Viterbo, acqua. I sindaci danno il via libera alla cessione delle quote di Talete

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Ma prima si devono esprimere i Consigli comunali

Con nessun voto contrario e solo qualche astensione, nel corso di un’assemblea come sempre a ranghi ridotti (presente circa il 71% delle quote), i sindaci hanno dato via libera ieri mattina, martedì 27 luglio, all’ingresso dei privati in Talete.

O meglio: hanno dato mandato all’amministratore unico della spa, Salvatore Genova, di avviare le procedure per cedere il 40% delle quote a uno dei tre privati che hanno risposto alla manifestazione di interesse. Per questa operazione l’aumento di capitale previsto è di oltre 4 milioni di euro. Genova custodisce i nomi della terna come il terzo segreto di Fatima, ma uno di essi è invece il segreto di Pulcinella: si tratta di Acea, la multiiutility capitolina di cui il Campidoglio è azionista di maggioranza, che a Viterbo viene evocata, come il diavolo o come il salvatore a seconda dei punti di vista, da quando il “carrozzone” di via Romiti ha iniziato a sbandare.

Finché però i Consigli comunali di tutti i Comuni non avranno deliberato la modifica della convenzione di cooperazione, che attualmente prevede una società interamente pubblica per la gestione del servizio idrico, Genova non potrà cedere alcunché. Questo ormai è chiaro a tutti, e lo ha chiarito anche il prefetto in una lettera ai vertici della spa e dell’Ato, dopo che era stato chiamato in causa dal comitato Non ce la beviamo. Ma che i Consigli comunali si esprimano favorevolmente è però tutto da vedere. Tanto più che l’assessora regionale alla transizione ecologica, la grillina Roberta Lombardi, ha aperto un dialogo con gli stessi comitati per l’acqua pubblica e si è finora espressa sempre contro la privatizzazione.
La cessione del 40% delle quote non era però ieri l’unico punto all’ordine del giorno dell’assemblea dei soci, che hanno approvato anche il bilancio 2020 – “che chiude in positivo ma si trascina dietro le note difficoltà gestionali” spiega la spa in una nota – e il piano operativo annuale 2021, “che potrà garantire, con l’arrivo degli auspicati finanziamenti, la prosecuzione del piano degli investimenti”.

 

Nel dettaglio i numeri ai sindaci li ha forniti l’amministratore unico. Nel 2021 il margine operativo lordo previsto è di 5 milioni e 800 mila euro, che scendono a 1,7 milioni con gli ammortamenti e accantonamenti. Al netto delle componenti finanziarie e delle imposte si arriva a 303 mila euro; 119 mila euro in più rispetto ai 183.314 euro con cui si è chiuso il 2020. Il budget 2021 prevede ricavi per 41 milioni di euro, con un incremento di 3 milioni e 400 mila euro rispetto all’anno scorso (+9%). Crescono però anche i costi, del 6,56%. Trentacinque milioni di euro dovrebbero entrare dalle bollette mentre altri 5,5 milioni, secondo stime probabilmente ottimistiche, dal recupero della morosità. Le uscite previste ammontano invece a 33 milioni di euro. La possibilità di fare investimenti si gioca tutta, oltre che sul recupero dell’evasione, sull’accesso al famoso fondo perequativo dell’Arera, al quale evidentemente Genova spera ancora di poter attingere: la somma inserita nel budget 2021 è di 6 milioni e 300 mila euro. Secondo Ghinassi, sindaco di Acquapendente “Vediamo se il piano del 2021 si realizzerà e se Talete avrà accesso al fondo perequativo. Poi faremo tutte le valutazioni del caso”. 

 

(CORRIERE DI VITERBO)

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