La bellezza come vaccino a Tolfa

361

di Ludovica Di Pietrantonio

Il 6, 7 e 8 agosto è andata in scena TolfArte, il festival internazionale dell’arte di strada e dell’artigianato artistico. Serate strampalate dall’atmosfera magica con le vie del borgo affollate all’inverosimile da sognatori indomiti di tutte le età: un caleidoscopio di musica e colori che hanno trasformato i caratteristici palazzi storici e ogni suggestivo scorcio del centro in un Paese dei Balocchi di collodiana memoria. Trampolieri che si fanno largo nello stupore e nell’entusiasmo di una fiumana umana persa nelle degustazioni dei prodotti locali e affaccendata a scegliere tra le centinaia di proposte artigianali esposte negli spostamenti tra le più diverse esibizioni sparse qua e là. Serate di sogni e dimenticanza, serenità e spontaneità che abbattono le differenze e uniscono i propositi, ridefinendo i confini tra le speranze e le illusioni. Appunto illusioni, perché tutto quello che è sempre stato TolfArte, il Covid non lo ha permesso nemmeno quest’anno. Ma le iniziative di pregio hanno il potere di perpetuarsi, infondendo raziocinio al coraggio senza privare i sogni del loro potere catartico; così la XVII edizione della manifestazione si è comunque realizzata sebbene con l’adozione di criteri necessari di contenimento e diluizione, trovando una risposta encomiabile tra i partecipanti, dimostratisi disciplinati e comprensivi. Ecco l’arte, dunque: saper adattare l’ispirazione alle contingenze senza defraudare l’opera del suo potere estasiante. D’altronde sognare si può sempre e comunque e i tratteggi del sogno dipendono dalla predisposizione dell’animo: una grande nave volante ha navigato nei cieli di Tolfa al cospetto del Palazzo Comunale illuminato dal tricolore, rapendo con colori e luci gli spettatori presenti e portandoli in un viaggio fatto di bellezza, di allegria e soprattutto di quella tanto agognata spensieratezza. Quelle luci e quei colori hanno liberato nel cielo di Tolfa un’energia contagiosa, che ha unito, seppur nella distanza e nelle limitazioni, tutte le persone presenti, portandole a credere che, nonostante tutti i nonostante, è la bellezza che ci salva dalle ferite del mondo. E ancora, bolle di sapone librate nell’aria a ricordare che attraverso la leggerezza si può arrivare in alto, seppur per pochissimo tempo; l’inconsistenza di semplici bolle di sapone che non hanno paura della loro cagionevolezza ci ha indotto, nella seconda serata di TolfArte, a credere nei nostri sogni anche quando questi sono soltanto unione di elementi frangibili, come l’acqua e il sapone. Tante risate a Tolfa, prima con Giobbe Covatta, poi con Saverio Raimondo, perché il Covid ha nascosto i sorrisi, ma non è riuscito a spegnerli. E infine tanta musica a riempire gli splendidi palazzi storici e la villa comunale, note e suoni che amalgamandosi hanno creato armonia, che secondo il pitagorico Filolao, è ‘unità del molteplice composto’. Ognuno a Tolfa ha portato la sua musica, qualcuno l’ha lasciata volare nel cielo, altri invece l’hanno tenuta dentro di sé trasformandola in emozione. In mezzo a tutta questa musica, colori, suoni e silenzi, luci e ombre, sono riuscita a catturare anche le parole di gioia, soddisfazione e appagamento del primo cittadino di Tolfa, Luigi Landi, che ha dedicato qualche minuto del suo tempo di spensieratezza di quelle serate per rispondere a poche domande.

Dopo la XII edizione del Tolfa Jazz Festival che si conferma un successo in progress, lo scorso mercoledì 4 il concerto della Fanfara della Polizia di Stato che ha deliziato la serata nella villa comunale, eccoci alla XVII edizione di Tolfarte; a colpo d’occhio si intuisce che è una riconferma di gradimento e affluenza. Qual è la vera arte di Tolfa sindaco?
“La vera arte di Tolfa negli ultimi anni è stata la capacità di essere protagonisti a 360 gradi per quanto riguarda la cultura. Tolfarte rappresenta l’apice di tutte le iniziative che si svolgono nel nostro paese, poiché è un complesso variegato di situazioni artistiche che possono andare dall’arte circense, all’arte teatrale, a quella cabarettistica e musicale. Proprio in quest’ultima si delinea la peculiarità di Tolfa, in quanto non prendiamo cover ma soltanto artisti che fanno la propria musica. Andiamo alla ricerca di vere e proprie ‘chicche’ a livello artistico che rappresentano un vero e proprio unicum rispetto a tutto quello che si vede in giro”.

Tolfarte incarna la metafora che con la leggerezza, la spontaneità, l’allegria e un pizzico di coraggio si possono creare preziose atmosfere e realizzare cose apprezzabili; quanto si rispecchia in questo il suo lavoro, quello della sua amministrazione e soprattutto la encomiabile risposta disciplinata della comunità che lei rappresenta?
“La domanda è intelligente perché la nostra amministrazione si incunea tantissimo in quel concetto di leggerezza, ma soprattutto di voglia di essere protagonisti, regalando ai cittadini e al pubblico che viene, qualcosa per cui si possa star bene a Tolfa. Bisogna riconoscere alla nostra amministrazione la voglia di mantenere le tradizioni, di mantenere alto quello che è il valore storico della nostra cittadina. Noi siamo uno dei borghi più antichi d’Italia, con grande consistenza immobiliare, tanti monumenti e palazzi storici e soprattutto tradizioni che si compensano, però, con una visione di internazionalità”.

Tolfa continua a dimostrarsi molto attenta alle più diverse espressioni di cultura che abbracciano tradizione e rinnovamento e questo, come stiamo vedendo, ripaga in termini di apprezzamento. Ma quanto lavoro c’è dietro e, soprattutto, investire in cultura ricompensa in termini di investimento amministrativo?
“Assolutamente sì. Se lo si vede nel brevissimo tempo ovviamente no, ma noi in vent’anni siamo riusciti a tracciare un percorso in cui la cultura è al centro di tutte le iniziative, diventandone protagonista. Oggi attraverso la cultura riusciamo a fare turismo, commercio e soprattutto abbiamo elevato tantissimo l’immagine del paese, coniugando i nostri valori ad un’apertura mentale molto più concreta”.

Parole dense di soddisfazione, fatica, ambizioni ma soprattutto caparbietà. In un periodo in cui prevalgono limiti e restrizioni, Tolfa grida a gran voce la sua vitalità, permettendo alle persone di tornare e continuare a sorridere in maniera sicura e spensierata grazie a un vaccino fatto non solo di chimica, ma soprattutto di bellezza. Tolfa non ha smesso di crederci neanche quest’anno, perché ha dalla sua parte una convinzione importante: l’arte non accetta limitazioni, riesce ad unire anche rimanendo distanti e riesce a vincere su tutto, sempre.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui