Stefano Fassina (Sinistra per Roma): “La proposta di Giovanni Caudo negava la sinistra”

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“Ci è stato detto che il PD aveva affidato la responsabilità all’urbanista”, spiega l’esponente di Sinistra per Roma: “Ma con questi criteri è evidente che non si può fare un percorso insieme alla cosiddetta lista civica.”

“Siamo a buon punto nella costruzione di una proposta elettorale per la città”, spiega a Roma Today Stefano Fassina, già candidato sindaco, alle primarie, consigliere comunale e parlamentare: “Una proposta di sinistra plurale per portare avanti il cammino che negli ultimi 5 anni Sinistra per Roma ha svolto fuori e dentro il Campidoglio. Si è trattato di un cammino centrato sulle questioni sociali, a cominciare dal lavoro e dal contrasto alle disuguaglianze. Nei prossimi giorni presenteremo le proposte prioritarie e daremo forza a determinati temi con la lista al consiglio comunale e nei municipi”, spiega il parlamentare di LEU: “Ciò per noi significa rilanciare le aziende municipalizzate e porre il tema dell’internalizzazione di lavoratori e lavoratrici che vengono spesso sfruttati in modo indegno dagli appalti, penso a categorie come multiservizi e AEC. Ciò per noi significa costruire una politica per il diritto all’abitare che archivi il piano sgomberi della prefettura e al contempo proponga e attui un piano ERP a canone sociale. Infine vuol dire cancellare la delibera 140 del 2015 e approvare al contempo una delibera che riconosca l’uso sociale degli spazi comunali e in questo modo sostenga il lavoro e le attività svolte da centinaia di associazioni a Roma”.

Quale il nome della prossima formazione della sinistra per il Campidoglio? 

Ci stiamo lavorando in questi giorni. Il nome avrà come epicentro la parola sinistra che è il nostro tratto di identità; la declineremo in relazione all’ecologia, al lavoro, alla questione femminile, a una cultura socialista. Siamo fra quelli che non pensano che la parola sinistra sia un ferrovecchio da archiviare, siamo coloro che invece hanno visto come anche il Covid, oltre che la drammatica emergenza climatica, abbia rilevato una domanda di intervento pubblico da soddisfare in tutti i campi: dalla Sanità alle politiche industriali.

Lei è stato fra i primi a dare atto a Giovanni Caudo di “generosità” quando disse di non avere, da solo, le forze per la lista Caudo. Poi cosa è successo? 

Il Pd ha dato mandato a Giovanni Caudo di fare una proposta che sostanzialmente escludesse la riconoscibilità della sinistra. Quindi, rispetto alla convinta disponibilità manifestata a Giovanni subito dopo le primarie, di fronte alla sua traduzione del mandato ricevuto dal PD abbiamo dovuto amaramente prendere atto dell’indisponibilità a costruire un percorso unitario.

A suo modo di vedere dunque tutta questa vicenda parte dal PD. 

Ho partecipato a una riunione in cui è stato detto che il Partito Democratico aveva affidato questa responsabilità a Giovanni Caudo.

I problemi di gestione interna della lista, comunque, ci sarebbero stati nello schema Caudo e ci saranno in questa nuova formula che state costruendo. Come vi regolerete? 

In sincerità, per quanto mi riguarda non c’era questo problema. C’era invece l’impossibilità di dare un riconoscimento visibile alla sinistra. Noi siamo uomini e donne che orgogliosamente si propongono come persone di sinistra e nel momento in cui si riceve un mandato dal PD per negare visibilità a questa storia è evidente che diventa complicato fare un cammino insieme a Giovanni Caudo. La governance è un aspetto secondario, mentre comune era e rimane l’obiettivo di rinnovamento largo della classe dirigente. Ma di fronte alla condizione di negare riconoscibilità alla nostra identità non si può costruire un percorso unitario con chi rivendica, spesso senza fondamento, una purezza civica.

(RomaToday)

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