Roberto Cingolani: “La delusione M5s mi interessa poco, ho migliaia di posti di lavoro da salvare”

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Il ministro ha ribadito, serve una “transizione ecologica graduale. Nove anni per scongiurare un bagno di sangue”

Il ministro Roberto Cingolani ha replicato così, al Messaggero, a chi gli ha chiesto se si sia pentito di aver parlato di un rischio “bagno di sangue” legato alla transizione ecologica: “Non c’è proprio nulla di cui pentirsi”.

”È bene che tutti sappiano che trasformazioni così grandi mettono in discussione un intero sistema sociale: ecco perché, lo ribadisco – ha proseguito il ministro – per me è fondamentale che ci sia una protezione delle categorie più deboli, che non vengano danneggiate cioè decine di migliaia di persone che possono perdere il lavoro perché certe transizioni nell’industria si fanno in fretta. Ci sono 9 anni fino al 2030 per evitare che ciò accada e non posso pensare che ci sia qualcuno che non lo condivida”.
Cingolani è nel mirino del Movimento 5 stelle, che proprio della transizione ecologica fa una sua bandiera. I parlamentari pentastellati non hanno nascosto la delusione per l’operato del ministro.
Che ha replicato: “Francamente è un gioco che mi interessa molto poco. Io devo fare quello che mi ha chiesto il Governo Draghi e per il quale ho giurato di servire il mio Paese”.
E aggiunge: “Io mi occupo di tecniche, ho tanta nostalgia del mio lavoro ed è bene che uno come me stia lontano dai problemi politici”.
Il ministro afferma che “la transizione deve essere giusta e nessuno va lasciato indietro. Conciliare la sostenibilità con l’imperativo categorico dell’ambiente è la nostra missione, e sappiamo che sarà difficile”.
Tra le misure proposte da Cingolani, gli incentivi per la sostituzione del parco auto: “In Italia ci dovrebbero essere incentivi per incoraggiare i cittadini a sostituire le vecchie auto, perché ci sono 30 milioni di veicoli Euro 0, Euro 1 ed Euro 2, che sono molto inquinanti”. Altro fronte su cui insistere, l’alleggerimento delle bollette: “Quanto prima riusciremo ad aumentare la produzione dalle rinnovabili, tanto prima riusciremo a liberarci dai costi della Co2 prodotta”.

(Globalist)

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