L’Onu ha dichiarato illegale il blocco Usa contro Cuba: molti lo dimenticano

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Il 23 giugno l’Assemblea ha dichiarato a grande maggioranza l’illegalità dell’embargo: 184 hanno votato per la sua fine, tre si sono astenuti e solo Stati Uniti e Israele si sono opposti

 

Cuba è in fermento da giorni con proteste e manifestazioni contro il governo.
La comunità internazionale condanna ancora una volta il blocco economico statunitense contro Cuba, cominciato ormai oltre 60 anni fa. Una decisione maturata in risposta alla rivoluzione guidata da Fidel Castro, che nel tempo ha colpito la popolazione, in violazione dei diritti umani e del diritto internazionale.

La posizione delle Nazioni Unite 

L’Onu si è espressa in più occasioni sulla situazione nell’isola caraibica. L’ultima volta lo scorso 23 giugno, quando l’Assemblea ha dichiarato con una maggioranza schiacciante l’illegalità dell’embargo in corso: 184 hanno votato per la sua fine, tre si sono astenuti (Colombia, Ucraina ed Emirati Arabi Uniti) e solo due si sono opposti, Stati Uniti e Israele. Dal ’92 a oggi le Nazioni Unite si sono espresse nello stesso modo per ventinove volte.
L’embargo mirava a non fare entrare approvvigionamenti a Cuba ed è stato istituito nel bel mezzo della Guerra Fredda. Gli Usa hanno impedito da allora alle proprie aziende di fare affari con l’Avana, dietro minaccia di pesanti multe. Il sistema è stato costruito di fatto su un ricatto internazionale che ha coinvolto anche gli alleati di Washington: tutte le società straniere con interessi negli Stati Uniti avrebbero dovuto affrontare pressioni e sanzioni in caso di rottura dell’embargo.

La storia

Nel 1960, dopo che l’Avana aveva espropriato le proprietà di cittadini Usa sull’isola, gli Stati Uniti dichiararono l’embargo, assestando un duro colpo all’economia locale, che dipendeva per due terzi dai rapporti con Washington.

In un primo momento il blocco non riguardò cibo e farmaci, ma dal ’62 in poi la situazione precipitò: Kennedy approvò l’embargo totale, stretto ancora di più dalle leggi degli anni seguenti.
Qualche speranza era arrivata dalle progressive aperture messe in atto da Barack Obama tra il 2009 e il 2017, ma l’avvento di Donald Trump fece tornare di nuovo indietro la storia e Cuba fu considerata da allora un paese che sostiene il terrorismo.
Le conseguenze per la popolazione locale si sono fatte sentire a tutti i livelli: dai trasporti all’alimentazione, dall’istruzione alla sanità. Secondo stime del ministero dell’Agricoltura dell’Avana del 2016, per esempio, il settore aveva subito danni per 592 milioni di dollari. E poco meglio era andata al settore dei trasporti, che perdeva 520 milioni. A tutto questo va aggiunto, tra l’altro, la difficoltà nel reperire materiale per l’istruzione o tecnologie fabbricate spesso negli Usa. E’ gravissima è la situazione in ambito sanitario, dato che non è permesso di importare farmaci né dispositivi medici Made in Usa.

(Globalist)

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