Il Papa benedice gli anziani: sono una risorsa, non uno scarto

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Le parole del Pontefice sono state pronunciate da monsignor Rino Fisichella che ha presieduto al suo posto (Francesco è ancora convalescente dopo l’intervento chirurgico al colon del 4 luglio scorso) la celebrazione della messa in Vaticano

che ha visto la partecipazione di circa 2.000 persone della Diocesi e di associazioni impegnate nella pastorale della terza età. Presenti anche un centinaio di anziani usciti per la prima volta dalle strutture residenziali in cui vivono dopo più di un anno di isolamento

“I nonni e gli anziani non sono degli avanzi di vita, degli scarti da buttare”. Papa Francesco, nella prima Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, istituita da lui, nella quarta domenica di luglio, in prossimità della festa dei Santi Gioacchino e Anna, i nonni di Gesù, ritorna a puntualizzare il pericolo di una “cultura dello scarto” ed esorta a una “nuova alleanza tra giovani e anziani” perché “spesso, nelle nostre società, abbiamo consegnato la vita all’idea che ‘ognuno pensa per sé’. Ma questo uccide!”.

Le parole del Pontefice sono state pronunciate da monsignor Rino Fisichella che ha presieduto al suo posto (Francesco è ancora convalescente dopo l’intervento chirurgico al colon del 4 luglio scorso) la celebrazione della messa in Vaticano che ha visto la partecipazione di circa 2.000 persone della Diocesi e di associazioni impegnate nella pastorale della terza età. Presenti anche un centinaio di anziani usciti per la prima volta dalle strutture residenziali in cui vivono dopo più di un anno di isolamento.

Francesco, paragonando lo sguardo di Gesù a quello dei nonni, sottolinea come i nonni “dopo una vita fatta di sacrifici, non sono stati indifferenti con noi o indaffarati senza di noi. Hanno avuto occhi attenti, colmi di tenerezza”. “Siamo passati tutti dalle ginocchia dei nonni, che ci hanno tenuti in braccio. Ed è anche grazie a questo amore che siamo diventati adulti”, scrive e confessa: “Soffro quando vedo una società che corre, indaffarata, indifferente, presa da troppe cose e incapace di fermarsi per rivolgere uno sguardo, un saluto, una carezza. Ho paura di una società nella quale siamo tutti una folla anonima e non siamo più capaci di alzare lo sguardo e riconoscerci”. Il suo invito è di non perdere “la memoria di cui gli anziani sono portatori, perché siamo figli di quella storia e senza radici appassiremo”, di non dimenticarsi di loro ma creare un’alleanza con loro, imparare “a fermarci, a riconoscerli, ad ascoltarli. Non scartiamoli mai” ma “custodiamoli nell’amore” perché “i nonni e gli anziani sono pane che nutre la nostra vita”. E se “impariamo a condividere con loro del tempo”, osserva, “ne usciremo migliori”.

Dopo la recita dell’Angelus Francesco ribadisce il concetto: “Senza il dialogo tra i giovani e i nonni, la storia non va avanti, la vita non va avanti: c’è bisogno di riprendere questo, è una sfida per la nostra cultura. I nonni hanno diritto a sognare guardando i giovani, e i giovani hanno diritto al coraggio della profezia prendendo la linfa dai nonni”. “I nonni hanno la linfa della storia che sale e dà forza all’albero che cresce”. E invita ancora i giovani a incontrare i nonni e gli anziani. Questo “farà felici tutti”.

Sempre dopo la recita della preghiera mariana, Bergoglio esprime la sua vicinanza e solidarietà alle vittime delle inondazioni in Cina e ricorda l’apertura, a Tokyo, delle trentaduesime Olimpiadi. “In questo tempo di pandemia, questi Giochi siano un segno di speranza, un segno di fratellanza universale all’insegna del sano agonismo”, sottolinea.

(Agi)

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