ladispoli ed usato fin dalla sua costruzione come mensa. Chi non avesse tempo, per verificare i documenti in possesso del Comune che attestano la veridicità di quanto affermo, può comunque arrivare da solo a rispondere alla domanda su quale possa essere il motivo per il quale sia stata realizzata la sala da una ditta di refezione entro un recinto scolastico.

Il motivo per cui questa ora venga chiamato pomposamente “teatro” (probabilmente solo da chi, forse, a teatro non ci è mai stato visto che la sala polifunzionale non ha camerini, luci, oscurabilità, sipario, quinte … insomma nulla di tutto ciò che serve ad un vero teatro) vorrei mi fosse oscuro, ma temo di conoscerne il motivo.

Insomma, l’avere tolto la sala polifunzionale ai bambini è il motivo dell’uso della palestra come refettorio e chiunque abbia in uso un po’ di cervello e non sia in malafede riesce tranquillamente a connettere i due eventi. Chi o che cosa spinga l’autore del questionario a pretendere di avere in uso personale la palestra della Scuola cancellando il diritto dei bambini della Scuola a mangiare in un posto sicuro, vorrei mi fosse oscuro, ma anche qui temo di conoscerne il motivo.

Che l’autore del questionario ritenga che 300 bambini possono tranquillamente infettarsi non potendo mantenere le distanze di sicurezza per far giocare pochi iscritti ad una ASD è evidente. Abbiamo, infatti, già avuto modo di osservare che a Ladispoli, per certi assessori, i bambini sono tutti uguali, ma alcuni sono più uguali di altri. L’autore del questionario evidentemente crede che sia giusto che i bambini possano mangiare in aula, ovviamente senza fiatare e senza voltarsi, come dei reclusi in carcere punitivo. A questo pseudo fautore del “mens sana in corpore sano” evidentemente dà fastidio che l’uso della palestra (garantendo in tal modo il mantenimento della distanza di due metri interpersonale durante il pranzo) abbia permesso di non diffondere infezioni, pur consentendo “addirittura” di far parlare fra loro i bambini guardandosi senza indossare la mascherina.

Ho paura che, visto che io percepisco uno stipendio da statale e quindi non traggo alcun vantaggio dal fatto che i bambini affidati alla “Melone” siano garantiti o meno nei loro diritti (se lo faccio è solo per amor loro e per deontologia professionale), forse sia qualcun altro che stia difendendo a testa bassa propri vantaggi. Ho infatti già chiarito più volte, quasi sia un possibile reato, che non penso proprio a candidarmi a Ladispoli (né esistono pazzi che mi chiederebbero di farlo) ma, al contrario di questi amministratori che invece appartengono a partiti ben precisi, il mio “partito” sono i bambini e mio dovere è difenderli dai soprusi e garantirne i diritti.

Riccardo Agresti

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