Le bolle proteiche scoppiano come fiori che sbocciano

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La scoperta è importante per combatterle nell’industria petrolifera e farmaceutica, si spera di imparare come ridurne la generazione e lo scoppio

Le bolle proteiche, un nemico comune dell’industria petrolifera, delle aziende farmaceutiche e dei produttori di bioreattori per la coltura cellulare, scoppiano come fiori che sbocciano. Ad effettuare questa particolare scoperta, fondamentale per risolvere i problemi di produzione e trasporto di vari liquidi, che la formazione di queste bolle e la loro rottura possono provocare, è stato un team internazionale di ricercatori guidato dall’Università di Stanford, in California. L’Italia è in prima linea nella battaglia a questo peculiare problema industriale con l’Università di Napoli coinvolta nello studio pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

Uno studio con l’Università di Napoli

Ispirata da questi problemi e dalla fisica sconcertante dietro le bolle, è nata una collaborazione scientifica internazionale. L’ingegnere chimico della Stanford University Gerald Fuller insieme ai suoi studenti di dottorato Aadithya Kannan e Vinny Chandran Suja, nonché al dottorando in visita Daniele Tammaro dell’Università di Napoli, si sono uniti per studiare come scoppiano i diversi tipi di bolle. “Ciò che mi colpisce davvero è che anche dopo tutti questi anni di ricerca, la fisica delle bolle continua a sorprenderci con fenomeni inaspettatamente belli”, ha detto Suja. “Con i nostri occhi non è possibile vedere come si apre il buco quando scoppia una bolla, quindi vediamo solo una bolla che svanisce”, ha osservato Tammaro.

La viscoelasticità

Le bolle possono scoppiare in vari modi, a seconda delle loro proprietà fisiche e chimiche. Una proprietà importante è chiamata viscoelasticità. “La maggior parte dei materiali che ci circondano in realtà non sono perfettamente liquidi come l’acqua o l’olio d’oliva. Non sono nemmeno perfettamente elastici, come una gomma da matita. Sono da qualche parte nel mezzo”, ha spiegato Fuller, professore di ingegneria chimica alla Stanford University, che ha co-diretto lo studio con il professor Pier Luca Maffettone dell’Università di Napoli. Studiando la formazione e lo scoppio delle bolle, il team spera di imparare alla fine come ridurre la generazione e lo scoppio di bolle nelle applicazioni del mondo reale. I ricercatori prevedono che le loro scoperte avranno applicazioni e ricadute in campi dalla medicina e la produzione di vaccini al trasporto del petrolio.

(Agi)

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